Manca più di un anno alla chiusura del bilancio 2026 per Fondazione Milano Cortina, più di un anno per sistemare i conti che non tornano. Il quadro che emerge dall’analisi dei documenti finanziari disponibili è quello di un evento la cui sostenibilità economica, a lungo presentata come fondata esclusivamente su risorse private, dipende invece in misura crescente e strutturale dall’intervento dello Stato.
A oggi, secondo indiscrezioni non smentite dalla Fondazione, le entrate si attestano tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro: 570 milioni derivano dai diritti televisivi e dagli sponsor del Comitato Olimpico Internazionale, 550 milioni dalla raccolta sponsor curata dalla stessa Fondazione MiCo, 200 milioni dalla vendita di circa 1,3 milioni di biglietti, mentre alcune decine di milioni provengono da merchandising e ospitalità.
A fronte di queste entrate, le uscite dichiarate ammontano a 1,7 miliardi: un gap di circa 300-400 milioni che non si chiude da solo.
Sponsor: quanto vale davvero un contributo da 40 milioni?
Dei 550 milioni di entrate da sponsor, gran parte arriva da 56 partner, di cui 8 classificati come “premium”, con un contributo contrattuale fissato a 40 milioni di euro ciascuno. Tra questi figurano, oltre a Intesa Sanpaolo, Salomon e Stellantis, cinque grandi aziende a controllo statale sollecitate dal governo a sostenere l’evento: Enel, Eni, Poste Italiane, Leonardo e Ferrovie dello Stato.
Come avviene abitualmente in questo tipo di accordi, però, il valore dichiarato si divide tra quota in denaro e quota in servizi. Ed è qui che il quadro si complica.
Secondo quanto risulta a L’Espresso, almeno una delle cinque aziende statali avrebbe versato in denaro contante molto meno di 40 milioni; anzi, molto meno della metà. Il resto è stato coperto con servizi: comunicazione, trasporti, energia, tecnologia. Servizi spesso fondamentali per l’organizzazione dell’evento, ma difficili da quantificare con precisione e, soprattutto, non fungibili con liquidità.
Il caso dell’elicottero AW169 operato da Airgreen, citato in un accordo tra Leonardo e la Fondazione e destinato a garantire connessioni rapide e interventi di emergenza, esemplifica la zona grigia tra benefit operativo e contributo in natura, con il vantaggio aggiuntivo di non compromettere la narrativa dei Giochi a emissioni zero.
Il commissario paralimpico e il gioco delle tre scatole
Il nodo più controverso riguarda le Paralimpiadi. Nell’estate del 2025, con un decreto della Presidenza del Consiglio, il governo ha nominato Giuseppe Fasiol, ingegnere veneto, commissario straordinario per i Giochi Paralimpici Invernali, a sei anni dall’assegnazione dell’evento all’Italia. Una mossa che ha formalmente separato la gestione paralimpica da quella olimpica, nonostante fino a quel momento bilanci e rendicontazioni fossero stati unificati sotto un’unica regia.
Come ricostruito da Sport e Finanza, lo scorporo ha consentito di alleggerire il bilancio della Fondazione, trasferendo parte dei costi su un distinto capitolo di spesa pubblica. Formalmente discutibile nella sostanza, eticamente discutibile nella forma.
Nel dossier originario di candidatura, la copertura pubblica per le Paralimpiadi era indicata in appena 62 milioni di euro. Nel giro di pochi anni quella cifra è stata moltiplicata per quasi otto.
Milano Cortina 2026, ora è il turno delle Paralimpiadi: tutto quello che c'è da sapere
La dotazione complessiva affidata a Fasiol ha raggiunto quota 480 milioni, sommando stanziamenti successivi: 249 milioni per interventi logistici e infrastrutturali, 140 milioni autorizzati nell’ottobre 2025 per esigenze di “straordinaria necessità e urgenza”, 60 milioni inseriti nella legge di Bilancio 2025 e altri 32 milioni riconvertiti da fondi originariamente destinati all’accoglienza delle delegazioni olimpiche straniere. Fasiol ha operato concretamente solo da metà dicembre 2025, quando sono arrivati i primi trasferimenti dalla Ragioneria dello Stato.
Il meccanismo è eloquente: la leva paralimpica viene usata per sanare costi che paralimpici non sono.
Tra le voci finanziate con i fondi del commissario figurano la neve artificiale per Livigno, sede esclusivamente olimpica, e spese legate alla pista da bob, disciplina assente dal programma paralimpico. Inoltre, 13,8 milioni sono stati liquidati a Infrastrutture Milano Cortina per interventi definiti fuori dall’ambito paralimpico, mentre 7,7 milioni hanno coperto vitto, alloggio e trasporti di mille volontari degli Alpini dell’Ana, impiegati in attività sia olimpiche che paralimpiche.
Almeno 300 milioni tornano alla Fondazione
Dei 480 milioni nella contabilità speciale del commissario, oltre 300 vengono trasferiti direttamente alla Fondazione MiCo, guidata dal presidente Giovanni Malagò e dal CEO Andrea Varnier, a titolo di “rimborso” per servizi già acquisiti o in corso di acquisizione.
Come già documentato dal bilancio della Fondazione al 31 dicembre 2024 – nella sezione relativa alla continuità aziendale – gli amministratori indicavano che il commissario avrebbe utilizzato 192,7 milioni per “l’acquisto di servizi infungibili direttamente dalla Fondazione (con il conseguente effetto di maggiori ricavi per la Fondazione stessa)”, mentre 112,9 milioni sarebbero stati impiegati per attività “fungibili” i cui costi non sarebbero stati inclusi nel budget della Fondazione.
Ciò prima ancora che la dote del commissario venisse incrementata. Non è escluso, scrivono ancora gli stessi amministratori, che quei 200 milioni possano lievitare.
Da Milano Cortina 2026 ad Alpes 2030, le ombre lunghe di legacy e deficit
Il pareggio che verrà grazie alle risorse pubbliche
Il pareggio di bilancio della Fondazione, obiettivo dichiarato dal suo consiglio di amministrazione, potrebbe essere raggiunto entro il 31 dicembre 2026, data di chiusura dell’esercizio. Il deficit patrimoniale cumulato al 31 dicembre 2024, pari a 150 milioni, non fa testo: nei primi anni di attività i costi precedono i ricavi.
Ma il punto, come sottolinea L’Espresso, è che quel pareggio, se arriverà, sarà reso possibile dalle risorse pubbliche transitate attraverso il commissario. In parallelo, il governo avrebbe preparato un ulteriore decreto da 230 milioni di euro specificamente destinato a Milano Cortina.
Quello che rimane sullo sfondo è la promessa non mantenuta: i Giochi sarebbero stati autosufficienti, finanziati da diritti televisivi, sponsor, biglietti e merchandising, senza gravare sulle tasche dei cittadini.
