Trapani sempre più sotto pressione. La trasferta di Sassari segna uno dei punti più critici della stagione del club siciliano in piena emergenza sul parquet e allo stesso tempo in preda alle vicende societarie.
La squadra granata è crollata 102-78 sul parquet della Dinamo, presentandosi ancora una volta con una rotazione ridotta all’osso e senza un allenatore abilitato in panchina di fronte ad una trasferta ostica.
Una squadra ridotta all’osso
Gli Shark, reduci da settimane di sforzi oltre le proprie possibilità tra campionato e coppe europee, sono arrivati in Sardegna con appena otto uomini disponibili. Le assenze di Hurt e Petrucelli – entrambi ai box per problemi fisici – si sono aggiunte ai trasferimenti di Alibegovic e Allen, che hanno già lasciato il club.
In panchina, a guidare la squadra, c’era proprio il capitano Petrucelli che ha assunto il ruolo di guida tecnica d’emergenza, poiché Alex Latini, promosso dopo l’addio improvviso di Jasmin Repesa, non possiede un contratto da capo allenatore.
La società, inoltre, non può intervenire sul mercato: il blocco imposto per inadempienze verso Agenzia delle Entrate e Federazione impedisce qualsiasi nuovo tesseramento, compreso quello necessario per rispettare il formato 6+6 scelto in estate. Da qui un’altra multa da 50mila euro in arrivo.
Lo scontro istituzionale
La tensione è esplosa già nel primo quarto. Con Trapani sotto 33-15, il presidente Valerio Antonini ha pubblicato un tweet durissimo: «Sta andando in onda la partita della vergogna. Complimenti a chi lo ha permesso. A chi ha autorizzato questa finzione. Lo sport non è questo. Se domani va come deve andare…».
Il presidente FIP Gianni Petrucci ha replicato con fermezza, respingendo ogni accusa: «Anche se Antonini ha saldato alcune pendenze, ce ne sono altre. Né Federazione né Lega hanno nulla contro Trapani: si agisce sui documenti, il resto sono illazioni. Non è colpa nostra se Repesa se n’è andato o se altri giocatori stanno lasciando».
A fine partita, il direttore sportivo Valeriano D’Orta ha annunciato il silenzio stampa della squadra. Una decisione che vuole essere un segnale di protesta verso le recenti decisioni della Lega Basket, e che certifica il momento di forte tensione istituzionale.
La compattezza dei club di LBA
Già nei giorni precedenti, Trapani aveva diffuso un comunicato molto critico nei confronti del presidente LBA Maurizio Gherardini, sostenendo che la sua elezione avrebbe creato «condizioni sfavorevoli» per il club e che l’essere stati gli unici a non votarlo avesse generato «conseguenze evidenti».
La risposta della Lega è stata immediata e compatta: tutti e quindici gli altri club di Serie A hanno firmato una nota congiunta per difendere Gherardini, definendo inaccettabili le accuse e ribadendo la sua imparzialità e professionalità.
I club hanno inoltre giudicato fuori luogo le allusioni di Trapani a una possibile sospensione del campionato e a un ricorso al TAR del Lazio che avrebbe l’effetto di paralizzare lo svolgimento della competizione.
Una partita dall’esito incerto
La società di Antonini non ha tardato a rispondere: «Un’iniziativa inusuale, non conforme alle prassi sportive. Non spetta alle altre società difendere il presidente della Lega. Nessuno può censurare le nostre considerazioni, che rientrano nella libertà di espressione».
Trapani ha poi invitato gli altri club a concentrarsi su temi più rilevanti, come l’equilibrio competitivo e la chiarezza normativa, condannando duramente la presa di posizione colletttiva.
La situazione dei Trapani Shark appare tutt’altro che vicina a una soluzione. La sensazione è che la partita più complicata non si stia giocando sul parquet, ma nelle stanze della governance del basket italiano. E i titoli di coda, per ora, sembrano ancora molto lontani.