Messina: «A Milano aspettative eccessive, Bologna spende come noi ma parte da underdog»

Il dirigente dell’Olimpia traccia il bilancio della sua esperienza in panchina e delinea le responsabilità del suo nuovo ruolo, che lo vede impegnato nella direzione strategica del club con un focus sul dossier NBA Europe.

LDLC ASVEL vs Olimpia Milano
la direzione del club
Photo by: Frederic Chambert / Panoramic / Insidefoto

Milano spegne novanta candeline. Il club meneghino ha festeggiato il compleanno domenica scorsa con una vittoria contro Sassari in occasione del ritorno al Forum dopo la parentesi all’Allianz Cloud, alla presenza dei volti che hanno fatto la storia del club.

Solo due giorni dopo arriva la sconfitta contro il Monaco che sembra aver chiuso ancora una volta le porte alla post-season di Eurolega: l’ultimo ad accedervi è stato l’attuale presidente delle Basketball Operations Ettore Messina, che dopo le dimissioni da allenatore si concentra sul ruolo dirigenziale.

«Sono stato parte Integrante della storia del club, sicuramente – ha dichiarato in un’intervista a Il Corriere della Sera -. Sono stati sei anni intensi. Otto trofei, tre scudetti consecutivi, una Final Four dopo 29 anni. Importante? Non sta a me giudicarlo».

Il tema della sostenibilità economica

Il manager biancorosso rivendica il percorso costruito, caratterizzato da una fase vincente sul piano nazionale, ma non sufficiente a consolidare Milano tra le grandi d’Europa in modo stabile. «Non è scontato vincere, in nessun caso. Per come sta cambiando il sistema, il peso economico conta sempre di più».

Messina allarga il discorso al contesto generale del basket europeo, dove la competizione si è fatta più intensa e, soprattutto, più costosa. Milano resta una delle realtà più solide, ma fatica a competere con i budget faraonici di alcune big continentali.

«Noi fortunatamente abbiamo una società che ha sempre investito molto, poi però ci sono anche quelli che vanno oltre quelle che secondo me sono le possibilità della pallacanestro europea e mondiale».

Un sistema da riformare

Il tema economico si intreccia con quello della sostenibilità sportiva. Secondo Messina, il sistema è sbilanciato richiedendo troppi sforzi ai cestisti favorendo gli infortuni che creano squilibri difficili da gestire nel lungo periodo.

Le defezioni sono il risultato di un calendario sempre più compresso e competitivo. In Eurolega ogni gara pesa, senza margini per gestire davvero le energie.«Troppe partite dove non si può mollare. Anzi, tutte le partite contano, ma poi non si contano gli infortuni».

Un modello che potrebbe richiedere presto una revisione strutturale.Il confronto con il modello NBA diventa inevitabile per intervenire su un sistema che, secondo Messina, andrebbe ripensato.

«In Nba, dove ci sono trenta squadre, ai playoff ne vanno sedici più quattro ai play-in. I due terzi. Puoi permetterti di ruotare i giocatori più affaticati, puoi anche mettere in preventivo qualche sconfitta. In Eurolega passano in sei, più quattro ai play-in. Dieci squadre su venti, ovvero la metà. È un imbuto troppo stretto».

Il dossier NBA Europe

L’apertura verso un’integrazione con il modello statunitense assume ancora più rilevanza nel contesto attuale che vede la lega nordamericana in procinto di sbarcare nel Vecchio Continente, operazione che vede il dirigente italiano favorevole.

«Quando mi dicono “tu vorresti che arrivi l’America a tutti i costi” io rispondo di sì. porterebbe un riallineamento tra obiettivi economici e risultati sportivi. L’ideale sarebbe una fusione con Eurolega».

Il matrimonio tra le due leghe porterebbe maggiore equilibrio al sistema, permettendo la valorizzazione commerciale del prodotto e consentendo di raggiungere l’agognata sostenibilità economica.

L’obbligo di vincere per Milano

Sul fronte sportivo emerge uno dei passaggi più significativi: Milano, per storia e investimenti, parte sempre con l’obbligo di vincere: «A Milano ci sono sempre grandi aspettative».

Si tratta di un peso che l’altra big del basket italiano riesce a gestire diversamente: «Anche Bologna ha speso molto, ha preso grandi allenatori e giocatori, ma è sempre riuscita a passare come underdog. Un capolavoro di comunicazione».

L’Olimpia è costretta a confrontarsi con aspettative elevate in ogni competizione, mentre altre squadre riescono a sottrarsi a questa pressione, trasformandola in un vantaggio competitivo.

Il futuro di Messina

Il futuro di Messina sarà sempre più dirigenziale: archiviata l’esperienza in panchina, il focus si sposta sulla direzione strategica del club, in un contesto che cambia rapidamente e richiede visione oltre il campo.«Ora il mio ruolo è organizzare, capire quale può essere il futuro di questo club nei prossimi anni e soprattutto in che mondo».

Una separazione netta delle responsabilità, che prevede una gestione tecnica maggiormente condivisa, con l’obiettivo di creare un equilibrio interno più definito. In questo nuovo assetto, il manager non interverrà direttamente nelle scelte di mercato.

«Lo escludo. L’allenatore sceglierà i giocatori insieme con il direttore sportivo. Siamo una squadra dirigenziale di alto livello, In questi anni mi sono confrontato tantissimo con Armani, con Dell’Orco, con Stavropoulos».

Tra le celebrazioni e l’ennesima delusione europea, Milano resta così sospesa tra ciò che è stata e ciò che ambisce a diventare, in un contesto ambientale dove la pressione è altissima e ogni palla scotta. Anche se, come ricorda Messina, vincere non è mai scontato, nemmeno quando sembra quasi un obbligo.

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