Se esiste un settore in cui la frammentazione dei diritti audiovisivi ha prodotto conseguenze dirette e misurabili sul portafoglio del consumatore finale, questo è il calcio italiano. E più in generale, lo sport italiano nel suo complesso. Nel 2026, seguire le principali competizioni sportive del Paese richiede un numero di abbonamenti attivi che, sommati, superano facilmente i cento euro mensili. Un costo che, distribuito su base annua, pesa in modo significativo sul budget delle famiglie appassionate di sport.
La domanda che sempre più tifosi si pongono è legittima: come siamo arrivati a questo punto, e chi beneficia davvero di questa architettura?
Il quadro dei diritti televisivi in Italia
Il sistema attuale si regge su una distribuzione consolidata, almeno fino al 2029, per quanto riguarda la Serie A. L’accordo siglato nell’ottobre 2023 e in vigore dalla stagione 2024-25 assegna a DAZN la trasmissione di tutte le dieci partite per ogni giornata di campionato, di cui sette in esclusiva assoluta. Sky Sport, attraverso la piattaforma satellitare e lo streaming NOW, mantiene i diritti di tre gare a giornata in co-esclusiva con DAZN, per un totale di 114 match a stagione.
Il valore complessivo dell’accordo è di circa 900 milioni di euro annui, come dettagliato dal Sole 24 Ore nella sua analisi dell’accordo: 700 milioni da DAZN e 200 milioni da Sky, con una componente variabile legata alla crescita degli abbonati DAZN oltre una certa soglia, che potrebbe portare la cifra complessiva fino a un miliardo l’anno. Per i club, la ripartizione interna segue criteri che premiano storia, risultati sportivi recenti e radicamento sul pubblico.
Coppa Italia, coppe europee e il resto dell’offerta
La Serie A è solo una parte dell’equazione. Chi vuole seguire il calcio italiano in modo completo deve fare i conti con una distribuzione dei diritti che attraversa più piattaforme e che nel corso degli anni si è ulteriormente complicata.
La Coppa Italia e la Supercoppa Italiana sono trasmesse da Mediaset, con partite anche in chiaro su Canale 5. La Champions League è su Sky Sport e NOW, con la finale visibile anche su Canale 5 in chiaro. L’Europa League e la Conference League sono su Sky. Amazon Prime Video ha perso i diritti del calcio europeo dopo il 2023. Come documenta il quadro aggiornato dei diritti televisivi del calcio in Italia, il panorama è ibrido tra streaming puro (DAZN), pay-tv satellitare e IP (Sky e NOW) e un numero sempre più ridotto di contenuti in chiaro.
Sul fronte degli sport individuali, la situazione non è più semplice. Il tennis è distribuito tra Sky e SuperTennis, con i tornei del Grande Slam parzialmente visibili in chiaro ma con la copertura più completa riservata agli abbonati Sky. Il basket segue un percorso analogo con la Lega Basket Serie A. Il ciclismo e il motorsport hanno le proprie articolazioni tra Eurosport, Sky e DAZN.
Il conto mensile del tifoso completo
Per quantificare il costo reale di una fruizione completa dello sport italiano nel 2026, occorre sommare le diverse voci. DAZN, nella sua offerta standard, si attesta intorno ai 30-40 euro mensili a seconda del piano scelto. Sky Sport richiede un abbonamento aggiuntivo che, nelle configurazioni che includono il calcio, parte da circa 30 euro mensili. Amazon Prime, necessario in passato per la Champions League, resta nell’offerta per chi vuole accedere agli altri contenuti sportivi della piattaforma.
Aggiungendo Mediaset Premium, dove richiesto, e le eventuali integrazioni per sport specifici, il conto mensile di un tifoso che vuole coprire Serie A, coppe europee, Coppa Italia e i principali sport individuali supera facilmente i 80-100 euro. Su base annua, si tratta di una spesa tra i 960 e i 1.200 euro. Una cifra che, per molte famiglie, rappresenta una voce di bilancio rilevante.
Il paradosso del tifoso all’estero
A questa complessità domestica si aggiunge una dimensione spesso trascurata: quella dei tifosi italiani che vivono o lavorano stabilmente all’estero, o che viaggiano frequentemente per ragioni professionali. La comunità italiana nel mondo è numerosa e appassionata, e la domanda di contenuti sportivi in italiano non si ferma ai confini nazionali.
Il problema è che gli stessi abbonamenti acquistati in Italia non funzionano necessariamente all’estero, per via delle clausole territoriali inserite nei contratti di licenza. Un tifoso italiano residente a Londra, a New York o a Dubai potrebbe trovarsi impossibilitato ad accedere all’account DAZN o Sky che ha regolarmente sottoscritto, semplicemente perché la sua connessione viene rilevata come proveniente da un paese fuori dal territorio di riferimento.
Per gestire questa problematica, molti utenti ricorrono a strumenti che modificano l’apparenza geografica della connessione. Chi vuole capire come funzionano queste soluzioni e quali caratteristiche offrono può consultare il sito di ExpressVPN che elenca tutte le funzionalità disponibili, incluse quelle rilevanti per chi ha necessità di accedere a contenuti regionalmente limitati mantenendo la propria connessione sicura e stabile.
Il nodo irrisolto della Serie A+
Nel marzo del 2024 la Lega Serie A aveva annunciato l’intenzione di lanciare una propria piattaforma in abbonamento denominata Serie A+, con l’obiettivo di distribuire highlights, interviste e contenuti extra al di fuori dei canali tradizionali. Il lancio era previsto per il 1° agosto 2024. A oltre due anni di distanza, la piattaforma non è operativa come servizio live, essendo vincolata dagli accordi in vigore con DAZN e Sky che impediscono la trasmissione delle partite fino al 2029.
L’iniziativa riflette una tendenza più ampia nel panorama sportivo internazionale: le leghe e le federazioni cercano sempre più frequentemente di instaurare un rapporto diretto con il tifoso, bypassando i broadcaster tradizionali. In Italia, questo processo è rallentato dalle strutture contrattuali esistenti, ma la direzione di marcia è quella.
Una riflessione strutturale
Il modello attuale di distribuzione dei diritti sportivi in Italia ha garantito entrate significative alle leghe e ai club, almeno nel breve periodo. Ma ha prodotto un sistema in cui il costo di accesso per il consumatore finale è cresciuto in modo costante, la fruizione è frammentata su più piattaforme, e la fedeltà del tifoso viene messa alla prova ogni volta che deve decidere quanti abbonamenti mantenere attivi.
La discussione sui diritti televisivi del prossimo ciclo, che partirà non prima del 2028, sarà l’occasione per ripensare alcune delle scelte fatte. Nel frattempo, l’evoluzione del mercato continua a produrre effetti misurabili sulla spesa delle famiglie e sulla disponibilità effettiva dei contenuti. Sport e Finanza continuerà a monitorare questa evoluzione. Per tutti gli aggiornamenti economici e finanziari sul mondo dello sport, restate aggiornati su sportefinanza.it.