Il business di Wimbledon: il tempio del tennis fattura 423 milioni di sterline

Lo slam londinese preserva la sua identità puntando su un modello di crescita che non ha paura di innovare ma rimane fedele alla tradizione.

Center Court, Wimbledon AI
tradizione e innovazione
Center Court, Wimbledon (Photo by Antoine Couvercelle / Panoramic/ Insidefoto)

Wimbledon in controtendenza. In un ecosistema sportivo sempre più spinto verso la monetizzazione, lo slam londinese continua a distinguersi , proteggendo un’identità costruita su sobrietà commerciale e senso di esclusività. Il risultato è un modello quasi unico nello sport globale che punta sì ad aumentare i ricavi ma senza trasformare il torneo in un veicolo pubblicitario a cielo aperto.

Il fascino dei Championships nasce anche da elementi che altrove sembrerebbero anacronistici: il dress code interamente bianco, i campi in erba curati con precisione maniacale, la “queue” come rito popolare e l’assenza di branding invasivo dentro l’impianto. Ogni scelta commerciale dell’All England Club va filtrata attraverso questa logica: non basta generare ricavi, bisogna farlo senza intaccare il capitale simbolico del torneo.

La strategia unica di Wimbledon

Questa strategia non ha impedito a Wimbledon di crescere sul piano economico, ma anzi ne ha rinforzato la brand identity contribuendo alla creazione di valore. Nell’ultimo esercizio il torneo ha generato 423 milioni di sterline di ricavi secondo quanto riporta SportsPro, confermandosi tra l’elite del tennis mondiale.

Il club ha però accompagnato la conservazione dell’immagine con investimenti profondi nelle infrastrutture. Dal trasferimento a Church Road nel 1922, Wimbledon ha avviato soprattutto dagli anni Novanta un processo di aggiornamento continuo, con il nuovo Court One, l’ampliamento dei campi principali, il centro broadcast e soprattutto i tetti retrattili su Centre Court e Court One, fondamentali per ridurre il rischio meteo e proteggere il valore televisivo dell’evento.

La prossima trasformazione sarà la più ambiziosa della storia recente del torneo. Il progetto di espansione su Wimbledon Park prevede 38 nuovi campi e uno stadio da 8.000 posti per le qualificazioni, con l’obiettivo di portare dentro il perimetro principale una parte sempre più ampia dell’esperienza sportiva. Il piano triplicherebbe l’attuale superficie del sito, ancora oggi più contenuta rispetto a quella degli altri Slam, ma resta contestato da comitati locali e ambientalisti.

Sul piano dell’impatto economico, Wimbledon resta un acceleratore significativo per Londra e per il Regno Unito. L’ultima edizione ha toccato il record di 548.770 spettatori, mentre la spesa dei visitatori e le attività collegate hanno generato un contributo stimato in 434 milioni di sterline all’economia britannica, di cui circa 279 milioni concentrati nella capitale.

Montepremi e sponsorship

La tensione più evidente riguarda però la distribuzione del valore. Per l’edizione 2026, il montepremi è salito del 20% fino a 64,2 milioni di sterline, il più grande aumento annuale nella storia del torneo. I campioni dei singolari maschile e femminile riceveranno 3,6 milioni di sterline ciascuno, mentre i vincitori del doppio incasseranno 760.000 sterline complessive.

Nonostante il rialzo, i giocatori continuano a considerare insufficiente la quota loro destinata rispetto ai ricavi complessivi degli Slam. La richiesta è arrivare al 16% dei ricavi del torneo, con un percorso di crescita fino al 22% entro il 2030, includendo anche un fondo welfare comune per sanità, pensioni e maternità. La risposta dell’AELTC è che una redistribuzione così ampia rischierebbe di comprimere gli investimenti su impianti, tecnologia e sviluppo del tennis.

Le sponsorship restano uno degli elementi più distintivi del modello Wimbledon. A differenza di altri grandi eventi, il torneo non massimizza gli spazi di visibilità, ma li riduce per aumentarne il valore percepito. Il portafoglio conta 15 partner, molti dei quali legati da rapporti di lungo periodo.

L’integrazione dei brand segue una logica di servizio più che di esposizione. Rolex è associata al tempo e ai tabelloni, Evian alla fornitura d’acqua e alle stazioni di refill, mentre altri partner vengono inseriti in punti di contatto coerenti con l’esperienza del pubblico. Negli ultimi anni qualche apertura in più è arrivata, come nel caso di Barclays sulle sedie degli arbitri, ma il principio rimane quello di una commercializzazione controllata.

I diritti media e le attivazioni tecnologiche

Anche sui diritti media Wimbledon accetta un compromesso tra valore economico e rilevanza culturale. La partnership con la BBC, iniziata alla radio nel 1927 e in televisione nel 1937, è il rapporto broadcast più longevo dello sport mondiale e oggi vale circa 60 milioni di sterline l’anno. Il torneo potrebbe probabilmente incassare di più da operatori pay, ma la copertura capillare del servizio pubblico garantisce una diffusione senza pari.

La modernizzazione passa infine dalla tecnologia. La collaborazione con IBM, attiva da oltre trent’anni, sostiene gran parte dell’infrastruttura digitale del torneo, dal sito alle applicazioni, fino agli strumenti di analisi in tempo reale. L’intelligenza artificiale viene utilizzata per generare insight, chatbot, highlights automatici, commenti automatizzati e sintesi personalizzate, estendendo l’esperienza di Wimbledon ben oltre i circa 500mila spettatori presenti fisicamente.

Wimbledon resta dunque un caso unico: un evento che monetizza proprio perché non concede tutto al mercato. Ma la protezione della tradizione non potrà più bastare da sola. Il torneo dovrà dimostrare che il suo modello premium può continuare a crescere senza chiudersi alle richieste di chi quel valore lo produce in campo.

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