Coppa del Mondo: Gran Risa e Saslong, il gold standard dello sci mondiale

Dopo le gare di dicembre, le tappe ladine confermano la virtuosità di un sistema che unisce sport, industria e territorio in cui i grandi eventi sono uno stimolo per lo sviluppo economico

Coppa Sci Italia
modello virtuoso
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L’Italia archivia le tappe della Audi FIS Ski World Cup. La Val Gardena e Alta Badia sono state protagoniste di un altro capitolo chiave della stagione invernale e si proiettano ora verso il picco della stagione turistica. 

La Saslong e la Gran Risa hanno funzionato da banco di prova avanzato per un sistema turistico-industriale che, anche in un contesto climatico complesso, dimostra solidità operativa, capacità di adattamento e visione di lungo periodo.

Le gare di dicembre – disputate dopo un avvio d’inverno segnato da forti nevicate a novembre e da un successivo rialzo delle temperature – hanno restituito l’immagine di un comparto solido.

I 40 anni della Gran Risa

I grandi eventi sono un impulso per accelerare innovazione, investimenti e standard qualitativi. Il tutto mentre lo sguardo resta già proiettato verso Milano Cortina 2026 e, più avanti, verso il Mondiale di sci alpino del 2031 in Val Gardena.

Il quarantennale della Gran Risa ha rappresentato uno dei simboli più forti di questa edizione. Non solo una celebrazione sportiva, ma la conferma di un modello organizzativo che ha trasformato una gara di Coppa del Mondo in un asset strutturale per il territorio.

Andy Varallo, alla guida del comitato organizzatore, individua nel coinvolgimento del volontariato locale una delle scelte decisive per la longevità dell’evento: uno strumento identitario che rende la comunità parte integrante della macchina organizzativa. 

L’importanza della sostenibilità

Una filosofia che si riflette anche nella collaborazione con la Maratona dles Dolomites e in una strategia che privilegia la qualità dell’esperienza rispetto alla ricerca dei grandi numeri. Sul fronte ambientale, Varallo ribadisce una lettura pragmatica della sostenibilità:

«La gara di Coppa del Mondo non genera più emissioni di anidride carbonica di un normale giorno turistico di alta stagione – ha dichiarato a Il Sole 24 Ore -. La convergenza di persone verso la zona d’arrivo è compensata da una distribuzione dei flussi che non moltiplica i letti occupati o le auto in circolazione, che rimangono sovrapponibili a quelli di un qualunque weekend di punta».

A fare la differenza è soprattutto l’affidabilità: dal 2000 la Gran Risa è stata cancellata una sola volta. Un dato che, come sottolinea Varallo, non è legato alla fortuna meteorologica ma a investimenti tecnologici che permettono di garantire la preparazione del tracciato in finestre di tempo estremamente ristrette, fino a 48–60 ore. Una continuità che ha pochi eguali nel panorama internazionale.

La pressione virtuosa dei grandi eventi

Anche la Saslong ha confermato il proprio ruolo di catalizzatore strategico per l’intera Val Gardena. Christoph Vinatzer, albergatore e destination manager, legge la tappa gardenese come una leva di marketing irrinunciabile che costringe l’intero sistema locale ad alzare l’asticella con largo anticipo rispetto alle festività natalizie.

Secondo Vinatzer, la Coppa del Mondo «mette pressione ai commercianti, agli albergatori e a tutti gli operatori economici, imponendo uno standard di preparazione che deve essere raggiunto ben prima delle festività natalizie». Una pressione che si traduce in valore economico diffuso per un territorio che oggi vive quasi interamente di turismo.

La prospettiva futura, però, non è legata all’aumento dei volumi, ma alla crescita qualitativa. Il Mondiale del 2031 è visto come l’occasione per intervenire su nodi strutturali – dalla mobilità alla qualità degli spazi – migliorando la vita dei residenti e l’esperienza degli ospiti.

Anche sul piano ambientale, Vinatzer rivendica un vantaggio competitivo costruito nel tempo: investimenti in bacini di accumulo e innevamento di ultima generazione che consentono di produrre più neve con meno risorse rispetto a dieci anni fa, riducendo l’esposizione ai rischi del cambiamento climatico.

Infrastrutture e sicurezza

Sul piano istituzionale, Flavio Roda, presidente della Federazione Italiana Sport Invernali, inquadra le tappe di Val Gardena e Alta Badia come pilastri dell’immagine internazionale dello sci italiano:

«Le tappe della Val Gardena e dell’Alta Badia sono considerate le più prestigiose e iconiche al mondo, al pari di colossi come Kitzbühel o Wengen, proprio per la loro capacità di resistere e adattarsi».

Per Roda, il Mondiale del 2031 rappresenta il punto di arrivo di un percorso sostenuto dalla Provincia Autonoma di Bolzano, orientato al rinnovo delle infrastrutture e al rafforzamento dei protocolli di sicurezza, ormai diventati un indicatore di qualità tanto quanto la performance sportiva.

Una resilienza da governare

Il bilancio complessivo delle tappe ladine restituisce l’immagine di un’Italia che funziona e investe con metodo. La resilienza è il risultato di investimenti continui, competenze elevate, consenso locale e governance forte.

Come ricordano Varallo e Vinatzer, la sostenibilità non è uno slogan ma una somma di scelte operative, con costi e limiti ben definiti. Sarà fondamentale definire una strategia di lungo periodo: la selezione futura delle località capaci di ospitare grandi eventi dovrà essere basata su criteri economici e organizzativi.

In questo senso, Val Gardena e Alta Badia rappresentano un laboratorio avanzato: un’economia della neve che si è fatta industria d’eccellenza e che continua a rafforzare le Dolomiti come asset strategico del brand Italia nel mondo.