Annual review 2025: Un anno di racconto su Sport e Finanza

Risultati sportivi ai massimi livelli, ma anche nodi strutturali ancora irrisolti. Il 2025 dello sport italiano mette insieme l’eccellenza del tennis e del volley, i passaggi chiave nella governance, le incognite di Milano Cortina 2026 e le trasformazioni dell’industria sportiva globale

Sport e Finanza 2025 review
Sports review
Image credit: Fair Play Studio

Dalla vittoria firmata da Jannik Sinner del secondo Australian Open consecutivo al Mondiale per Club di volley maschile conquistato da Perugia.
Dall’annus horribilis della Ferrari in F1 allo storico tris degli azzurri del tennis in Coppa Davis. E ancora il dominio indiscusso della pallavolo italiana, culminato con lo storico traguardo del doppio successo nei Campionati del Mondo (sia maschile che femminile), la lunga stagione del basket italiano – dal cambio di vertice alla guida della Lega Basket Serie A fino agli scossoni nei club per arrivare al fronte istituzionale con la fine del “regno” di Giovanni Malagò quale numero uno dello Sport Italiano.

Senza dimenticare ovviamente, la grande rincorsa olimpica per i Giochi Invernali di Milano Cortina 2026, tra i ritardi nella consegna delle opere e gli extra costi lievitati per la prima rassegna olimpica a vent’anni di distanza da Torino 2006.

Il 2025 è stato questo e molto di più per lo sport italiano e internazionale, un anno ricco di eventi, di successi sportivi e di orgoglio tricolore ma anche di delusioni e di criticità mai risolte.

Un anno che Sport e Finanza ha raccontato, con la sua solita cifra stilistica focalizzata sull’economia dello sport e uno stile narrativo concentrato sui fatti e lontano da gossip e facezie, con l’intento di fornire una lettura caratterizzata dall’approfondimento e dall’analisi puntuale.

Sinner e Alcaraz: i Diòscuri del tennis mondiale

Gli Australian Open sono, come da ormai lunga tradizione, il primo grande evento dell’anno sportivo: il Grande Slam che nell’inverno boreale (ma estate australe) riaccende l’interesse degli appassionati di tennis e non solo. Con l’ascesa ai vertici del tennis mondiale di Jannik Sinner, l’Italia della racchetta lunga ha trovato (ormai da qualche anno) un orgoglio mai vissuto così appieno.

Jannik si impone sul cemento di Melbourne conquistando il suo secondo, nonché consecutivo, Australian Open dando vita a un anno memorabile di sfide con Carlos Alcaraz con il quale si “spartirà” tutti e quattro i Grandi Slam (Jannik conquista anche Wimbledon, mentre Carlos si aggiudica Roland Garros e US Open).

Una rivalità che tocca tutti i grandi appuntamenti del tennis, compresa la tappa romana con gli Internazionali di Italia (vinti da Alcaraz) e quella torinese con le ATP Finals (vinte da Sinner), e che proietta i due fuoriclasse in un olimpo esclusivo con due sole divinità che si spartiscono tutto e lasciano poco (in questo caso veramente nulla) agli avversari.

Un dualismo raccontato da Sport e Finanza anche attraverso rubriche speciali dedicate a tutti i principali tornei, con approfondimenti non solo sportivi ma focalizzati anche sull’impatto economico, sulla penetrazione mediatica e social e sui retroscena di governance.

Se Jannik Sinner è l’interprete più alto, il tennis italiano non è un un’opera monografica me vede tutto un movimento capace di fare la differenza.
La dimostrazione arriva dalla vittoria (dal valore di oltre 2 milioni di dollari oltre che dal prestigio internazionale) della Billie Jean Cup delle tenniste azzurre guidate da Jasmine Paolini per la seconda volta consecutiva o dallo storico tris calato dai colleghi uomini nella Coppa Davis, ottenuto con prestazioni maiuscole di Matteo Berrettini e Flavio Cobolli a guidare una squadra “orfana” Sinner.

La stagione “nera” della Rossa e il dominio Ducati in MotoGP

Per un movimento che impone il tricolore ai vertici di uno sport, c’è un simbolo dell’Italia che un altro sport ha sempre caratterizzato che chiude uno degli anni peggiori di sempre.
Si tratta della Rossa per eccellenza, la Ferrari che della Formula 1 ha sempre fatto parte ma che nel 2025, pur partendo con aspettative altissime, ha deluso oltre ogni misura.

