Nella botte piccola c’è il vino buono. Il curling italiano è una realtà numericamente contenuta ma sorprendentemente competitiva: in Italia i tesserati sono poco più di 400, compresi gli over 50, mentre il settore giovanile conta appena 118 ragazzi.
In seguito ai Giochi di Milano Cortina 2026, questo sport sta vivendo nel Paese ospitante una fase di grande visibilità e crescita di interesse che sta raggiungendo una portata di dimensioni inedite.
Un fenomeno mediatico
Le gare trasmesse in televisione hanno attirato un vasto pubblico e l’entusiasmo per gli atleti italiani ha trasformato il curling in un vero fenomeno mediatico, capace di conquistare il pubblico domestico.
Secondo un’analisi condotta dal portale idealo.it, il cosiddetto “curling casalingo” ha registrato una crescita significativa nelle ricerche online. Nel mese di febbraio le intenzioni di acquisto per le pietre da curling domestiche sono aumentate del 48%, mentre le ricerche relative ai set da gioco sono cresciute del 27%.
Nonostante la forte onda di appeal, il curling resta una disciplina praticata da un numero molto limitato di atleti. Anche le strutture dedicate sono poche: solo sette piste specifiche, tutte concentrate nel Nord del Paese.
La qualità degli impianti e la preparazione
Eppure, proprio la qualità di questi impianti rappresenta uno degli elementi chiave che hanno permesso al movimento azzurro di raggiungere risultati di alto livello sulla scena internazionale.
«Nonostante i numeri ristretti, c’è un altissimo livello che manteniamo nella preparazione degli impianti, perché la qualità del ghiaccio è determinante per arrivare a questi livelli – ha spiegato a Rivista Undici Giuseppe Antonucci, consigliere federale della FISG con delega al curling –. In vista di Milano Cortina 2026, abbiamo preparato nuovamente tutti i sette impianti dedicati e i tre ibridi, per dare la possibilità a più persone possibile di provare il nostro sport, sfruttando il seguito di queste settimane».
I risultati ottenuti sul ghiaccio negli ultimi anni non sono frutto del caso: dietro le prestazioni degli atleti azzurri si nasconde un lavoro metodico e di lungo periodo, costruito attraverso un programma tecnico accurato e una pianificazione dettagliata.
«La preparazione è stata curata in ogni minimo particolare», ha spiegato Antonucci, sottolineando come la crescita del movimento sia stata costruita passo dopo passo grazie a un approccio sinergico che ha coinvolto atleti, tecnici e federazione.
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Gli investimenti a sostegno del curling
Un ruolo decisivo è stato svolto anche dagli investimenti economici destinati alla disciplina. Negli ultimi anni le risorse dedicate al curling sono aumentate in modo significativo, passando dai circa 150mila euro del 2016 ai 900mila del 2025.
Un incremento di sei volte che è stato possibile grazie anche all’intervento legislativo del Governo e al contributo di Sport e Salute, che ha previsto fondi aggiuntivi nel quadriennio olimpico in vista di Milano Cortina.
Tuttavia, come sottolinea lo stesso Antonucci, esiste un elemento fondamentale che non può essere acquistato: «C’è grandissima passione da parte dei nostri giocatori e dei tecnici, senza il quale non sarebbe possibile raggiungere questi risultati con così pochi tesserati».
È proprio questa combinazione tra qualità degli impianti, investimenti mirati e forte radicamento della disciplina sui territori a spiegare l’ascesa dell’Italia nel curling internazionale.
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Le nuove generazioni
La federazione guarda però oltre l’appuntamento olimpico e punta a consolidare la crescita del movimento anche negli anni successivi ai Giochi. «Il sostegno che la Federazione ha dato è stato mirato all’alto livello. Anche le nostre nazionali Junior sono sul tetto del mondo».
Parallelamente si sta lavorando sullo sviluppo della base e sulla diffusione della disciplina tra i più giovani. In questa direzione si inserisce un programma di avviamento alla pratica sportiva che comprende anche il progetto Curling@School, finanziato da Sport e Salute, grazie al quale centinaia di studenti hanno avuto l’opportunità di provare il curling direttamente sulle piste.
«Cerchiamo di dare entusiasmo alle persone che vogliono cimentarsi in questo sport, perché trasmettere la passione è ciò che conta di più», conclude Antonucci. Un entusiasmo che, se alimentato dalla visibilità olimpica, potrebbe contribuire ad allargare progressivamente la base dei praticanti.
L’impulso infrastrutturale dei Giochi
La visibilità garantita dall’evento olimpico rappresenta infatti una finestra irripetibile per avvicinare nuovi appassionati a una disciplina ancora di nicchia che ha generato forte entusiasmo negli Italiani.
