Roma, il sogno olimpico diventa progetto: impianti, metro e miliardi per candidarsi

Dal Foro Italico alla metro C, dagli stadi di Roma e Lazio a Tor Vergata: la Capitale accelera sulle infrastrutture e inizia a fare i conti con l’ipotesi di una candidatura olimpica per il 2036 o il 2040.

Foro Italico, Roma
Investimenti e modello
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Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 hanno riacceso un sogno. Roma e i Cinque Cerchi tornano a guardarsi, e questa volta le condizioni potrebbero essere davvero favorevoli. Le ipotesi sul tavolo sono due date: 2036 o 2040. Un’ambizione che, come scrive Il Messaggero, «merita qualche settimana di riflessione», nelle parole del ministro dello Sport Andrea Abodi.

Il punto di partenza è solido: nel dossier consegnato nel febbraio 2016 per la candidatura ai Giochi del 2024, Roma dichiarava di avere già disponibile il 70% degli impianti necessari. Una percentuale destinata a crescere, considerando il cantiere di trasformazione urbana e sportiva che sta investendo la città.

Il Foro Italico, cuore del progetto

Il polo principale resta il Foro Italico. Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute – la società pubblica controllata dal Mef – lo definisce sulle pagine del Messaggero una scatola magica: «In poche centinaia di metri convivono tennis, nuoto, atletica, calcio, rugby».

La copertura del Campo Centrale del tennis, finanziata con 60 milioni di euro, trasformerà l’impianto in un’arena multifunzionale attiva dodici mesi l’anno, tanto da aver già attirato l’attenzione di Nba Europe per una futura franchigia romana.

Attorno a questo polo si immagina anche lo Stadio Olimpico rinnovato in vista degli Europei di calcio 2032, con criteri di sostenibilità, tecnologia e accessibilità.

Tor Vergata, la Fiera e gli altri poli

Il secondo polo è Tor Vergata, già collaudato durante il Giubileo con un milione di fedeli, e destinato nel progetto originario a ospitare il Villaggio Olimpico. Nelle vicinanze, il Marco Simone Golf Club ha già superato la prova della Ryder Cup 2023. Il terzo polo è la Fiera di Roma.

A completare il quadro, la rinascita del Tevere e di Ostia, centrali nell’agenda del sindaco Gualtieri, potrebbe aprire nuove opportunità per gli sport acquatici.

Metro, stadi e miliardi in arrivo

Sul fronte infrastrutturale, la variabile decisiva è la metropolitana. Come riporta MF, nei prossimi tre anni Roma beneficerà di oltre 8 miliardi di investimenti complessivi. Circa 2,2 miliardi sono destinati al proseguimento della linea C, che entro il 2036 collegherà Monte Compatri alla Farnesina, a ridosso del Foro Italico.

«Collegare direttamente quel quadrante al resto della città significa cambiare la geografia dello sport romano, – sottolinea Nepi Molineris. – Le grandi capitali sportive sono tali perché funzionano, non solo perché affascinano».

Nel quadro complessivo rientrano anche i due nuovi stadi cittadini. L’AS Roma punta su un impianto da 60 mila posti a Pietralata, sul modello Bernabéu, per 1,3 miliardi di euro; la SS Lazio guarda alla rinascita dello Stadio Flaminio – capolavoro di Pier Luigi Nervi – con un progetto da meno di 500 milioni per 50 mila posti tutti al coperto.

Se i cantieri partiranno nel 2027 come previsto, entrambe le strutture saranno pronte per il 2032, e dunque disponibili anche per un’eventuale Olimpiade.

Un modello prima del sogno

La strategia, secondo Nepi Molineris, non è inseguire i Giochi ma costruire le condizioni per meritarli: «Roma non deve inseguire un sogno, deve consolidare un modello. Le Olimpiadi si assegnano a città che dimostrano continuità organizzativa, solidità finanziaria, capacità di lavorare in squadra tra istituzioni».

Il banco di prova immediato è il 2026, anno in cui la Capitale ospiterà una sequenza densa di eventi – dal Sei Nazioni al Giro d’Italia, dagli Internazionali di tennis al Golden Gala – che lo stesso Nepi Molineris descrive come «un laboratorio organizzativo, infrastrutturale e mediatico».

Cinque le parole chiave indicate dall’ad di Sport e Salute per aprire il cassetto Roma 2040: «Serietà, ottimismo, visione, unione, praticità». Un metodo prima ancora che un sogno. Perché, ricorda MF, «come il Pnrr ha insegnato, le risorse sono fondamentali ma senza rispettare gli impegni presi e le tempistiche previste non riescono a fare davvero la differenza».