Le Olimpiadi accendono i riflettori sulla Valtellina. I Giochi invernali hanno rappresentato una vetrina internazionale capace di attrarre nuovi flussi turistici e consolidare l’immagine della valle come destinazione che abbraccia sport, cultura e tradizione.
Sul fronte sportivo, la Valtellina è stata indubbiamente protagonista nel modello di Giochi diffusi: tra le venue olimpiche, infatti, il territorio ha ospitato due poli di gara di primo piano a Bormio e Livigno.
I numeri delle Olimpiadi
Allo Stelvio Ski Center si sono disputate le competizioni di sci alpino e scialpinismo con l’assegnazione di otto medaglie, mentre il Livigno Snow Park e l’Aerials & Moguls Park hanno ospitato snowboard e sci acrobatico per un totale di ventisei eventi da medaglia.
«Le 34 medaglie assegnate tra Livigno e Bormio certificano il ruolo centrale della Valtellina all’interno dell’evento – ha dichiarato Pierluigi Negri, direttore del Consorzio Turistico Media Valtellina -. Una Valtellina vestita di bianco che ha portato numerosi suoi atleti in gara, eccellenze enogastronomiche, e una proposta turistica solida, capace di invitare a restare».
L’interesse del pubblico ha avuto pieno riscontro nei numeri consuntivi: in Valtellina è stato venduto il 94% dei biglietti per lo sci alpino, il 70% per lo sci acrobatico e il 69% per lo snowboard.
L’atmosfera olimpica ha pervaso la Valle propagandosi anche oltre gli impianti toccati dalle competizioni: i Fan Village hanno registrato una partecipazione significativa con 32mila visitatori a Livigno e 22mila a Bormio.
Il comparto turistico
Guardando alla provenienza geografica dei visitatori, secondo le rilevazioni della Regione Lombardia, durante le Olimpiadi il 27% delle presenze in Valtellina è arrivato dagli Stati Uniti, seguiti da Svizzera (14,5%) e Germania (11,4%).
«Secondo i dati diffusi dalla Regione Lombardia, durante le Olimpiadi la maggioranza delle presenze in Valtellina è arrivata dagli Stati Uniti – ha commentato Fabio Grazioli, marketing manager di Apf Valtellina turismo e territorio -. Questo significa che si sta aprendo un nuovo mercato, che vogliamo coltivare, con l’obiettivo di farlo crescere nei prossimi anni».
I numeri del turismo dello scorso anno rappresentano una solida base di partenza: nel 2024 la Valtellina ha registrato 1.290.000 arrivi turistici per oltre quattro milioni di pernottamenti, con una permanenza media di 3,31 giorni.
«In tutta la provincia di Sondrio ci sono 378 alberghi e 5.582 tra b&b e appartamenti per vacanze per un totale di circa 54mila letti – prosegue Grazioli – Nel 2024 i turisti si sono fermati in media per 3,31 giorni ed erano per il 58,5% italiani e per il 41,5% di provenienza internazionale».
La visibilità globale della Valtellina
I dati raccolti dall’Osservatorio Turismo dell’Ufficio Studi di Bper Banca in un’indagine condotta su 501 imprese attive nei servizi di alloggio e ristorazione della Lombardia confermano questa percezione positiva.
Gli operatori della provincia di Sondrio concordano sul fatto che le Olimpiadi contribuiranno ad aumentare sensibilmente la visibilità della Valtellina nel mondo, con un conseguente incremento della clientela straniera già dalla fine del 2026 e con effetti destinati a distribuirsi negli anni successivi.
«Il bilancio è positivo per la Valtellina, per la Lombardia e per tutto il sistema Italia e crediamo che la visibilità per il brand Valtellina non sia mai stata così elevata – ha sottolineato Loretta Credaro, vicepresidente nazionale di Confcommercio con delega alle Olimpiadi invernali 2026 e numero uno di Confcommercio Sondrio -. L’organizzazione del grande evento è stata perfetta. Se uniamo a questo, la posizione di spicco occupata dal nostro Paese nel medagliere, non possiamo che essere entusiasti».
Il comparto agroalimentare
Un’opportunità importante soprattutto per l’agroalimentare, uno dei pilastri dell’economia locale, un comparto che vale oltre 300 milioni di euro per la valle, come ricordato da Marco Chiapparini del Distretto Agroalimentare di Qualità della Valtellina.
«Nel complesso, il nostro territorio ha risposto bene – afferma Roberto Galli, presidente provinciale di Federalberghi Sondrio -. Le delegazioni presenti hanno attribuito un giudizio estremamente positivo sui prodotti del territorio valtellinese: le foto e i video sono stati pubblicati e condivisi sulle pagine social degli atleti, catturando l’attenzione di milioni di persone. Anche la qualità degli alloggi è stata evidenziata ed elogiata: siamo usciti vincenti».
Aldilà delle sedi di gara, è l’intero territorio a beneficiare della visibilità globale: la Valtellina si presenta infatti come una destinazione capace di coniugare natura, cultura e gastronomia, offrendo esperienze che vanno ben oltre le piste da sci.
La Bassa Valtellina
La rassegna a cinque cerchi ha infatti costituito una straordinaria occasione di promozione territoriale che ha mostrato al mondo le molteplici anime di una valle ricca di storia.
Nella Bassa Valtellina, Morbegno accoglie i visitatori contraddistinta dall’atmosfera autentica di cittadina alpina vivace, dove tra i luoghi più rappresentativi nel centro storico spicca Palazzo Malacrida.
La dimora aristocratica settecentesca, progettata dall’architetto Pietro Solari, sorprende per i suoi interni riccamente decorati con stucchi rococò, trompe-l’œil e grandi affreschi., mentre i giardini terrazzati all’italiana offrono una vista panoramica sulla città e sulla Costiera dei Cech.