Da Maranello a inizio marzo erano convinti che con una delle coppie più prestigiose mai avute, composta dal talento cristallino di Charles Leclerc unito all’esperienza e alla dote di sette titoli mondiali di Lewis Hamilton, avrebbero dominato in lungo e in largo i 24 appuntamenti della stagione di F1.

Una coppia da oltre 100 milioni di euro di ingaggio che, soprattutto a causa di una vettura scarsamente competitiva, non è riuscita ad andare oltre la manciata di podi raccolta da Leclerc, non mettendo a segno nessuna vittoria.

Per Hamilton, alla sua diciannovesima stagione nella massima categoria del motorsport, si è trattata della prima in assoluto senza neanche un podio.Un punto così basso che il campione britannico non aveva raggiunto neanche nella sua stagione di esordio.

E a proposito di esordi, il 2025 ha portato in F1 il primo rookie italiano dopo diversi anni, Andrea Kimi Antonelli che chiuderà la stagione d’esordio in Mercedes con tre podi conquistati e un ottimo biglietto da visita per le stagioni future.

Se la Rossa di Maranello ha deluso, quella di Borgo Panigale ha invece confermato il suo dominio indiscusso.

La Ducati ha infatti dominato il 2025 in MotoGP al punto da rendere noiose le sfide sulle due ruote solitamente adrenaliniche e veder chiudere anzitempo (poco dopo la ripresa estiva) un campionato uso ad arrivare fino all’ultima curva.

Il dominio però non è stato firmato da Pecco Bagnaia, vincitore di due titoli mondiali consecutivi con la Ducati, ma da Marc Marquez che ha messo in bacheca il suo nono titolo personale.

Nonostante il campionato “assolo” di Marc Marquez il 2025 della MotoGP è stato un anno da incorniciare con 3,6 milioni di spettatori nei circuiti, oltre 632 milioni di fan globali e la finalizzazione dell’acquisizione da parte di Liberty Media, già proprietaria della F1, che ha rilevato l’84% di Dorna Sports per 3,65 miliardi di dollari, ridisegnando gli equilibri del motorsport mondiale.

Dall’NBA Europe alla nascita di LBATV: tutti i fatti del parquet

Spostandosi dalle piste ai parquet il basket ha saputo ritagliarsi ampi spazi sulle colonne di Sport e Finanza. Un tema che ha indubbiamente tenuto banco per tutto il 2025 è stato l’arrivo dell’NBA nel vecchio continente con il progetto tanto discusso di NBA Europe.
Guidato dal commissioner della lega nordamericana, Adam Silver, l’idea di una NBA nel Vecchio Continente ha preso sempre più forma fino a diventare un modello strutturato, con posti fissi e altri accessi basati sul merito sportivo, che coinvolgerà le città europee più iconiche, da Londra a Barcellona, da Berlino a Parigi, passando per le italiane Milano e Roma, che esprimeranno team in un vero e proprio campionato.

Le basi gettate nel 2025 diventeranno con tutta probabilità realtà nel corso del 2026. Quel che è certo è che a partire da gennaio prenderà il via la fase operativa di esplorazione congiunta tra NBA e FIBA, per la creazione di una nuova lega professionistica.

Guardando entro i confini nazionali la Lega Basket Serie A, che nel corso dell’estate ha visto il cambio di presidenza da Umberto Gandini a Maurizio Gherardini, (qui l’intervista di SF) si è distinta per essere la prima lega di pallacanestro europea a lanciare una propria piattaforma per distribuire le dirette dei match, oltre ad approfondimenti e altri contenuti, creando un precedente degno di nota.

Il volley italiano sul tetto del mondo

Il 2025 resterà negli archivi come l’anno della consacrazione definitiva della pallavolo italiana, un movimento capace di portare a casa 9 trofei internazionali sui 12 complessivamente assegnati, tra competizioni per nazionali e club.

Un dominio che ha avuto il suo apice nei due titoli mondiali conquistati nello stesso anno dalle Nazionali maschile e femminile, un risultato riuscito in precedenza solo all’Unione Sovietica oltre sessant’anni fa.

A questi successi si sono aggiunti i trionfi dei club italiani nelle principali competizioni europee, a conferma di una filiera tecnica e organizzativa che funziona a tutti i livelli. Come raccontato più volte da Sport e Finanza, anche attraverso i vertici (qui l’intervista a Massimo Righi e a Giuseppe Manfredi) il volley rappresenta oggi un unicum nel panorama sportivo italiano: risultati sportivi, sostenibilità economica, capacità di valorizzare i vivai e una credibilità internazionale costruita nel tempo, nonostante risorse inferiori rispetto ad altri sport di massa (leggi calcio) e il nodo infrastrutturale che attanaglia tutti gli sport.

