US Open 2026, il tennis cambia volto: influencer tra business e polemiche

Gli US Open 2026 accelerano sulla creator economy: quasi 100 influencer accreditati. Una strategia per conquistare nuovi tifosi, ma che apre anche il dibattito sul rispetto del galateo.

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Image Credits: Rolex/Jed Jacobsohn

Gli US Open 2026 rappresentano un punto di svolta per il rapporto tra tennis, creator economy e industria dell’intrattenimento. A Flushing Meadows gli influencer sono ormai parte integrante dello spettacolo: hanno accrediti stampa, producono contenuti per la United States Tennis Association (USTA) e contribuiscono a portare il torneo davanti a pubblici che difficilmente raggiungerebbe attraverso i media tradizionali.

Il fenomeno, però, sta facendo emergere anche una questione più delicata: come ampliare il pubblico senza compromettere l’esperienza di chi è sugli spalti e, soprattutto, quella dei giocatori.

Quasi 100 creator accreditati

La USTA ha introdotto nel 2025 un programma di accrediti dedicato ai content creator, trattandoli a tutti gli effetti come una nuova categoria di media. Quest’anno il numero è quasi raddoppiato, arrivando a circa 100 creator autorizzati a seguire il torneo già dalla settimana di qualificazione. A questi si aggiungono circa 15-20 influencer ingaggiati direttamente dalla USTA per realizzare contenuti destinati ai canali social degli US Open durante le tre settimane dell’evento.

La strategia risponde a una trasformazione strutturale del consumo sportivo. I creator possono raccontare il torneo attraverso moda, ristorazione, lifestyle e backstage, raggiungendo comunità digitali che spesso non seguono il tennis.

«Dobbiamo trovare il modo di raggiungere nuovi pubblici, di raggiungere le persone in un modo che permetta loro di interagire con i media oggi, – ha spiegato Craig Tiley, amministratore delegato della USTA. – La creazione della credenziale di creator è stata fondamentale in questo senso, perché ci ha permesso di comunicare con le persone in un modo che ci spinge ad ascoltarle».

L’obiettivo dichiarato da Tiley è ambizioso: trasformare gli US Open nella «Disneyland del tennis».

US Open: il torneo come prodotto di intrattenimento

La trasformazione degli US Open precede però questa esplosione degli influencer. Nel 2024 il torneo ha introdotto una politica di libera circolazione degli spettatori, consentendo al pubblico di raggiungere i propri posti senza dover attendere necessariamente il cambio campo. Dal 2025, inoltre, lo slam è stato esteso, con la settimana precedente al tabellone principale trasformata in una vera «Fan Week». Il calendario comprende oggi eventi collaterali, il nuovo torneo di doppio misto e incontri di esibizione.

I numeri raccontano la dimensione economica di questa evoluzione. Gli US Open 2025 hanno raggiunto 1,14 milioni di spettatori, con una crescita del 9% rispetto al 2024. Nel frattempo il prezzo medio dei biglietti per il primo giorno del tabellone principale ha raggiunto i 296 dollari, secondo dati TicketData citati da Front Office Sports.

Anche nel 2026 il costo dell’accesso è diventato un tema centrale. I grounds pass per le sessioni diurne sono arrivati a essere rivenduti a oltre 300 dollari su Ticketmaster, a fronte di un prezzo nominale di 65 dollari.

Quando il creator entra in campo

La crescita dell’interesse produce quindi un effetto ambivalente. Da una parte aumenta il valore commerciale dell’evento e la sua capacità di attrarre pubblico. Dall’altra rende più difficile l’accesso per una parte degli appassionati storici.

Per i creator, la presenza agli US Open rappresenta una leva professionale in un mercato sempre più affollato. «La creator economy sta iniziando a maturare ed è diventata molto più competitiva, – ha spiegato Shana Davis-Ross, fondatrice dell’agenzia Ponte Firm. – C’è molto più talento di quanto ce ne sia mai stato e continuerà ad arrivarne ogni giorno».

Il problema nasce quando la ricerca di contenuti supera i confini dell’esperienza sportiva. Durante il primo turno di Naomi Osaka all’Arthur Ashe Stadium, un gruppo di persone ha organizzato un servizio fotografico all’interno di una suite mentre la partita era in corso. Una luce ad anello portatile è stata utilizzata durante il match, provocando l’intervento dell’arbitro.

«Penso che ovviamente, se si va a un evento sportivo, bisogna rispettare lo sport, – ha dichiarato la giapponese. – Potrebbe essere positivo che le persone rendano il tennis popolare presso il loro pubblico di riferimento, ma credo che la cosa debba essere gestita molto meglio».

Il nuovo equilibrio del tennis

Daniil Medvedev vede soprattutto il potenziale della trasformazione. «Più ci impegniamo a far conoscere il tennis, meglio è. Più questo sport diventa popolare, meglio è», ha dichiarato il russo.

Le posizioni dei giocatori mostrano una differenza di sensibilità, ma anche un punto di convergenza: la crescita del tennis è necessaria e la creator economy può contribuire a realizzarla. La difficoltà sta nel definire i confini.

La sfida per la USTA sarà trasformare questa attenzione in valore duraturo senza fare del campo da tennis lo sfondo di una produzione social. Perché il futuro degli US Open passa anche dai creator. Ma, quando l’arbitro chiede «silenzio, per favore», il protagonista deve tornare a essere il tennis.

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