L’Italia sogna i Giochi Estivi: tre candidature sul tavolo nella corsa ai cinque cerchi

Nei palazzi dello sport prende corpo il dibattito sulla candidatura alle Olimpiadi del 2036 o 2040: Roma sarebbe in prima fila, seguita dalla Toscana che punta a replicare il modello diffuso e il Veneto sull’onda lunga di Milano Cortina.

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Parte il countdown olimpico. Nemmeno il tempo di archiviare Milano Cortina 2026 che sull’onda lunga dell’entusiasmo per i Giochi Invernali in Italia torna a farsi largo un’idea che ciclicamente riaffiora: riportare nel Paese le Olimpiadi estive

L’orizzonte temporale sarebbe già delineato: dopo Los Angeles 2028 e Brisbane 2032, secondo una prassi non scritta ma tendenzialmente rispettata dal Cio, l’edizione del 2036 – o al massimo quella del 2040 – dovrebbe tornare nel Vecchio Continente.  

È in questo spazio che si inseriscono tre ipotesi italiane: in prima linea non può mancare Roma, seguita dalla Toscana che immagina una manifestazione diffusa sulla scia del modello lanciato con Milano Cortina e infine il Veneto che sogna il bis olimpico con Venezia come capofila del progetto.

Se i territori mostrano ambizione e coinvolgimento di fronte alla prospettiva di riportare nel Belpaese i Giochi, dopo un’assenza che si protrarrà per almeno 76 anni nel migliore degli scenari, il governo mantiene una linea di prudenza.

Roma in prima linea

La suggestione di rivedere i cinque cerchi nella Capitale, dopo la storica edizione del 1960, simbolo di rinascita per la città e la nazione intera e preludio del boom economico del dopoguerra, non è mai davvero scomparsa. 

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, interpellata ad Assago, ha lasciato intendere che il tema non è tabù: «Le Olimpiadi estive in Italia? Vediamo, una cosa alla volta». La circospezione è d’obbligo in questa fase, ma la velata apertura è stata la miccia che ha fatto riaccendere il dibattito.

Chi si è espresso in termini molto più netti è il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che si pone l’obiettivo di portare a termine un’operazione che il suo predecessore Giovanni Malagò ha soltanto accarezzato.

«Credo che ci siano tutti i requisiti per preparare una candidatura. È chiaro che il Coni è uno degli stakeholder, dev’essere condivisa con il ministro Abodi e con il governo. Il nostro Paese merita un’altra Olimpiade estiva, perché una volta ci è stata scippata».

Le occasioni mancate dalla Capitale

Il richiamo è alla sconfitta del 1997, quando Atene superò Roma per l’edizione 2004 nonostante un dossier di candidatura solido e competitivo: le parole del dirigente segnalano come la ferita a distanza di 30 anni non si sia ancora del tutto rimarginata.

E a proposito di fantasmi del passato, il pensiero non può che andare al ritiro della candidatura per il 2024, che ha poi spianato la strada per l’assegnazione a Parigi in assenza di concorrenza. 

Giovanni Malagò, oggi presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 ed ex numero uno del Coni, è tornato sulla vicenda: «Il successo di questi Giochi può certamente riaprire la candidatura di Roma anche se è bene ricordare le cicatrici», ricordando come proprio da quella battuta d’arresto sia però nata l’idea di portare in Italia le Olimpiadi invernali.

Il dirigente romano, che in passato è stato il primo sostenitore dei Giochi nella città Eterna, al momento invita alla cautela: «Chiunque oggi esprima opinioni su questo argomento sbaglia, è fuori luogo. Tutti debbono e possono sognare, ma mi sembra assolutamente prematuro».

Sorprende in tal senso la comunanza di visione con il ministro per lo Sport Andrea Abodi, con cui non sono mancate le divergenze: il capo del dicastero ha definito l’ipotesi «affascinante», ma l’orizzonte temporale «lontano», sposando la linea del presidente del Consiglio.

La revisione dei criteri del CIO e la concorrenza globale

L’invito in tal senso è quello di non fare i conti senza l’oste: il CIO, che ha cambiato guida lo scorso anno ed è attualmente sotto le redini di Kirsty Coventry, è in procinto di aprire una fase di revisione del processo di assegnazione, ridefinendo in particolare i criteri legati a sostenibilità e legacy.

