Con l’allargamento a 48 squadre, i Mondiali 2026 negli Stati Uniti, in Messico e in Canada promettono il torneo più imprevedibile di sempre, eppure la corsa alla coppa che verrà alzata il 19 luglio resta affare di poche nazionali. Cinque, per la precisione: Spagna, Francia, Argentina, Brasile e Germania. Squadre che non si somigliano e che arrivano all’appuntamento con punti di forza e fragilità molto diversi tra loro.
A separarle non è quasi mai il talento, perché di campioni ne hanno tutte in abbondanza. Le proiezioni statistiche più accreditate disegnano una gerarchia abbastanza netta in cima al lotto, ma sono i dettagli, la profondità della rosa, la solidità difensiva e la mano del commissario tecnico, a decidere chi regge la pressione della distanza e chi si ferma prima. È su quei dettagli che vale la pena soffermarsi.
La Spagna arriva con lo status di una delle grandi favorite, forte del trionfo a Euro 2024 e di una generazione che mette i brividi: Lamine Yamal sulla fascia, Pedri e Rodri a dettare i tempi, un possesso palla che pochi al mondo sanno reggere. Il rischio, semmai, è la dipendenza da quel palleggio: quando la Roja non trova spazi, fatica a cambiare marcia. L’assenza di qualche pedina a centrocampo, poi, riduce le rotazioni proprio nella zona che fa girare tutta la squadra. Luis de la Fuente ha dato continuità al ciclo, ma il vero test sarà la capacità di vincere anche le partite sporche.
Riflettori accesi sulla grande favorita: la Francia di Deschamps
La Francia è la candidata più completa sulla carta. Finalista nelle ultime due edizioni, campione nel 2018 e battuta solo ai rigori nel 2022, vive di una profondità di rosa che fa notizia perfino per chi resta fuori. Mbappé è il riferimento offensivo, ma la squadra non dipende solo da lui, e questo la rende temibile. La nota stonata resta dietro, dove qualche assenza di troppo può incrinare quella solidità che negli anni è stata la chiave delle sue cavalcate. Per Didier Deschamps è probabilmente l’ultimo Mondiale sulla panchina dei Bleus, un elemento emotivo che può pesare nei due sensi: motivazione enorme, ma anche pressione altrettanto grande.
L’Argentina difende il titolo conquistato in Qatar e lo fa con un gruppo ancora riconoscibile e affamato. Il nodo è la tenuta fisica di una squadra che gira attorno a Lionel Messi, quasi certamente al suo ultimo torneo iridato: finché il numero dieci accende la luce, l’Albiceleste resta competitiva con chiunque. Difendere un Mondiale è impresa che riesce di rado, l’ultima volta al Brasile più di sessant’anni fa, e questo da solo basta a spiegare perché nessuno la consideri imbattibile. Lionel Scaloni ha costruito un blocco solido e poco appariscente, capace di soffrire e colpire, che proprio per questo non va mai dato per spacciato.
Distinguere la favorita reale dalla favorita di reputazione, in un torneo così ampio, è un esercizio meno banale di quanto sembri, perché i percorsi si allungano e i confronti diretti si moltiplicano. È il terreno su cui lavorano i portali specializzati che raccolgono e mettono a confronto analisi, pronostici e dati delle redazioni di settore, ed è in questo solco che si colloca un comparatore indipendente come Time2play Italia, le cui valutazioni aiutano a capire quali nazionali abbiano davvero gli strumenti per arrivare in fondo e quali si reggano soprattutto sul blasone. Una lettura che, applicata a queste cinque, ridisegna più di una certezza.
Il Brasile dei pentacampioni guidato da Ancelotti
Il Brasile resta la nazionale più vincente della storia, con cinque titoli mondiali, ma ci arriva nel pieno di una transizione. Carlo Ancelotti, primo tecnico straniero della storia della Seleção, ha il compito di ricucire talento e identità: davanti ci sono Vinícius e Raphinha a garantire imprevedibilità, dietro la coperta è parsa più corta che in passato. Il verdetto dipende da quanto in fretta il gruppo assorbirà le idee del tecnico italiano.
La Germania, quattro volte campione del mondo, è l’incognita più affascinante del quintetto. Julian Nagelsmann ha tra le mani una squadra giovane e in ricostruzione, reduce da anni complicati e da un Europeo chiuso ai quarti in casa. In questa edizione allargata, la prima della storia con 48 nazionali, una rosa così può crescere partita dopo partita, ma deve prima ritrovare la mentalità vincente che per decenni è stata il suo marchio di fabbrica.
Sopra ogni analisi tecnica, poi, c’è un altro motore che spinge tutte e cinque allo stesso modo. La FIFA ha messo sul piatto un montepremi da record, con cifre mai viste prima per chi arriverà fino in fondo, e per federazioni e calciatori il richiamo economico vale quanto quello sportivo. Vincere, o anche solo avvicinarsi al titolo, significa incassare somme capaci di cambiare i bilanci di un’intera annata.
Sulla carta, dunque, la sfida è tra queste cinque. Ma il calcio raramente rispetta i pronostici alla lettera, e in un torneo che premia la continuità più del nome, la domanda vera non è quale delle big sia la più forte, ma quale saprà esserlo per cinque settimane di fila.
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