La quarta Olimpiade moderna britannica potrebbe escludere la Capitale. Il governo torna a guardare ai Giochi Estivi con l’idea di portarli nell’Inghilterra del Nord, senza coinvolgere dunque Londra.
I ministri, secondo quanto riporta Sky Sport UK, hanno infatti incaricato UK Sport di valutare la fattibilità di una possibile candidatura del nord dell’Inghilterra per ospitare Olimpiadi e Paralimpiadi nel 2040, aprendo una fase esplorativa del dossier.
Gli esponenti del Governo che puntano sul nord
La prospettiva segnerebbe una cesura rispetto alla storia olimpica britannica. Londra ha già ospitato i Giochi tre volte, nel 1908, nel 1948 e nel 2012, mentre nessun’altra area del Regno Unito è mai stata coinvolta nell’organizzazione l’evento.
Proprio per questo la candidatura del nord viene presentata dal governo come un’operazione di riequilibrio territoriale, capace di trasformare lo sport in leva di rigenerazione urbana e rilancio del territorio.
A spingere pubblicamente il progetto sono state due figure di peso dell’esecutivo con collegi elettorali nel nord del Paese: la ministra della Cultura Lisa Nandy, deputata di Wigan, e la cancelliera – che in Gran Bretagna ha responsabilità su economia e finanze – Rachel Reeves, eletta a Leeds West and Pudsey.
Si punta dunque a sfruttare la candidatura olimpica come acceleratore del cosiddetto Northern Growth Corridor: «Londra 2012 ha mostrato che cosa possono fare le Olimpiadi per il nostro Paese. Ha ispirato una generazione attraverso lo sport, ha attirato enormi investimenti e ha mostrato al mondo il meglio della Gran Bretagna», ha dichiarato Nandy.
Un sogno che prende concretezza
La ministra ha poi insistito sul tema della rappresentanza territoriale: «Ma mentre il nord dell’Inghilterra ha generato così tanta eccellenza sportiva, non importa quanto talento produciamo, quali momenti sportivi creiamo e quali eventi di livello mondiale attiriamo: per troppo tempo ci è stato detto che le Olimpiadi sono semplicemente troppo grandi e troppo importanti per essere ospitate nel nord».
Per la ministra è ora di invertire la rotta e sognare in grande: «È tempo che le Olimpiadi arrivino al nord e che mostriamo al mondo che cosa possiamo offrire», ha aggiunto Nandy, definendo l’avvio della valutazione come un «atto di fiducia atteso da tempo nel nord».
Sulla stessa linea Rachel Reeves: «Sosteniamo pienamente l’idea di riportare i Giochi a casa, in modo da dare impulso al nostro Northern Growth Corridor. Ed è anche per questo che sosteniamo i piani di rigenerazione degli stadi, come a Elland Road, per creare nuove abitazioni, opportunità di business e spazi pubblici a Leeds e oltre».
La cancelliera punta con decisione verso la candidatura: «La forza sportiva della Gran Bretagna è riconosciuta e rispettata in tutto il mondo. È qualcosa che siamo determinati a valorizzare per ridare vita alle nostre comunità e costruire un’economia più forte e più sicura», ha spiegato.
La posizione del sindaco di Londra Khan
La possibile geografia dei Giochi britannici, tuttavia, ha già aperto un fronte politico con Londra: il sindaco Sadiq Khan non ha accolto con favore l’ipotesi di escludere la capitale dal progetto olimpico.
Il primo cittadino londinese sostiene che una candidatura realmente competitiva dovrebbe sfruttare l’intero patrimonio infrastrutturale del Paese, compresi gli asset realizzati e potenziati in occasione dei Giochi del 2012.
Un portavoce del sindaco ha ricordato che «Londra è la capitale sportiva del mondo» e che Khan «ha espresso apertamente la sua ambizione che la capitale faccia parte di futuri Giochi Olimpici e Paralimpici».
La volontà di valorizzare il patrimonio esistente
Da qui la critica ad un progetto focalizzato esclusivamente sul nord dell’Inghilterra, e l’invito a convogliare in un’iniziativa comune: «Sadiq ritiene che una possibile candidatura nazionale, utilizzando tutti gli asset che abbiamo nel Regno Unito, compreso il London Stadium di proprietà pubblica, garantirebbe le migliori Olimpiadi possibili», ha aggiunto il portavoce.
Rinunciare alle strutture londinesi significherebbe disperdere un vantaggio già consolidato: «Usare le strutture di Londra aiuterebbe a realizzare i Giochi più verdi e sostenibili, oltre a sbloccare una grande crescita economica sia qui a Londra sia in tutto il Paese», ha spiegato ancora il portavoce di Khan.
Il sindaco considera dunque l’esclusione della capitale un grave errore. «Non includere la capitale in una candidatura olimpica sarebbe un’occasione mancata e significherebbe che il nostro Paese non riuscirebbe a liberare tutti i benefici di Giochi su scala nazionale», ha concluso il portavoce.
La strategia del Regno Unito per i grandi eventi
Il governo, intanto, si muove su un terreno più ampio di politica dei grandi eventi. Negli ultimi mesi è stato nominato Lord McConnell, ex primo ministro scozzese e figura centrale nella campagna che portò i Commonwealth Games 2014 a Glasgow, come consulente ministeriale su soft power e major events.
Parallelamente, è stato introdotto in Parlamento un disegno di legge sugli eventi sportivi, pensato per rendere più semplice la candidatura del Regno Unito a grandi manifestazioni internazionali.
La partita olimpica si inserisce quindi in una strategia che punta a rafforzare il posizionamento britannico nello sport globale, dopo l’esperienza di Londra 2012 e gli Europei di calcio del 2028.
L’Italia sogna i Giochi Estivi: tre candidature sul tavolo nella corsa ai cinque cerchi
Un dibattito simile a quello italiano
Per il Regno Unito, resta da capire se il nord punterà su una candidatura autonoma oppure si renderà disponibile ad allargare il perimetro geografico coinvolgendo anche la Capitale.
Qualora il nord puntasse con decisione verso un’iniziativa solitaria, sarà messo alla prova dal confronto con le rivali, tra cui potrebbe esserci anche l’Italia che sta affrontando un dibattito simile rispetto ad una potenziale candidatura con orizzonte 2036 o 2040.
Il triangolo composto da Milano, Torino e Genova ha gia infatti annunciato l’intenzione di presentare un progetto comune, mentre Roma per voce del Sindaco e delle istituzioni resta un’ipotesi concreta, e sullo sfondo rimangono città e regioni che puntano ad essere incluse nel dossier tra cui Bologna, Firenze e il Veneto.
La valutazione affidata a UK Sport dovrà dare una prima risposta, ma il confronto politico è già cominciato: da un lato parte del governo vuole trasformare le Olimpiadi in uno strumento di perquazione territoriale, dall’altra la capitale rivendica il proprio ruolo e non intende restare fuori dalla partita