Milano Cortina 2026 sarà la prima Olimpiade sotto la presidenza di Kirsty Coventry, prima donna e prima africana alla guida del Comitato Olimpico Internazionale in 132 anni di storia.
Un appuntamento che la numero uno del CIO guarda con particolare attenzione considerando che i Giochi italiani saranno i primi a carattere “diffuso”, con diverse location a ospitarli e potranno rappresentare un passaggio chiave per il futuro del movimento olimpico.
«Sarà un’edizione olimpica da cui imparare molto», afferma Coventry in una lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, sottolineando come l’Italia torni a ospitare i Giochi invernali «nel cuore dell’Europa», in un contesto capace di coniugare sport, territorio e tradizione.
L’esperimento dell’Olimpiade diffusa e il laboratorio Italia
Al centro della riflessione della presidente del CIO c’è il modello dell’“Olimpiade diffusa”, con gare distribuite su più territori e infrastrutture esistenti. «Entriamo in una fase diversa: la nuova normalità è quella dei Giochi sparsi sul territorio –, afferma Coventry, spiegando che i dati raccolti durante Milano Cortina – ci indirizzeranno per il futuro e serviranno a valutare eventuali correzioni di rotta».
Anche sulle scelte più discusse, come la doppia cerimonia di apertura e la decisione di riattivare la pista di bob Eugenio Monti a Cortina, la presidente rivendica il diritto del Paese ospitante di definire la propria visione. «È nel diritto dell’Italia decidere come proporre al mondo i propri simboli e la propria cultura», osserva, ricordando come il CIO avesse espresso raccomandazioni ma lasciando poi libertà al Governo e al comitato organizzatore.
Un percorso che, come raccontato più volte su Sport e Finanza, si inserisce però in un quadro complesso, segnato da extracosti, con il dossier complessivo che ha superato i 3,4 miliardi di euro e ritardi nella realizzazione di alcune opere infrastrutturali, tra cui alcuni cantieri che non saranno ultimati prima del 2033.
Elementi che accompagnano la preparazione di Milano Cortina 2026 e che rappresentano uno dei principali nodi organizzativi dell’Olimpiade italiana.
Una nuova leadership al vertice del CIO
Sullo sfondo dell’Olimpiade italiana, il CIO vive una fase di transizione riguardo alla sua governance, che la presidente però non vuole caricare eccessivamente di significato, spostando invece l’attenzione sulla responsabilità del suo ruolo. «Questo è un incarico che, al di là del genere, implica grandi responsabilità e pressione», spiega, sottolineando come il suo obiettivo sia «non deludere» e allo stesso tempo «ispirare la futura generazione di dirigenti sportive».
Il fatto di essere la prima donna e la prima africana alla guida del Comitato viene letto come un passaggio storico, ma non come un punto di arrivo. «C’è ancora tanto da fare, moltissime opportunità rimangono da creare», ammette Coventry, rimarcando come il cambiamento culturale all’interno dello sport internazionale sia ancora in corso.
Il CIO di Coventry, tra inclusione, equità e tutela degli atleti
Tra i temi più delicati affrontati dalla presidente del CIO c’è quello dell’inclusione e della partecipazione alle competizioni di atleti transgender, intersex e DSD. Coventry chiarisce che il Comitato sta lavorando su più livelli: «Abbiamo creato commissioni che stanno facendo un ottimo lavoro su tutti i fronti, medico e scientifico – puntualizza -. L’obiettivo è creare consenso tra Federazioni e stakeholder senza mai perdere il filo conduttore dell’imparzialità e della tutela degli atleti, con la prospettiva di arrivare a interessanti novità da condividere nei prossimi mesi».
Un approccio che riflette la volontà di tenere insieme diritti, inclusione e credibilità del sistema sportivo, in un momento in cui le scelte del CIO sono sempre più osservate anche al di fuori dell’ambito agonistico. E Milano Cortina 2026, in questo senso, rappresenterà il primo grande banco di prova del nuovo corso guidato da Kirsty Coventry.