L’effetto mediatico delle Olimpiadi sta già producendo conseguenze tangibili sul territorio, a partire proprio da Cortina d’Ampezzo, dove il curling sta vivendo un momento di popolarità senza precedenti.
Nel pieno dei Giochi è stato avviato un progetto per la realizzazione di una struttura permanente dedicata a questa disciplina, inserita all’interno di un più ampio polo degli sport del ghiaccio.
Il nuovo polo del ghiaccio a Cortina
L’idea è quella di concentrare nello stesso comparto le principali strutture dedicate agli sport su ghiaccio, con il centro nevralgico rappresentato dallo Stadio Olimpico del Ghiaccio di Cortina, inaugurato nel 1956, e ristrutturato proprio in vista della rassegna a cinque cerchi.
La struttura è la sede di hockey e pattinaggio artistico nello storico, mentre lo sliding centre adiacente costruito in vista dell’appuntamento olimpico ospita bob, skeleton e slittino, con la nuova arena destinata al curling tra i due impianti, secondo quanto ricostruito da Il Gazzettino.
«Pur non trattandosi di un’opera da costruire con i fondi della legge olimpica, l’amministrazione comunale ha chiesto a Simico di potersene occupare – conferma Fabio Saldini, commissario governativo per le opere olimpiche -, partendo dal presupposto che potrà essere utilizzata la stessa centrale di refrigerazione».
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Lo stanziamento previsto
Il progetto prevede che le tre strutture restino indipendenti dal punto di vista funzionale ma condividano lo stesso sistema di refrigerazione. Il complesso comprenderà anche una foresteria da 60 posti letto destinata agli atleti degli sport del ghiaccio.
«Ormai siamo oltre le valutazioni e possiamo dire che andremo a fondo, per arrivare alla realizzazione del nuovo impianto del curling tra lo sliding centre e lo stadio del ghiaccio. Tecnicamente saranno tre strutture indipendenti per altrettanti gruppi di discipline, ma la gestione del freddo e del caldo avverrà con il medesimo sistema».
La nuova struttura richiederà un investimento significativo, con l’obiettivo di garantire al curling una sede stabile e permanente dopo le Olimpiadi, superando le soluzioni temporanee ipotizzate in passato.
«La spesa prevista sarà di 6,8 milioni – afferma Giorgio Da Rin, assessore allo Sport del Comune di Cortina – finanziati in parte dal Fondo Comuni Confinanti e in parte con risorse proprie del bilancio comunale».
Fase di stallo per la pista di Courmayeur
Non ovunque però il boom di interesse si traduce immediatamente in nuove strutture o nel recupero di quelle esistenti. In Valle d’Aosta, ad esempio, l’unica pista di curling disponibile non è attualmente utilizzata per l’attività agonistica, nonostante l’attenzione mediatica generata dai Giochi.
Il problema riguarda soprattutto le caratteristiche tecniche dell’impianto sito a Courmayeur: «Il curling e la pista di pattinaggio condividono il medesimo impianto di raffreddamento, ma hanno necessità di temperature del ghiaccio differenti per funzionare al meglio – ha spiegato l’assessore regionale allo Sport Giulio Grosjacques – e permettere di svolgere le diverse discipline sul ghiaccio, cosa impossibile con l’impianto esistente».
La soluzione richiederebbe la separazione dei sistemi di refrigerazione, con un intervento stimato in circa 125mila euro che, tra Iva e costi di progettazione, arriverebbe a sfiorare i 200mila euro, con i costi di gestione annua stimati in ulteriori 40mila euro, riporta La Gazzetta Matin.
Una cifra relativamente contenuta ma che, secondo le amministrazioni locali, non rappresenta al momento una priorità rispetto ad altri interventi più urgenti in un contesto di risorse limitate.
L’ambizione di uscire dalla nicchia
«Dobbiamo sistemare la copertura del palazzetto per sanare le infiltrazioni, installare pannelli solari per migliorare il consumo energetico e adeguare gli impianti antincendio – ha spiegato Simone Casale Brunet, assessore al Turismo del Comune di Courmayeur –, investimenti per il Comune da circa 2 milioni di euro che guardano al futuro e alla sostenibilità dell’impianto».
Il paradosso è evidente: mentre l’Italia celebra i successi del curling e ne scopre il fascino grazie alle Olimpiadi, il movimento resta ancora fragile dal punto di vista strutturale. Tuttavia proprio l’entusiasmo generato dai Giochi potrebbe rappresentare il punto di partenza per una nuova fase di sviluppo.
Se l’interesse del pubblico riuscirà a trasformarsi in nuovi praticanti e nuovi investimenti, lo sport dei “sassi e delle scope” potrebbe finalmente uscire dalla dimensione episodica delle Olimpiadi e consolidarsi come una presenza stabile nel panorama sportivo italiano.