Il basket italiano è pronto a voltare pagina. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) starebbe mettendo a punto una proposta di riforma strutturale della Serie A da presentare in un prossimo Consiglio Federale, e successivamente alla LegaBasket, che potrebbe stravolgere l’intero sistema del massimo campionato nazionale a partire dalla stagione 2027-28.
La spinta, neanche a dirlo, arriva dall’esterno: l’imminente sbarco dell’NBA in Europa.
NBA Europe: l’acceleratore della riforma
È ormai ufficioso che Milano e Roma saranno le due sedi italiane permanenti del progetto NBA Europe, il campionato continentale a giurisdizione NBA-FIBA che dovrebbe debuttare nell’ottobre 2027 con 16 franchigie provenienti da 7 Paesi, di cui 12 con posto fisso e 4 su merito sportivo. L’accesso al torneo avverrà attraverso la Basketball Champions League e i campionati nazionali, rendendo la futura Serie A italiana un canale diretto di qualificazione.
Sul fronte milanese, l’ipotesi più accreditata prevede una sinergia con il Milan calcistico: gli americani puntano esplicitamente a una connessione con i grandi club europei del pallone.
Per Roma, invece, la situazione è ancora fluida: in campo ci sono due opzioni, una che fa riferimento a Donnie Nelson – figlio del leggendario allenatore Don Nelson – con l’acquisizione del diritto sportivo da Cremona, e una che invece coinvolge il trasferimento di Trieste nella Capitale attraverso uno scambio di diritti con la Virtus Roma 1960.
Il nuovo format: due divisioni, più squadre, meno partite
Il cuore della riforma è il ridisegno del campionato. Innanzitutto cambierebbe il nome: le opzioni sul tavolo sono SLBA (SuperLega Basket Serie A, mutuato dalla pallavolo) oppure IBSA (Italian Basketball SuperLega A, più vicino all’estetica NBA). Inoltre, il format diventerebbe sensibilmente più ampio e spettacolare.
La stagione regolare si articolerebbe su due divisioni da 10 squadre ciascuna, per un totale di 20 partecipanti, con un calendario di 18 giornate (andata e ritorno). Un taglio netto rispetto alle attuali 30 partite, giustificato dalla necessità di fare spazio alle coppe europee, ai raduni della Nazionale e alle finestre FIBA nonché, naturalmente, al calendario di NBA Europe.
I playoff si amplierebbero drasticamente: dalle attuali 8 squadre si passerebbe a 16 qualificate, con quarti e semifinali al meglio delle 5 gare e finale al meglio delle 7. Le ultime due di ogni divisione sarebbero invece coinvolte nei playout, con semifinali e una finale per determinare chi retrocede: tre le squadre che scendono di categoria, tre quelle promosse.
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Come si arriva a 20 squadre
La costruzione della nuova lega parte dalle 16 attuali della LBA, cui si aggiungerebbero: la nuova franchigia romana legata a NBA Europe; una piazza storica attualmente in Serie A2 scelta sulla base di bacino d’utenza, tradizione, criteri sportivi e infrastrutturali (tra i nomi circolati: Pesaro, Fortitudo Bologna, Avellino, Scafati, Rimini, Livorno, Verona e Rieti); la vincitrice dei playoff di A2 nella stagione 2026-27; e la seconda squadra promossa dallo stesso campionato.
La piramide del basket professionistico verrebbe ridisegnata di conseguenza: la SLBA/IBSA come massima serie, seguita dalla LBA2 (ex Lega Nazionale Professionisti Serie A2) e dalla LBA3 (ex Serie B).
La Final Eight si sdoppia
Confermata e arricchita anche la Final Eight. Le migliori quattro di ciascuna divisione al termine del girone d’andata si qualificherebbero all’evento, che manterrebbe il format a sede unica con quattro giorni di partite a eliminazione diretta.
Novità: a fianco della competizione principale troverebbero spazio un torneo 3 contro 3 e una manifestazione denominata eBasket, con l’obiettivo dichiarato di avvicinare il gaming virtuale al basket tradizionale, puntando sul pubblico under 25.
Infrastrutture: il nodo degli impianti
Uno degli aspetti più delicati e potenzialmente divisivi della riforma riguarda i requisiti strutturali per partecipare alla nuova lega. La capienza minima degli impianti è fissata a 5.000 posti, con standard tecnici di produzione televisiva allineati agli attuali requisiti di LBA TV, più aree dedicate agli sponsor.
Per chi nel 2027 non fosse ancora in regola, è previsto un periodo di transizione, con incentivi per chi investirà nell’adeguamento.
Il modello guarda esplicitamente all’integrazione con gli standard NBA Europe, in un’ottica di co-branding commerciale delle arene.
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Il modello Eurolega e la “sovranità italiana”
Le franchigie NBA Europe di Roma e Milano parteciperebbero alla SLBA/IBSA replicando il modello già adottato dall’Eurolega, con doppia presenza nel campionato nazionale e nel torneo continentale.
La nota di presentazione della proposta sottolinea come il basket italiano intenda mantenere la propria sovranità competitiva, beneficiando al contempo della visibilità e delle infrastrutture messe a disposizione dall’NBA.
Giovani e sociale: il basket che guarda al territorio
La riforma include anche un capitolo sul settore giovanile: ogni club della nuova lega dovrà mantenere attivo un vivaio con almeno tre categorie.
Sul fronte sociale, il progetto prevede sinergie con iniziative già operative, come lo Slums Dunk ODV di Bruno Cerella e Tommaso Marini – che coinvolge oltre 5.000 ragazzi nel mondo con 125 borse di studio – e Amani Education ODV di Giampaolo Ricci, ponte tra Italia e Africa.
Un’operazione da miliardi o una scommessa sull’incerto?
Dal punto di vista finanziario, la riforma rappresenta un’operazione di ampia portata. L’ingresso di capitali americani attraverso NBA Europe, la valorizzazione degli impianti come asset commerciali, la revisione del prodotto televisivo e l’allargamento della base di squadre sono tutti elementi che puntano ad attrarre investitori privati e sponsor di livello internazionale.
Restano, però, molti nodi da sciogliere. La situazione di Trieste, club con una storia gloriosa che rischierebbe di perdere la propria identità territoriale, è solo la più visibile di una serie di tensioni che una riforma così radicale è destinata a generare. E la scelta della piazza storica da inserire tra le 20 fondatrici si preannuncia come uno dei passaggi più delicati e politicamente sensibili dell’intero processo.
Il basket italiano, insomma, è di fronte a un bivio. La proposta che arriverà al Consiglio Federale non è ancora definitiva, né confermata ufficialmente. Ma la direzione sembra tracciata: con o senza NBA Europe, il sistema-Serie A non può permettersi di restare fermo.