Una stella ha già scritto il suo nome nel firmamento del cielo romano del prossimo giugno. Noah Lyles, campione olimpico dei 100 metri, ha infatti confermato la sua presenza al Golden Gala Pietro Mennea.
La kermesse romana, prevista quest’anno per il 4 giugno, festeggia l’edizione numero 46 con un campione assoluto dell’atletica mondiale.
Il velocista, medaglia d’oro a Parigi 2024, sarà quindi uno dei volti di punta della quinta tappa della Wanda Diamond League – la prima della stagione europea – confermando la capacità della manifestazione organizzata dalla Fidaldi attrarre alcuni dei principali protagonisti dell’atletica mondiale.
Un segnale importante sia, dal punto di vista sportivo, ma anche e soprattutto in termini di visibilità globale per Roma e l’Italia come teatro di qualità e di appeal per l’atletica mondiale.
«Una delle mie gare preferite di sempre è stata a Roma contro Michael Norman, spero che ce ne sia un’altra così», ha dichiarato Noah Lyles ricordando la sua partecipazione al Golden Gala nel 2019.
Noah Lyles al Golden Gala: in attesa di conoscere i rivali
Nelle prossime settimane verranno ufficializzati gli avversari dello sprinter statunitense, ma già ora appare evidente come i 100 metri maschili, gara regina di ogni competizione di atletica, possa rappresentare per questo Golden Gala uno momento di richiamo ancor ulteriore.
La gara dei 100 metri rappresenta una delle colonne portanti del Golden Gala, presente in 41 delle 45 edizioni della manifestazione.
Nel corso degli anni il meeting romano ha ospitato alcuni dei più grandi velocisti della storia: da Justin Gatlin, primatista con 9.75 e cinque successi, a Usain Bolt, protagonista con due vittorie e un 9.76 nel 2012, fino a Tyson Gay e Asafa Powell.
L’edizione 2026 si inserisce quindi in una tradizione consolidata, con l’obiettivo di offrire ancora una volta uno dei momenti più attesi dell’intera stagione internazionale.
Lyles, Roma e quel 19.72 come Mennea
Il rapporto tra Lyles e il Golden Gala ha anche una valenza che non sarebbe eccessivo definire simbolica.
Proprio nell’edizione 2019, quella che il campione a stelle e strisce ha definito tra le sue preferite di sempre, il cronometro nei 200 piani per lo statunitense si fermò a 19.72, lo stesso tempo indissolubilmente legato a Mennea e al suo record durato oltre 30 anni.
Un riferimento, non banale e forse neanche casuale, che rafforza il legame tra la manifestazione, la storia dell’atletica italiana e mondiale. E poco importa che in quelal sua prima apparizione romana Lyles chiuse al secondo posto dietro Michael Norman, autore del record del meeting in 19.70, in una delle sfide più spettacolari degli ultimi anni.
Dalla pista a Netflix e un curriculum che vale lo show
Classe 1997, Noah Lyles è oggi uno dei volti più riconoscibili e vincenti dell’atletica globale. Oro olimpico nei 100 metri a Parigi 2024, bronzo nei 200 sia a Tokyo che a Parigi, può contare su otto titoli mondiali tra 100, 200 e staffetta 4×100.
A questi si aggiungono sei successi in Diamond League e primati personali di assoluto rilievo: 9.79 nei 100 e 19.31 nei 200 metri, che lo proiettano sul podio all time, come terzo miglior tempo di sempre.
Un atleta capace di coniugare performance e spettacolo, elemento che contribuisce a rafforzare l’appeal degli eventi in cui è protagonista.
La popolarità di Lyles non passa solo dalle sue prodezze in pista ma deve molto anche alle due stagioni della serie “Sprint” su Netflix che hanno contribuito ad ampliare la sua esposizione internazionale, raccontandone non solo le prestazioni ma anche il lato umano e il percorso verso i grandi traguardi.
Lifestyle e fashion, brand ambassador e icona social: il posizionamento dell’immagine di Lyles attraverso la serie che travalica decisamente l’atletica e lo rende uno degli atleti più riconoscibili del panorama sportivo contemporaneo.