Mercedes-Alpine, l'accordo non s'ha da fare: Otro Capital chiede troppo, Wolff si ritira

Toto Wolff aveva raggiunto un accordo di principio con Renault per il 24% detenuto da Otro Capital. Ma la valutazione da 3 miliardi di dollari chiesta dal fondo d’investimento ha affossato l’operazione.

F1Shanghai2025 Alpine
valutazione discordante
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La stella a tre punte si ferma ai box. Mercedes ha ufficialmente abbandonato le trattative per l’acquisizione di una quota di minoranza nel team Alpine di Formula 1, ponendo fine a settimane di negoziazioni che sembravano prossime a un’intesa. Il motivo è semplice: i soldi non tornavano.

Otro Capital, il fondo di investimento che detiene il 24% della scuderia francese, chiedeva 720 milioni di dollari per la propria quota, una cifra che implica una valutazione complessiva del team pari a 3 miliardi di dollari. Mercedes, guidata da Toto Wolff, aveva raggiunto un accordo di principio con Renault, azionista di maggioranza, ma si è fermata di fronte a quella richiesta, ritenendola fuori mercato.

La forchetta considerata equa dai tedeschi si attestava tra i 2,2 e i 2,4 miliardi di dollari, con una metodologia di valutazione basata sui multipli del fatturato, criterio standard per le aziende in perdita. Come Alpine, appunto.

Il divario era incolmabile. «A quanto ci risulta, le trattative si sono interrotte», ha dichiarato una fonte interna a Renault alla BBC Sport, che per prima ha riportato la notizia, poi confermata da Motorsport.com.

Una plusvalenza ambita, ma il mercato ha i suoi limiti

Il ragionamento di Otro Capital ha una logica propria: il fondo aveva acquisito la partecipazione nel giugno 2023 per circa 200 milioni di euro, e oggi vorrebbe incassare oltre tre volte tanto. Una plusvalenza notevole, resa possibile dalla crescita vertiginosa delle valutazioni dei team di Formula 1 nell’ultimo biennio.

Mercedes stessa è stata valutata 4,6 miliardi di sterline, McLaren 3,5 miliardi, ma entrambi i team sono redditizi e hanno ottenuto risultati sportivi di ben altro spessore rispetto ad Alpine, arrivata ultima nel campionato costruttori 2025 e attualmente quinta dopo cinque gare nell’attuale stagione.

È su questo piano che l’operazione perdeva senso per Mercedes: acquistare a un prezzo da grande squadra un team che si comporta da piccola. La sostenibilità finanziaria dell’investimento, a quei valori, risultava difficilmente difendibile.

Wolff cercava economie di scala, Renault guarda al futuro

L’interesse di Mercedes aveva una logica industriale precisa. Con la fornitura di power unit, cambio e sospensione posteriore già attiva da quest’anno, Wolff vedeva in Alpine un potenziale secondo team su cui replicare il modello Red Bull-Racing Bulls: un ecosistema allargato capace di generare efficienze e trasferimento tecnologico. Il piano prevede anche una riduzione a due dei team clienti entro l’introduzione dei nuovi regolamenti motore, attesi al più tardi entro il 2031. Attualmente Mercedes rifornisce McLaren, Williams e Alpine.

Renault, dal canto suo, non sembra in preda all’urgenza. La consapevolezza della valorizzazione finanziaria in corso nel Circus suggerisce pazienza: cedere oggi a un prezzo che il mercato non riconosce avrebbe poco senso strategico. Il veto che il costruttore francese può esercitare su qualsiasi vendita delle quote di Otro fino a settembre rappresenta, in questo contesto, uno strumento di protezione tanto quanto di controllo.

Tanto che sarebbe già stato orientato contro il consorzio guidato da Christian Horner, l’ex team principal della Red Bull che aveva esplorato la possibilità di acquisire la medesima quota.

Il lusso entra in pista: Gucci firma con Alpine

Mentre le trattative azionarie si arenano, Alpine costruisce il suo futuro su altri fronti. Il team ha siglato un accordo storico con Gucci, che dal 2027 diventerà title sponsor della scuderia: il nome ufficiale sarà «Gucci Racing Alpine Formula 1 Team».

Le cifre non sono state rese note ufficialmente, ma le indiscrezioni parlano di 150 milioni di dollari a stagione. La livrea tornerebbe al nero e oro, abbandonando i colori di BWT.

L’accordo porta la firma di Flavio Briatore, consulente esecutivo del team, e si regge su un rapporto personale con Luca de Meo: già CEO di Renault, oggi alla guida di Kering, il gruppo che controlla Gucci. Un’intesa costruita su fiducia e conoscenza reciproca, più che su roadshow finanziari.