Nubi sul futuro del basket triestino: le rassicurazioni non placano le sirene capitoline

L’imprenditore statunitense avrebbe già intrapreso dialoghi con le istituzioni romane per presentare il suo progetto: la città giuliana si aggrappa ad un clausola di veto sul trasferimento del titolo sportivo.

Matiasic Trieste
destino appeso a un filo
Image credits: LBA

Matiasic sembra sempre più lontano da Trieste. Il progetto dell’avvocato californiano che sembrava in grado di imprimere una svolta al futuro cestistico della città giuliana, rischia oggi di interrompersi prima ancora di aver davvero preso forma del tutto. 

L’entusiasmo generato dal record storico di abbonamenti e dal sostegno compatto della piazza non è bastato a consolidare un binomio che, nelle ultime settimane, ha iniziato a mostrare crepe.

L’isolamento percepito da Matiasic

Secondo quanto appreso da Il Piccolo, l’imprenditore americano si sarebbe scontrato con una realtà incapace di fare sistema, trovando attorno a sé un contesto frammentato e poco reattivo

Matiasic, sentendosi isolato – o scegliendo di percepirsi tale – avrebbe progressivamente rivolto lo sguardo verso Roma, individuando nella Capitale un terreno più fertile per sviluppare la propria visione imprenditoriale. 

Resta però il dubbio, destinato forse a non trovare mai risposta, se questa mancanza di compattezza sia stata la causa reale del raffreddamento oppure una giustificazione per legittimare una scelta già maturata.

Il percorso di avvicinamento verso Roma

Quelli che inizialmente apparivano come semplici rumors hanno assunto contorni sempre più definiti: l’interesse per Roma si sarebbe incanalato in un percorso già avviato su basi concrete.

Nelle scorse settimane il presidente della Pallacanestro Trieste avrebbe incontrato in Campidoglio il sindaco Roberto Gualtieri, presentando un progetto dal respiro internazionale e visitando il PalaTiziano, impianto già omologato per ospitare la Serie A1 e pronto a diventare il nuovo baricentro dell’operazione.

L’idea, nella sua formulazione più radicale, sarebbe quella di trasferire nella Capitale il titolo sportivo e la vetrina della Champions League, lasciando in città una realtà di categoria inferiore come compensazione

Per Trieste, lo scenario evocato ha il sapore amaro di un ridimensionamento improvviso e doloroso, con il rischio di relegare una delle piazze storiche del basket italiano a un ruolo marginale

Il destino di Trieste appeso ad una clausola

Il piano, tuttavia, potrebbe incontrare un ostacolo giuridico non trascurabile che cambierebbe l’equilibrio della vicenda: al momento della cessione del 9% della quota originaria, Trieste Basket avrebbe infatti mantenuto l’1% del capitale sociale.

La percentuale, in apparentemente simbolica, sarebbe accompagnata, secondo quanto emerge, da un atto che vincolerebbe la permanenza del titolo sportivo in città almeno fino al 2029.

La componente locale avrebbe dunque un potere di veto rispetto a qualsiasi tentativo di trasferimento della franchigia, con la possibilità di bloccare il trasloco, anche se l’applicazione della clausola aprirebbe scenari complessi sul piano economico e gestionale.

Farla valere significherebbe, per i soci triestini, assumersi nuovamente responsabilità finanziarie e operative che oggi sembrano difficili da sostenere senza un supporto finanziario esterno. 

Si tratterebbe quindi di uno strumento di difficile esecuzione, ma sufficiente a essere sfruttato come leva negoziale e mettere potenzialmente i bastoni tra le ruote al patron del club.

Il punto sulle proposte ricevute dal Campidoglio

Nel frattempo, la proposta di Matiasic risulterebbe al momento la più concreta tra quelle arrivate sulla scrivania dalle istituzioni romane, che al momento stanno vagliando le possibili alternative. 

A differenza di Don Nelson, che avrebbe subordinato l’approdo nella Capitale alle garanzie legate allo sbarco di Nba Europe 2027, l’imprenditore californiano non avrebbe posto condizioni preliminari, presentando un piano immediatamente operativo.

In questo clima di incertezza crescente, la Pallacanestro Trieste ha scelto di intervenire con una nota ufficiale, evitando di entrare nel merito delle indiscrezioni e prendendo posizione sul piano formale. 

La posizione societaria

La società ha deciso di non alimentare ulteriormente il dibattito, respingendo le ricostruzioni giornalistiche come incomplete e speculative, rivendicando la solidità del percorso compiuto finora e chiedendo fiducia all’ambiente

«La società non ritiene di dover rispondere a indiscrezioni non confermate che alimentano sulla stampa speculazioni incomplete e frammentarie – si legge nel comunicato diffuso -. Ogni affermazione che conduca a ritenere che Trieste, in futuro, non avrà una pallacanestro di alto livello è destituita di ogni fondamento».

Le dichiarazioni ufficiali puntano a rassicurare sulla prosecuzione del “basket di alto livello” in città, ma non chiariscono in modo definitivo quale forma potrebbe assumere tale continuità lasciando ampio spazio a margini interpretativi. 

«Questa società, alla luce dell’impegno che ha dimostrato nel passato, nel presente e per le sue considerazioni in relazione al futuro merita fiducia e rispetto», si legge sui canali ufficiali del club.

La porta verso Roma non viene chiusa esplicitamente, né viene specificato se la stabilità invocata riguardi l’attuale titolo sportivo o un eventuale nuovo progetto, lasciando aperta una zona d’ombra che alimenta interrogativi e tensioni.

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