La stagione è finita, i due ori olimpici sono in cassaforte. Federica Brignone ha scelto di fermarsi – una decisione di intelligenza tattica, non di stanchezza – per dare riposo a un fisico che ha corso per dieci mesi senza sosta. Ma mentre le piste si svuotano, la testa della campionessa valdostana è già proiettata altrove.
Non solo verso i Mondiali della prossima stagione, ma anche verso un nuovo fronte: quello degli affari.
L’ingresso in Miscusi: pasta, valori e visione condivisa
A pochi giorni dalla fine delle gare in Andorra, Brignone ha annunciato il suo ingresso come socia e brand ambassador in Miscusi, catena di ristoranti-pastifici fondata nel 2017 da Alberto Cartasegna. La quota societaria non è stata resa nota, ma il messaggio è chiaro.
«Entrare in Miscusi come socia – ha dichiarato la campionessa – significa sostenere un progetto che mette al centro il benessere delle persone, che punta a diffondere uno stile di vita mediterraneo fatto di valori in cui credo».
Non si tratta di una semplice sponsorizzazione. Brignone ha spiegato al Corriere della Sera di essersi «innamorata subito del progetto, per la selezione e la cura dei prodotti, l’origine controllata del grano». Una visione che rispecchia il suo approccio all’alimentazione: «Non mangio un piatto di pasta, ma un “certo” piatto di pasta». Dal canto suo, l’AD Cartasegna ha sottolineato che «Federica incarna perfettamente il nostro modo di intendere lo sport e l’alimentazione».
Miscusi è oggi una realtà consolidata: poco più di venti locali distribuiti tra Lombardia (quindici), Piemonte, Veneto, Campania e uno in Svizzera a Ginevra. Dal 2021 detiene lo status di B-Corp. Sul piano finanziario, i ricavi 2025 si sono attestati intorno ai 15,5 milioni di euro, in linea con l’anno precedente. Otto dei locali operano in franchising, tra cui quello svizzero e quello di Assago al Milanofiori.
Il brand-atleta: fama sì, purché con i piedi per terra
Brignone offre uno spunto di riflessione sul fenomeno del cosiddetto athlete brand. La campionessa ne è consapevole, ma fissa subito i paletti.
«È inutile nascondersi – ha dichiarato al Corriere della Sera: – ciò che ho fatto nello sport resterà nella storia, ma rimango la stessa persona di prima. Non cambio modo di essere perché ho vinto. Quindi va bene diventare un brand, ma quello di una persona con i piedi per terra».
Il messaggio che vorrebbe veicolare è coerente con la sua biografia sportiva: «Credere nei sogni, nelle cose difficili. Impegnarsi per realizzarsi, non mollare mai. – E aggiunge un confine netto: – Se dovessi promuovere qualcosa che va oltre la mia persona, direi no. Piuttosto sparisco per l’eternità».
A certificare il valore simbolico dell’atleta è Angelo Moratti, investitore in Miscusi attraverso il fondo Acm, che paragona Brignone a Nadia Comaneci e Roberto Baggio, definendola una forza capace di «travalicare tutte le classi sociali».
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Finanza personale: parsimonia e consapevolezza
Sul fronte della gestione del patrimonio, Brignone offre un ritratto insolito per una campionessa olimpica. «Parsimoniosa, – si autodefinisce senza esitazione. – Vengo da una famiglia molto normale, che ha sempre dovuto affrontare sacrifici per permettere ai figli di sciare». Una cultura del risparmio radicata, temperata però da una visione chiara delle priorità: «L’unica ricchezza è il tempo».
Ciò che colpisce è la lucidità con cui guarda al post-carriera. «Nello sci non si guadagna come in altri sport, le differenze sono enormi, anche se il concetto non è ben chiaro a tutti. Quando terminerò la carriera dovrò investire in qualcosa, lavorare. Non posso permettermi di chiudere tutto e vivere di rendita».
L’ingresso in Miscusi va letto anche in questa chiave: non solo visibilità, ma costruzione di un asset per il futuro.
La governance delle sue scelte è affidata a un piccolo cerchio di fiducia: la manager Giulia Mancini, il fratello Davide e alcuni consulenti di settore. Ma la parola finale, precisa, spetta sempre a lei. «Ascolto tantissimo, anche se poi agisco molto di mio».
Lo sport come metodo
La stessa attitudine con cui Federica ha inseguito sfide impossibili sulle nevi, dalla prima Coppa del Mondo vinta partendo solo dal gigante fino ai due ori olimpici, è quella con cui valuta ogni opportunità di business: se l’obiettivo è troppo facile, non accende la fiamma.
I Mondiali della prossima stagione sono già nel mirino. Il corpo richiede sacrifici maggiori, ma la mente è intatta. Per ora, l’unico lusso concesso è un viaggio per andare a surfare. «Vorrei prendere le onde dei miei sogni. Non cerco soddisfazioni materiali, ma emozioni ed esperienze».