A Milano Cortina si paga il prezzo del successo. Lo storico risultato di quattro medaglie in una sola giornata, che alle Paralimpiadi invernali non era mai stato raggiunto dall’Italia, fa lievitare il conto per il Comitato italiano paralimpico.
I successi azzurri, oltre al valore sportivo, comportano infatti anche l’erogazione dei premi agli atleti: 100mila euro per l’oro (che diventano 200 mila nel caso di sciatori con guida), 55mila per l’argento e 35mila per il bronzo.
Edizione da record
«Nel bilancio previsionale del 2026, come in ogni anno olimpico avevamo stabilito un accantonamento per i premi partendo dalle sette medaglie di Pechino 2022, di cui due ori – ha spiegato a Il Sole 24 Ore Simone Rasetti, segretario generale del Cip –. A oggi, a metà della Paralimpiade, per fortuna siamo ben al di sopra di quel dato.
Attualmente il medagliere recita tre ori, cinque argenti ed un bronzo, con l’Italia che si attesta al quarto posto complessivo dietro alle superpotenze Cina e Stati Uniti e una nazione come l’Austria dalla grande tradizione negli sport invernali.
«Faremo fronte all’impegno economico con riserve già disponibili derivanti dalla revisione di molte spese, fatta negli ultimi mesi, fra cui quella relativa al mutuo del Centro federale Tre Fontane».
La struttura del bilancio
La struttura del bilancio del CIP si regge soprattutto sul contributo ordinario dello Stato, superiore ai 30 milioni di euro. A questa cifra si aggiungono circa 3 milioni provenienti dall’Inail e una quota analoga tra sponsorizzazioni e contributi di soggetti pubblici e privati.
«Fino a fine anno riceveremo 1,8 milioni dal Paralympic Joint Marketing Programme Agreement, in virtù del quale il Cip ha ceduto alla Fondazione Milano Cortina il diritto di sfruttamento dei propri marchi a fini commerciali. Poi contiamo di aumentare le risorse dei privati grazie alle tante interlocuzioni già avviate».
Una parte significativa delle risorse finanzia direttamente la macchina organizzativa dei Giochi. La voce dedicata alla Paralimpiade vale circa 4,1 milioni di euro: l’edizione casalinga comporta infatti costi aggiuntivi legati all’organizzazione, alla gestione di Casa Italia e soprattutto alla preparazione sportiva di alto livello.
«Abbiamo voluto offrire agli atleti il miglior percorso possibile in preparazione ai Giochi perché le loro medaglie, il loro messaggio innesca un circolo virtuoso e alimenta la forza del movimento».
La promozione dello sport
Accanto all’attività d’élite resta centrale la dimensione sociale dello sport paralimpico, in particolare l’avviamento alla pratica di base, volto a stimolare in particolare i giovani a fare attività sportiva.
«A bilancio la voce “Promozione dello sport” è stata ritoccata in su e ora vale 3,5 milioni: significa parlarne nelle scuole, andare sul territorio. E resta fondamentale il ruolo delle federazioni, alle quali trasferiamo i mezzi finanziari necessari (quasi la metà dell’intero bilancio) per sostenere le società, gli atleti e le loro famiglie affinché accedano con più facilità ai campi di allenamento».
L’obiettivo è ampliare il numero di praticanti: «Abbiamo il dovere di allargare la base delle persone con disabilità che si avvicinano allo sport. E lo fanno come percorso riabilitativo e per trovare nuove motivazioni. Per noi conta farli uscire di casa, se, poi, raggiungono prestazioni da Nazionale, meglio ancora».
Le difficoltà logistiche e infrastrutturali
In questa prospettiva si inserisce anche il progetto del CIP di individuare, possibilmente in ogni regione, un centro paralimpico di riferimento: in Veneto, ad esempio, il ruolo sarà affidato alla Polisportiva Terraglio.
L’obiettivo è ridurre le difficoltà logistiche e la carenza di impianti accessibili e adeguati alle specifiche esigenze degli atleti, una mancanza con cui molti praticanti con disabilità devono confrontarsi.
«Una volta terminata la Paralimpiade, vogliamo predisporre programmi infrastrutturali specifici e per la promozione dell’attività sportiva che suscitino le attenzioni del Mef, del ministero dello Sport e di quello per le Disabilità con i quali abbiamo già dialogato a lungo nei mesi passati. Siamo fiduciosi: in presenza di buoni progetti, si può partire».