WNBA: scaduto il contratto collettivo, free agency congelata

Scaduto il contratto collettivo della WNBA senza accordo tra lega e sindacato giocatrici. Free agency sospesa, trattative in stallo: al centro della disputa la condivisione dei ricavi e gli stipendi. Stagione 2026 nell’incertezza.

WNBA sindacato rottura accordo
Stagione 2026 incerta
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Il contratto collettivo della WNBA è scaduto venerdì sera senza che lega e sindacato riuscissero a trovare un accordo. La deadline del 9 gennaio è passata invano, aprendo una fase di stallo che blocca la free agency e lascia squadre e giocatrici nell’incertezza mentre le trattative proseguono.

Un momento cruciale per la lega

La mancata intesa arriva in un momento delicato per una competizione che ha vissuto una crescita straordinaria negli ultimi anni, con numeri mai visti in termini di pubblico, visibilità mediatica e valore commerciale. Eppure, proprio mentre la WNBA consolida la sua posizione nel panorama sportivo americano, emerge con forza il divario tra lega e atlete su questioni fondamentali: distribuzione dei ricavi e struttura salariale.

«Non arriveremo a un accordo entro domani, questo è certo», aveva dichiarato giovedì Breanna Stewart, stella delle New York Liberty e vicepresidente della WNBPA, prefigurando lo scenario che si è poi concretizzato. Le parti continuano a trattare, ma le distanze rimangono significative.

Con la scadenza del CBA, la lega è entrata in quella che il diritto del lavoro definisce fase di status quo: le condizioni di lavoro attuali restano temporaneamente in vigore mentre i negoziati vanno avanti. Per ora non si registrano né scioperi né lockout, ma entrambe le opzioni rimangono sul tavolo qualora la situazione dovesse ulteriormente deteriorarsi.

Il cuore della disputa: quanto valgono le giocatrici?

Al centro dello scontro c’è il nodo dei ricavi e degli stipendi. La WNBA ha presentato una proposta di incremento salariale sostanzioso: il tetto massimo per la stagione 2026 raggiungerebbe almeno un milione di dollari, con la possibilità di salire fino a 1,3 milioni grazie al revenue sharing. Un aumento notevole rispetto ai 249mila dollari del 2025.

Gli stipendi medi potrebbero superare quota 530mila dollari, mentre il minimo salariale passerebbe da circa 67mila a 250mila dollari annui. Numeri che sulla carta rappresentano una svolta, ma che non bastano a convincere il sindacato.

La proposta della lega include però anche un elemento controverso: trasferire alcuni costi alle giocatrici, come le spese di alloggio finora coperte dalle squadre. Una mossa che ha incontrato la ferma opposizione della WNBPA.

La richiesta delle giocatrici

Le atlete chiedono un modello di condivisione dei ricavi che rispecchi realmente il valore che generano. Attualmente, le giocatrici ricevono tra il 9% e il 25% dei ricavi della lega, una percentuale che considerano inadeguata rispetto al contributo fornito alla crescita del movimento.

Sebbene i dettagli della proposta del sindacato non siano stati resi pubblici, fonti vicine ai negoziati parlano di una richiesta di quota più alta sui ricavi lordi e di un tetto salariale decisamente superiore a quello offerto dalla lega.

Free agency sospesa, offseason a rischio

Lo stallo ha prodotto un effetto immediato: la sospensione della free agency. Le parti hanno concordato una moratoria sulle attività di mercato per evitare che vengano firmati contratti basati su un sistema salariale destinato a cambiare.

La decisione blocca temporaneamente le offerte di qualificazione e le designazioni core, creando un limbo operativo. Tecnicamente le squadre avrebbero potuto muoversi dall’11 gennaio, ma l’incertezza generale rende improbabile qualsiasi firma fino al raggiungimento di un’intesa.

Il ritardo rischia di comprimere ulteriormente un’offseason già densa: l’espansione della lega, l’expansion draft imminente, il draft collegiale e la free agency rendono il calendario particolarmente complesso. Un accordo tardivo potrebbe rallentare le operazioni e compromettere la pianificazione per il 2026.

Ottimismo di facciata

Nonostante la tensione, entrambe le parti si dicono fiduciose di raggiungere un’intesa. La WNBA ha ribadito l’impegno ad aumentare significativamente i compensi delle giocatrici, garantendo al contempo la sostenibilità economica di lungo periodo. Il sindacato ha sottolineato la volontà di arrivare a un accordo che riconosca il contributo delle atlete e favorisca la crescita del business.

«Riconosciamo l’importanza di costruire sull’attuale slancio di popolarità e crescita senza precedenti», ha dichiarato la lega, aggiungendo che l’obiettivo è chiudere l’accordo il più rapidamente possibile.

Persino il commissario NBA Adam Silver si è detto disponibile a intervenire per facilitare le trattative, assicurando che «siamo pronti a fare tutto il necessario per concludere un accordo».

Con le parti che tornano al tavolo delle trattative, il futuro della WNBA resta appeso all’esito di un confronto che definirà non solo i salari e i benefit delle giocatrici, ma anche il modello di business di una lega che vuole consolidare la sua crescita senza lasciare indietro le protagoniste in campo.

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