Roma coltiva la suggestione olimpica, Milano lancia il guanto di sfida: la partita a cinque cerchi entra nel vivo

La Capitale sogna di riportare i Giochi Estivi in Italia a 80 anni dall’edizione del 1960, mentre il territorio lombardo si inserisce con forza nella corsa con la volontà di capitalizzare l’esperienza Milano Cortina.

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duello a distanza
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L’Italia guarda già oltre Milano Cortina. L’entusiasmo per i Giochi invernali, rinforzato da una spedizione record che ha portato in dote 30 medaglie polverizzando il record di Lillehammer 1994, si è propagato dalle Alpi contagiando l’intero Paese.

È in questo clima di soddisfazione diffusa che prende sempre più corpo una suggestione ambiziosa: riportare le Olimpiadi estive in Italia dopo un’assenza prolungata che va avanti da Roma 1960. 

La candidatura di Roma

In questo contesto è proprio la Capitale a muoversi con maggiore concretezza: nei salotti romano il tema non è più soltanto un’ipotesi evocativa, ma un dossier che comincia a circolare con insistenza.

Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, uno dei maggiori supporter di una candidatura capitolina, scandisce le tempistiche dell’operazione: «Dopo le Paralimpiadi servirà una riflessione». 

A Buonfiglio fa eco il ministro per lo Sport Andrea Abodi, sulla scia della cautela, ha definito la prospettiva «un sogno che ha bisogno di qualche settimana di riflessione», chiarendo che ogni valutazione più strutturata sarà rinviata a dopo le Paralimpiadi. 

I contatti istituzionali

Sul piano istituzionale, i primi contatti sono già avviati. Il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha avuto un colloquio informale con Abodi in cui si è parlato anche della possibilità di candidare la Capitale ai Giochi del 2040.

L’ex presidente del CONI Giovanni Malagò ha però sottolineato come gli interlocutori potrebbero potenzialmente cambiare a breve, in conclusione del loro ciclo politico: «I soggetti da coinvolgere sono il governo e l’amministrazione comunale: ebbene, sappiamo che entrambi sono in scadenza il prossimo anno. Quindi certe valutazioni o coinvolgimenti avverranno non prima della fine del 2027 o l’inizio del 2028».

Un richiamo alla necessità di non lasciarsi trascinare dall’euforia, ma di valutare con attenzione gli scenari e ottenere un solido consenso prima di compiere qualsiasi passo formale, anche se il dossier, pur in fase embrionale, è già in prima pagina nelle agende.

Il rilancio di Milano

Se a Roma è cominciata la fase di studio della candidatura, da Milano e dalla Lombardia arriva una risposta immediata, che trasforma la prospettiva olimpica in un nuovo derby a cinque cerchi

Il governatore lombardo Attilio Fontana rivendica il successo organizzativo dei Giochi invernali e rilancia con decisione: «I risultati di questi Giochi invernali sono stati eccellenti e per questo credo che debba essere scelta la Lombardia come sede delle Olimpiadi estive 2040».

Fontana riconosce che sarebbero necessari investimenti significativi, ma precisa che «quelli dovrebbero essere fatti in tutte le sedi che dovessero essere scelte» e sottolinea come la Lombardia abbia già dimostrato di saper intervenire «senza gravare sui cittadini». 

La posizione della Capitale

L’assessore allo sport capitolino Alessandro Onorato non tarda a replicare, evidenziando l’expertise accumulata su eventi di portata globale, come la Ryder Cup e il Giubileo, «sempre in piena collaborazione istituzionale con il Governo»

La Capitale vuole essere protagonista: «Per storia, tradizione sportiva e per l’impiantistica che ha e che realizzerà, Roma può candidarsi con autorevolezza come una delle opzioni più forti e credibili».

Anche Malagò è intervenuto sul tema evidenziando il vantaggio infrastrutturale di Roma «È indubbio che Roma abbia un vantaggio oggettivo, se non altro dovuto all’esistenza dello stadio Olimpico, che costituisce un pre-requisito importante per ospitare le competizioni di atletica leggera».

In un Paese afflitto da campanilismi, il botta e risposta a distanza lascia presagire una serrata competizione interna. Allo stesso tempo, l’assessore per distendere il clima prova a tendere la mano, pur avocando a Roma il ruolo di capofila: 

«Non è difficile capire che le Olimpiadi non possono essere una sfida tra territori, ma un progetto condiviso di tutto il Paese. Quando l’Italia si muove insieme, con Roma Capitale al centro, può sicuramente puntare ai traguardi più ambiziosi».

L’ipotesi modello diffuso

Raccogliendo l’assist di Onorato, Il vicepresidente del Coni Marco Di Paola immagina un modello diffuso: «Per vari motivi tra i quali contenere i costi, andranno usati impianti sportivi già esistenti, magari adeguati ma già presenti. E quindi ci servirebbe tutto il territorio: anche il centro e il sud».

Un’impostazione che richiama esplicitamente l’esigenza di contenere i costi e valorizzare le infrastrutture già operative, risultato che sarebbe possibile coinvolgendo un’ampia porzione di territorio che comprenda Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna.

L’endorsement ad una possibile Olimpiadi azzurra arriva anche da una voce autorevole, e coinvolta da dietro le quinte: quella di Ivo Ferriani, membro italiano dell’esecutivo del CIO, che osserva: «Dopo i Giochi appena conclusi, non avrebbe senso per l’Italia non pensare a una candidatura».

Ferriani invita all’unità spostando l’attenzione sul sistema Paese: «Non entro nel merito delle città, ma è l’Italia che si candida. Milano-Cortina lascia una percezione del sistema Italia molto positiva, e durerà per anni». E aggiunge: «Roma è un brand inconfondibile, Milano ha credito, Venezia è fragile e affascinante».

Il contesto internazionale e le incognite del CIO

La partita, tuttavia, non si gioca solo in casa. Il nuovo presidente del CIO, Kirsty Coventry, ha annunciato la revisione del processo di selezione delle città ospitanti, attraverso un gruppo di lavoro incaricato di proporre miglioramenti. 

Le novità, che dovrebbero riguardare in primis il timing dell’assegnazione, con il potenziale ritorno alla prassi di annunciare la sede ospitante con sette anni di anticipo, saranno ufficializzate in una sessione straordinaria prevista per il 24-25 giugno.

Gli equilibri geopolitici pesano; l’Europa ha progressivamente perso centralità nei vertici dello sport mondiale, e per il 2036 si guarda con attenzione a candidature da altri lidi, dal Medio Oriente all’India, con Doha e Ahmedabad che appaiono in prima linea e gli Emirati Arabi sullo sfondo.

La prospettiva 2040

In questo scenario, l’Italia potrebbe ragionare in prospettiva 2040, confidando nella regola non scritta dell’alternanza che al più tardi tra 14 anni dovrebbe riportare i Giochi Estivi nel Vecchio Continente.. 

Ma la strada resta complessa, condizionata da scelte strategiche del CIO con il vertice del comitato internazionale che guarda con attenzione alla possibilità delle prime Olimpiadi nel continente africano, valorizzando anche l’esperienza dei Giochi Giovanili di Dakar.

Per ora, dunque, prevale la cautela: la suggestione olimpica è tornata a circolare con forza, ma tra il sogno e la candidatura ufficiale – e soprattutto l’assegnazione – c’è ancora un percorso lungo che non può prescindere dall’unità nazionale.