Sport identitari, cambia il pubblico: F1 e MotoGP conquistano la Gen Z

Il radar SWG fotografa un’Italia in transizione: il pallone resta simbolo identitario per il 79% degli adulti, ma tra under 26 la F1 e la MotoGP guadagnano terreno. Un cambiamento che vale miliardi e Liberty Media lo sa già.

Rinnovo Monza F1
identità F1 e MotoGP
Image Credits: DPPI / Panoramic / Insidefoto

Il calcio italiano incassa una mancata qualificazione ai Mondiali 2026 e, nonostante tutto, conserva saldamente il primato di sport-simbolo della nazione: lo indica il 79% degli intervistati nel radar SWG, sondaggio CAWI condotto su un campione rappresentativo di 800 adulti. Ma è nel confronto generazionale che i numeri diventano davvero interessanti e strategicamente rilevanti per chi muove capitali nello sport.

Tra i giovani della Gen Z, il calcio scende al 70%, tallonato dalla Formula 1 (35%) e, a distanza, dalla MotoGP (26%). Un gap di cinque punti sulla F1 e undici sulla MotoGP rispetto alla media nazionale racconta una storia precisa: i motori non sono più uno sport di nicchia per appassionati di meccanica, ma un fenomeno culturale che parla direttamente alla generazione cresciuta su TikTok e YouTube.

Il modello Liberty Media e il valore della narrazione

Non è un caso se dietro questa trasformazione si intravede la firma di Liberty Media. La società statunitense, che ha rilevato la Formula 1 nel 2017 per 4,4 miliardi di dollari, ha applicato alla massima serie automobilistica un manuale di marketing capace di moltiplicare l’audience globale, i ricavi commerciali e il valore del brand in meno di un decennio. La leva principale? Raccontare storie, non solo gare.

“Drive to Survive” su Netflix ha aperto la F1 a segmenti di pubblico che non avevano mai acceso una televisione per seguire una qualifica. Il risultato è certificato dal 2025 Global Fan Survey di Motorsport Network: il 27% degli intervistati appartiene oggi alla Gen Z, e il 70% di questi consuma contenuti F1 ogni giorno – contro una media generale del 61% – prediligendo social e piattaforme streaming rispetto alla televisione tradizionale.

«Siamo riusciti a catturare l’interesse dei giovani fan in un tempo molto rapido, – ha dichiarato Stefano Domenicali, CEO Formula 1. – Abbiamo bisogno di attivare i cinque sensi. E abbiamo cercato di catturare, con diverse narrazioni, diversi cluster di persone.»

Il sondaggio rivela anche un dettaglio che dice molto sullo spirito del tempo: per il 70% dei giovani fan, la F1 rappresenta uno status e un’immagine, non soltanto una competizione sportiva. I piloti sono diventati ambasciatori culturali: una figura che 66 giovani su cento seguono per le storie personali e i valori che incarnano, molto prima che per i sorpassi in pista.

MotoGP: il prossimo capitolo del copione

Rilevante, in questo contesto, è l’ingresso di Liberty Media anche nella MotoGP. L’acquisizione del campionato iridato del motociclismo è il tentativo dichiarato di replicare lo stesso schema: ampliare il pubblico, diversificare i mercati, moltiplicare i punti di contatto con le nuove generazioni.

«MotoGP è un asset sportivo premium altamente attrattivo», ha dichiarato Derek Chang, Presidente e CEO di Liberty Media, sottolineando la solidità dei flussi di cassa e il «potenziale di crescita significativo».

I dati del radar SWG sembrano dargli ragione prima ancora che il piano sia pienamente eseguito: tra i giovani italiani la MotoGP registra già 26 punti percentuali di identificazione nazionale, quasi il doppio rispetto alla media generale (15%). L’arrivo in griglia di piloti giovani – e il conseguente aumento della rappresentanza generazionale – ha già spostato l’ago della bussola del tifo.

Cosa cambia per il mercato

Per gli operatori del settore – sponsor, broadcaster, investitori in diritti sportivi – il messaggio del radar SWG va letto con attenzione. Il calcio rimane un asset di massa imprescindibile, ma la sua egemonia sulle fasce più giovani si sta erodendo. I motori, al contrario, crescono proprio dove cresce il valore: nell’economia dell’attenzione digitale, nei contratti di sponsorizzazione legati all’engagement online, nella capacità di generare contenuti virali 365 giorni l’anno e non solo nei novanta minuti di una partita e nei giri della gara.

È la fine del calcio come sport-simbolo dell’Italia? No. Ma è l’inizio di una stagione in cui chi governa i motori ha capito prima degli altri che lo sport del futuro si vince anche e, forse, soprattutto, lontano dalla pista.