 

Governance sportiva e grandi eventi: un anno di passaggi chiave

Il 2025 è stato anche l’anno della svolta nella governance sportiva italiana. Dopo dodici anni alla guida del CONI, Giovanni Malagò ha lasciato il passo a Luciano Buonfiglio, eletto nel mese di giugno al termine di un lungo periodo di dibattito sul tema del quarto mandato e di un confronto che aveva coinvolto profili molto diversi, dall’ex presidente CIP Luca Pancalli alla pluricampionessa di nuoto Federica Pellegrini.

Un cambio di vertice che il nostro giornale ha seguito passo dopo passo, inserendolo in un contesto più ampio di ridefinizione dei rapporti tra sport e istituzioni.

Sullo sfondo, inevitabilmente, Milano Cortina 2026: il 2025 è stato l’anno dell’avvicinamento ai Giochi, ma anche quello in cui sono emerse con maggiore chiarezza le criticità del progetto.

Ritardi nella consegna delle opere – con appena 16 interventi completati su 98 tra infrastrutture e impianti sportivi – e un quadro economico cresciuto fino a circa 3,4 miliardi di euro hanno trasformato le Olimpiadi in un osservato speciale.

Per l’Italia si tratta di un bivio: dimostrare che il modello dei “Giochi diffusi” può funzionare oppure certificare, ancora una volta, i limiti strutturali del Paese nell’organizzazione dei grandi eventi, con ricadute anche su dossier futuri come Euro 2032, già messo in discussione dall’obsolescenza degli stadi.

Sportswear, tra difficoltà dei big e scenari di consolidamento

Nel racconto economico dello sport, il 2025 ha segnato un anno complesso per alcuni dei principali marchi globali dell’abbigliamento sportivo.
Nike ha continuato a vivere una fase di transizione, tra risultati finanziari discontinui e la necessità di rivedere un modello di business troppo sbilanciato sulla distribuzione diretta e sul lifestyle,

Ancora più delicata la posizione di Puma, alle prese con performance inferiori alle attese e con un posizionamento strategico da ripensare. Non a caso, nel corso dell’anno il brand tedesco è finito al centro di indiscrezioni di mercato sempre più insistenti: da un possibile cambio di controllo all’interesse di diversi soggetti finanziari, al “sollievo finanziario” garantito dal prestito ponte da 500 milioni interamente sottoscritto da Santander Corporate & Investment Banking fino alle ipotesi – circolate ma mai confermate – di un’operazione straordinaria che potrebbe coinvolgere anche adidas.

Proprio adidas, infatti, si conferma come il player più solido del settore, grazie a una struttura industriale robusta e a una strategia più equilibrata tra performance, heritage e controllo dei costi.

In questo contesto continua a distinguersi anche Macron, esempio virtuoso di brand italiano capace di crescere a livello internazionale puntando su relazioni di lungo periodo con club e federazioni e su un modello industriale meno esposto alle oscillazioni del mercato globale.

L’auspicio per il 2026: comprendere la dimensione industriale globale dello sport

Il 2025 sportivo italiano è stato caratterizzato anche dalla coralità degli sport che si sono uniti alla festa del successo.

I Mondiali di atletica di Tokyo, disputati a inizio settembre, hanno visto l’Italia chiudere con un bottino di medaglie valso lo storico record di medaglie (7, tra cui l’oro nel salto in lungo firmato Mattia Furlani)

Ancora più ricco il medagliere dei Mondiali di nuoto di Singapore tra luglio e agosto dove la delegazione azzurra ha raccolto 19 medaglie in tutto e chiudendo al nono posto nel medagliere finale.

Nei primi mesi dell’anno, tra febbraio e marzo, è arrivato anche il traguardo simbolico dei 25 anni di partecipazione dell’Italia al Sei Nazioni di rugby, celebrato con un torneo solido e un piazzamento incoraggiante.

Guardando al 2026, lo sport italiano non può “limitarsi” ai risultati sportivi e alla passione che questi generano.

Occorre che le istituzioni sportive facciano i conti con la necessità, ampiamente conclamata da altri Paesi in diverse latitudini, di fare i conti con la propria dimensione industriale: investimenti, infrastrutture, governance e sostenibilità economica saranno le vere partite da giocare.

Questo perché lo sport, oggi più che mai, è una grande industria globale, e l’Italia è chiamata a dimostrare di saperci stare dentro, non solo grazie ai suoi talenti, ma anche con visione e competenza sistemica.