America's Cup, nuovi team e questioni legali che incombono prima ancora di salpare

Deadline al 31 marzo per le iscrizioni tardive, con la possibilità American Magic, Ineos che porta Ainslie in tribunale e una denuncia che mette sotto esame la governance. La 38ª America’s Cup entra nel vivo.

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Verso Napoli
Image Credits: Ian Roman / America's Cup

Il termine è il 31 marzo. Entro quella data, chi vuole entrare nel campo della 38ª America’s Cup dovrà aver formalizzato la propria iscrizione presso American Cup Partnership. A pochi giorni dalla scadenza, il quadro dei partecipanti potrebbe ancora cambiare e con esso il peso specifico dell’evento che Napoli si prepara ad ospitare nel luglio del 2027.

Il ceco, il guidone e la barca americana

Al centro delle voci più insistenti c’è Karel Komárek, multimiliardario di Praga a capo del gruppo Kkcg, holding internazionale con interessi in 36 Paesi tra lotterie, energia, tecnologia e real estate, stimata intorno ai 10 miliardi di dollari. Secondo indiscrezioni riportate da Il Mattino e rimbalzate sui siti specializzati britannici come Sailweb e italiani come Pressmare, Komárek avrebbe già ottenuto la membership del New York Yacht Club – passaggio indispensabile per strutturare una sfida credibile – e starebbe per rilevare asset e imbarcazione di American Magic, il team statunitense che si è ritirato dal nuovo ciclo dopo Barcellona 2024.

La mossa non è di poco conto. Il regolamento dell’AC38 impone a ogni sfidante di possedere un AC75 che abbia già preso parte all’edizione precedente: delle sei barche schierate a Barcellona, cinque sono già nelle mani di team iscritti. L’unica opportunità concreta per chi vuole entrare oggi è proprio quella lasciata libera da American Magic. Un vincolo che trasforma la barca in merce rara e la trattativa con Komárek in un affare potenzialmente risolutivo.

L’imprenditore, peraltro, non è estraneo alle acque del Golfo: ha regatato più volte a Sorrento con il suo Wally 100 «V», spesso con a bordo il napoletano Pierluigi De Felice, quattro campagne di Coppa America alle spalle e protagonista anche con Luna Rossa nelle World Series vinte a Napoli nel 2012.

Sullo sfondo si muovono anche gli australiani, con Tom Slingsby e John Winning Jr. – già coinvolto nelle competizioni Youth e Women a Barcellona 2024 – che starebbero trattando con Team New Zealand per lo scafo vincitore della 36ª edizione. Secondo La Stampa, un nuovo team avrebbe preso contatti anche a Genova, dove potrebbe aprire una base operativa intermedia prima di spostarsi su Napoli. Le bocche restano cucite, ma la pista è quella di Komárek.

La barca dei britannici: 180 milioni contesi

Se il fronte degli ingressi agita le acque, quello britannico le ha già fatte bollire. Ineos, il colosso chimico di Sir Jim Ratcliffe – azionista del Manchester United e della Mercedes F1 – ha annunciato azioni legali contro Athena Racing, il team guidato da Sir Ben Ainslie che gareggerà con il guidone del GB1. L’accusa è pesante: essersi appropriati dell’imbarcazione con cui Ineos UK era arrivata in finale a Barcellona, superando in Louis Vuitton Cup anche Luna Rossa.

«L’imbarcazione appartiene a Ineos ed è inappropriato presumere che possa essere utilizzata per la prossima competizione senza chiedere il nostro permesso», recita la nota del gruppo. Un asset da 180 milioni di sterline, a cui si somma un’altra barca precedente da 170, per un totale che supera il mezzo miliardo di sterline.

Ainslie, dal canto suo, rivendica piena autonomia del progetto sportivo, ricordando che era stato raggiunto un accordo con Ineos prima del ritiro formale di quest’ultima, saltato per mancanza di tempi tecnici. La questione, tutta da risolvere, è se il denaro potrà aggiustare ciò che i tribunali non vogliono ancora toccare.

Il nodo giuridico che guarda oltre Napoli

La disputa legale più sottile – e forse più rilevante sul piano strutturale – arriva però da New York. John Sweeney, ex velista di alto livello con campagne in America True e Oracle, ha depositato una complaint al Charities Bureau del New York Attorney General contro il Royal New Zealand Yacht Squadron. La denuncia, come spiega Il Sole 24 Ore, non è una causa in piena regola ma una segnalazione di presunte violazioni che l’Attorney General potrà archiviare, approfondire o trasformare in procedimento. I precedenti, però, invitano alla prudenza.

Il nodo, come lo definisce la giurista Alessandra Pandarese è la possibilità che l’attuale architettura tenti di pre-impostare anche la AC39: «non è detto che la sfida di Napoli sia illegittima, ma è legittimo chiedersi se si possa blindare oggi anche ciò che verrà domani».

Il Deed of Gift, che governa la Coppa dal 1887, è costruito su cicli: Defender e Challenger of Record negoziano ogni volta. Se il Protocol pubblicato il 12 agosto 2025, con la nascita dell’America’s Cup Partnership, intendesse proiettarsi oltre il ciclo napoletano fissando date, luoghi, formato e barche per la AC39, la tensione con il Deed diventerebbe concreta.

Il rischio non è solo legale

Per Napoli, il problema è che l’iniziativa di Sweeney trova terreno fertile proprio perché esistono tensioni reali tra governance commerciale e spirito del Deed. L’evento si innesta su Bagnoli, area che porta ancora addosso il peso di bonifiche incomplete, e si inserisce in un contesto urbano dove velocità politica e complessità istituzionale marciano a ritmi diversi.

In questo scenario, anche una vulnerabilità giuridica non immediatamente letale può trasformarsi in rischio reputazionale, cautela degli sponsor, incertezza per gli stakeholder.

Restano da ufficializzare le date della Louis Vuitton Cup e dell’evento preliminare finale del 2027. La prima regata si disputerà a Cagliari dal 21 al 24 maggio 2026 con gli AC40. Si parla di un possibile evento ad Atene in settembre e di una prova a Napoli tra giugno e luglio 2026. L’architettura è in costruzione, proprio come i moli di Bagnoli.

E come spesso accade in questo trofeo, è la corsa verso la prossima edizione, quella del 2029, a dare la misura di quanto le ambizioni siano già alte.