Il paddock della MotoGP vive settimane di tensione sotterranea. Non si tratta delle sole scaramucce di mercato sui piloti – le voci su Pedro Acosta in Ducati o Jorge Martín che cambia sponda – ma di qualcosa di più strutturale: la negoziazione del nuovo accordo commerciale che regolerà il campionato dal 2027 al 2031.
Un documento che, negli ambienti del Motomondiale, tutti ormai chiamano con un soprannome eloquente: il “Patto della Concordia”, come il celebre contratto che governa la Formula 1.
Il dossier sul tavolo
La trattativa vede contrapposti, da quasi un anno, MotoGP Sports Entertainment Group – la nuova denominazione dell’ex Dorna, dopo l’ingresso di Liberty Media nel capitale – e la MSMA, l’associazione che riunisce i costruttori: Ducati, KTM, Aprilia, Yamaha e Honda. Al centro del negoziato ci sono i diritti commerciali del campionato, a cominciare da quelli televisivi, e la distribuzione delle relative entrate.
Il giro d’affari della MotoGP non è trascurabile: nel 2023 Dorna ha registrato circa 486 milioni di euro di fatturato, avente come pilastri principali i diritti televisivi (circa la metà del totale), le sponsorizzazioni globali e le cosiddette «hosting fee» pagate dai circuiti.
Numeri rispettabili, ma ancora lontani dai miliardi generati dalla Formula 1. Ed è esattamente lì che Liberty vuole arrivare.
Nodi da sciogliere
La vera frattura riguarda il modello di remunerazione. L’organizzatore propone una cifra fissa – stimata intorno ai nove milioni di euro annui per costruttore, articolata in diverse voci – mentre i team spingono per adottare il sistema in vigore in Formula 1: una percentuale degli incassi complessivi, parametrata ai risultati sportivi.
La logica dei costruttori è chiara: una quota variabile li rende compartecipi della crescita del campionato, incentivando l’investimento a lungo termine e rafforzando la loro posizione nei confronti di sponsor e potenziali investitori.
«I singoli contratti sono legati ai contratti più importanti», ha spiegato Mauro Grassilli, direttore sportivo di Ducati Corse, ai microfoni di Sky Sport MotoGP, fotografando con una frase la dipendenza dell’intero mercato piloti dall’esito di questa negoziazione.
Oltre alla questione economica, c’è un secondo punto di frizione, meno visibile ma altrettanto rilevante: la titolarità delle licenze di partecipazione al campionato. Nell’accordo attuale, in scadenza a fine stagione, tali diritti appartengono all’organizzatore.
I team vogliono che cambino di mano, o almeno che vengano condivisi. Un posto in griglia «di proprietà» vale infatti molto di più sul mercato quando si tratta di attrarre capitali o negoziare partnership commerciali.
MotoGP, la rivoluzione silenziosa: Liberty Media punta sull'identità
Austin, lo scenario della svolta
Secondo quanto risulta a Motorsport.com, le posizioni si sono avvicinate sensibilmente nelle ultime settimane. Il Gran Premio delle Americhe, al Circuit of the Americas, in programma dal 26 al 29 marzo, potrebbe essere l’occasione per una stretta di mano definitiva: non a caso, alcuni alti dirigenti di Liberty Media saranno presenti ad Austin, sede americana della casa madre.
«L’America è un luogo molto indicato per sederci a un tavolo», ha anticipato Massimo Rivola, presidente della MSMA e CEO di Aprilia Racing, lasciando intendere che la firma potrebbe essere più vicina di quanto sembri.
Lin Jarvis, designato dai costruttori come loro rappresentante ufficiale nel negoziato, è il personaggio chiave di questa fase finale.
La strategia del silenzio
Non è casuale che, finora, il solo annuncio di mercato ufficialmente confermato sia il rinnovo di Marco Bezzecchi con Aprilia. La MSMA ha adottato una strategia deliberata: congelare le comunicazioni pubbliche sui propri piloti e sulle alleanze tra team e costruttori come leva di pressione nei confronti dell’organizzatore.
Una mossa che ha trasformato il mercato piloti in un puzzle il cui scenario definitivo dipende, in ultima analisi, da un accordo finanziario.
Il precedente virtuoso e i limiti della storia
Liberty Media conosce bene il copione: ha già trasformato la Formula 1 da campionato di nicchia a fenomeno culturale globale, con ricavi cresciuti vertiginosamente nell’ultimo decennio. La MotoGP è il banco di prova successivo.
Il primo tassello è stato sistemato con i team indipendenti, gestiti dall’IRTA sotto la presidenza di Lucio Cecchinello: accordo quinquennale già siglato, con i team satellite che percepiscono tra i 6,5 e i 7 milioni di euro annui.
Il capitolo più complicato è quello con la MSMA. E c’è un ulteriore elemento da non sottovalutare: Carmelo Ezpeleta, che guida la società – ora MotoGP Sports Entertainment, ex Dorna nell’anima – non appare intenzionato a cedere facilmente terreno sui principi fondamentali del modello di business costruito in trent’anni.
La storia insegna che Liberty sa essere paziente. Ma il paddock, in questo momento, paziente non lo è affatto.