La Capitale al centro delle mire statunitensi. Il basket romano è tornato protagonista della scena internazionale in seguito all’annuncio di NBA Europe di contare sulla metropoli in vista del debutto previsto nel 2027.
Il progetto promosso dalla lega guidata da Adam Silver ha acceso l’interesse di due gruppi americani pronti a investire su Roma, una delle poche piazze ancora libere non avendo realtà cestistiche di primo livello.
I due contendenti
Da una parte, come raccontato da Sport e Finanza, si muove la cordata guidata da Donnie Nelson, ex general manager dei Dallas Mavericks, figura di lungo corso nelle dinamiche della lega americana e profondo conoscitore dei mercati internazionali.
Intorno al progetto gravitano profili di primo piano come Luka Dončić, oggi stella dei Los Angeles Lakers, e Rimantas Kaukenas, ex protagonista del campionato italiano, e coinvolto in prima linea del dossier.
Sul fronte opposto prende forma l’ipotesi Paul Matiasic presidente della Pallacanestro Trieste, imprenditore con radici statunitensi che da tempo coltiverebbe l’idea di un grande ritorno del basket romano ai vertici, riporta La Repubblica ed. Roma.
L’obiettivo di entrambi gli investitori è riportare Roma stabilmente in Serie A1 già dalla prossima stagione come primo passo del percorso volto a traghettare la Capitale verso l’élite europea.
I passaggi istituzionali e il nodo impianti
Nelle ultime settimane Roma è diventata teatro di incontri istituzionali e sopralluoghi che hanno dato concretezza alle voci di corridoio che si susseguono già da diverso tempo, con il cerchio che sembra progressivamente stringersi.
La delegazione di Nelson ha fatto tappa in Campidoglio per un confronto con il sindaco Roberto Gualtieri, illustrando il piano d’azione elaborato in vista della potenziale operazione.
Il tour è poi proseguito all’Eur, con la visita al Palazzo dello Sport, individuato come possibile sede temporanea della squadra nella fase di avvio, visto che non avrebbe i requisiti richiesti da oltreoceano per essere la casa del basket romano.
In prospettiva, però, il cuore dell’operazione resta il nuovo Centrale del Foro Italico, impianto che dovrebbe essere riqualificato e trasformato nella casa definitiva del basket romano: il dialogo sarebbe già avviato anche con Sport e Salute.
Parallelamente, Matiasic ha presentato il proprio dossier alle istituzioni capitoline e ha effettuato un sopralluogo al PalaTiziano, struttura già idonea per ospitare la Serie A1 e dunque immediatamente funzionale a un progetto di rilancio sportivo nella massima categoria.
Il coinvolgimento di Cremona e Trieste
La cordata di Nelson è in trattativa per acquisire il titolo della Vanoli Cremona, con l’idea di trasferirlo a Roma e costruire una nuova identità cestistica già a partire dalla prossima stagione.
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Matiasic, invece, può contare su un vantaggio significativo detenendo in prima persona la licenza in capo a Trieste e potendo così spostarla liberamente nella Capitale, scelta che priverebbe la piazza di Valmaura di rappresentanza nella massima serie.
In questo scenario si inseriscono le voci rimbalzate da Torino durante le Final Eight di Coppa Italia, secondo cui il presidente del club giuliano starebbe valutando un potenziale disimpegno da Trieste, racconta Il Piccolo.
La riflessioni di Matiasic
Fin dal suo insediamento, il presidente ha sostenuto che un club non possa reggersi esclusivamente sulle spalle di un unico investitore, ma debba trovare nel tessuto economico locale un alleato strutturale e duraturo.
L’innalzamento dell’asticella competitiva comporta costi maggiori e la necessità di un sostegno corale che vada oltre la passione della tifoseria. Non esistono, allo stato attuale, comunicazioni ufficiali che certifichino le riflessioni in corso, ma il silenzio del presidente alimenta interrogativi.
Il tema riguarda la capacità di Trieste di definire un modello sostenibile per restare ai vertici. In assenza di una risposta chiara, il baricentro del progetto potrebbe spostarsi definitivamente verso la Capitale.
Sullo sfondo resta la posizione della Virtus Roma 1960, realtà simbolo della tradizione capitolina, che potrebbe rientrare in gioco dall’anno prossimo soltanto attraverso una promozione in A2 e facendo leva sul valore storico del proprio marchio.
Il fattore economico
A rendere ancora più selettiva la competizione è la fee d’ingresso prevista per la nuova lega europe, che ammonterebbe a : 300 milioni di dollari da versare nell’arco di dieci anni, secondo quanto appreso da La Repubblica ed. Roma.
La cifra da mettere sul piatto è sicuramente imponente e sposta il confronto su un piano finanziario di altissimo profilo e che inevitabilmente restringe il numero dei soggetti realmente in grado di sostenere l’operazione.
Osserva con attenzione anche Tilman J. Fertitta, attuale proprietario degli Houston Rockets e ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, figura che conosce dall’interno i meccanismi della NBA.
La partita per risollevare il basket capitolino sta entrando in una fase sempre più decisiva: un confronto a distanza con le istituzioni a fare da arbitro tra progetti e visioni industriali accomunate dalla volontà di riportare ai fasti del passato la città.