Il patrimonio gastronomico e naturalistico di Morbegno e dintorni
Accanto al patrimonio artistico emerge con forza anche quello gastronomico: Morbegno è infatti uno dei luoghi simbolo della tradizione casearia valtellinese, legata in particolare al Bitto, uno dei formaggi più rappresentativi dell’arco alpino.
Nella storica Bottega Fratelli Ciapponi, attiva dal 1883, questa tradizione si tramanda all’interno degli scaffali di prodotti tipici e cantine sotterranee dove maturano Bitto Dop stagionati fino a dieci anni, Casera valtellinese, salumi locali come la slinzega e la bresaola, oltre a vini e grappe del territorio.
L’esperienza gastronomica si completa nelle tradizionali stüe alpine, ambienti rivestiti in legno dove si servono i piatti della cucina locale, tra cui spiccano pizzoccheri e sciatt, simboli di una cultura culinaria profondamente radicata.
La dimensione naturalistica emerge invece con forza in Val Tartano, dove il Ponte nel Cielo – uno dei ponti tibetani più alti d’Europa – permette di attraversare la valle sospesi nel vuoto, regalando una vista spettacolare sulla Bassa Valtellina e, nelle giornate limpide, fino al lago di Como.

La Valchiavenna tra paesaggi e architettura
A pochi chilometri di distanza, la Valchiavenna offre un altro scorcio unico delle Alpi lombarde. Qui le cascate dell’Acquafraggia, nei pressi di Piuro, scendono impetuose sulle rocce granitiche creando uno degli scenari naturali più spettacolari della regione.
La loro bellezza era nota già nel Rinascimento: persino Leonardo da Vinci “trovandosi a passare per Valle di Ciavenna” ne rimase affascinato, citando all’interno del suo Codice Atlantico.
Sempre nel territorio di Piuro si trova Palazzo Vertemate Franchi, straordinario esempio di architettura rinascimentale costruito nella seconda metà del Cinquecento dai fratelli Guglielmo e Luigi Vertemate Franchi.
Il palazzo è l’unico edificio sopravvissuto alla frana che nel 1618 distrusse l’antico borgo, e conserva ancora oggi ambienti decorati con evocativi affreschi mitologici ispirati alle Metamorfosi di Ovidio, soffitti intarsiati e stüe in legno.
La lavorazione della pietra ollare e i crotti
La Valchiavenna custodisce inoltre un ricco patrimonio artigianale. Tra le usanze più caratteristiche vi è la lavorazione della pietra ollare, una roccia alpina resistente al calore utilizzata da secoli per realizzare pentole, stufe e oggetti decorativi.
Nelle botteghe artigiane questa materia viene ancora lavorata a mano, trasformandosi in utensili e manufatti che rievocano le storiche tradizioni del passato raccontando un sapere antico legato alla vita di montagna.
La cultura gastronomica locale trova invece il suo luogo simbolo nei crotti, ambienti naturali formati da ammassi di rocce dove soffia il sorel, una corrente d’aria che mantiene temperatura e umidità costanti durante tutto l’anno. È qui che maturano vini, salumi e formaggi della valle, custoditi in condizioni ideali.

La tradizione vitivinicola
Infine, la tradizione vitivinicola valtellinese completa il mosaico delle eccellenze locali. Sui terrazzamenti vitati che caratterizzano il paesaggio della valle nasce il Nebbiolo delle Alpi, conosciuto localmente come Chiavennasca.
Tra i produttori più rappresentativi spicca la cantina Mamete Prevostini, che dagli anni Quaranta produce vini del calibro del Valtellina Superiore DOCG e lo Sforzato di Valtellina, espressioni di un territorio unico per condizioni climatiche e geografiche.
Le Olimpiadi hanno acceso i riflettori sulle piste e sugli impianti, ma il vero patrimonio del territorio resta la sua identità diffusa, fatta di borghi storici, tradizioni artigianali, sapori autentici e scenari naturali, ammaliante nelle sue molteplici sfaccettature.