Nel frattempo, sul piano internazionale, la competizione si profila serrata: per il 2036 si sono già mosse Ahmedabad, Doha, Istanbul e Santiago del Cile oltre al Sudafrica, mentre in Europa c’è in prima linea Budapest e osserva con interesse il dossier anche Madrid.

Sullo sfondo rimane Berlino, che però sembra essersi defilata per voce del suo cancelliere che pare poco propenso a organizzare i Giochi nell’anniversario delle Olimpiadi tenutesi sotto il regime nazista. La scelta della sede dovrebbe avvenire tra il 2027 e il 2028.

La Capitale resta l’opzione più sponsorizzata dal Coni «Punterei su Roma: c’è una percentuale di impianti già realizzati», ha commentato Buonfiglio, a cui ha fatto eco Malagò: «Ha un doppio vantaggio: una storia unica anche di candidature olimpiche e nel 2040 saranno 80 anni dalle Olimpiadi di Roma 1960. Poi c’è la questione sostenibilità, che è tutto. E Roma ha lo stadio Olimpico».

Roma, forte del rinnovamento dello stadio Olimpico in vista degli Europei 2032 e degli interventi al Foro Italico, potrebbe decidere se tentare l’assalto già in vista del primo slot libero o costruire un progetto più ampio in vista del 2040, alternativa che sembra maggiormente caldeggiata nei salotti della Capitale.

La Toscana e il modello delle Olimpiadi diffuse

Dietro ai riflettori puntati naturalmente sulla Capitale, la Toscana rilancia mettendo sul piatto un modello diffuso e auspicando una sinergia con altri territori. Il presidente Eugenio Giani scopre le carte: «La nostra Regione vuole farsi trovare pronta. La Toscana c’è già».

L’idea si ispira esplicitamente all’esperienza di Milano Cortina: «Il modello di Olimpiadi diffuse e sostenibili come Milano Cortina è vincente, è un toccasana per i territori. Noi potremmo ospitare i Giochi in sinergia con Roma e anche con l’Emilia-Romagna». 

Il governatore ha le idee chiare sulla ripartizione dei compiti, immaginando una cerimonia di apertura nella Capitale, con l’atletica allo Stadio Olimpico, mentre alla Toscana spetterebbe un ampio ventaglio di discipline.

«Penso alle gare di vela a Punta Ala e al windsurf a Monte Argentario, al tiro con l’arco sotto le mura di Lucca, alla scherma a Livorno in un palazzetto da realizzare nello scenografico contesto dell’oasi della contessa medicea. Penso al triathlon al lago di Bilancino, al canottaggio sul lago di Roffia, all’interscambio tra nuoto e bici sulle nostre colline dove correva Gastone Nencini».

Quanto agli impianti, Giani assicura: «Abbiamo le strutture adatte e comunque nella prospettiva del 2040 abbiamo il tempo necessario per costruire tutto quello che ci manca, come è stato fatto per Milano-Cortina. Sarebbe l’occasione giusta per dare una scossa alle aziende statali come Trenitalia e Autostrade nell’accelerare gli ammodernamenti».

Il percorso, però, è appena all’inizio: «Con il presidente del Coni Luciano Buonfiglio il discorso era già stato affrontato nei mesi scorsi quando era venuto a Firenze. Siamo rimasti d’accordo di riparlarne una volta finite le Olimpiadi invernali. I Giochi del 2040 possono diventare l’elemento attraverso cui la Toscana può proiettarsi al mondo. Lo ribadisco: noi vogliamo esserci. Anzi, noi ci siamo».

La candidatura del Veneto

Se i propositi della Toscana si rifanno al modello lanciato con Milano Cortina, la proposta messa in campo dall’ex presidente del Veneto Luca Zaia più di tutte si poggia concretamente sulle basi poste dall’esperienza olimpica appena conclusa.

«Potremmo candidarci già per il 2036, ottant’anni dopo i primi Giochi di Cortina. O potremmo certamente farlo per il 2040, a ottanta da quelli di Roma. Il caso Milano-Cortina ha mostrato al mondo il potenziale delle regioni e dell’Italia, ed è una competenza che non può andare sprecata. Siamo pronti ad affrontare un’altra sfida».

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto immagina una candidatura che abbracci l’intero Nord EstVeneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige fino a toccare potenzialmente Emilia-Romagna e Lombardia – con Venezia come fulcro simbolico.

La potenziale partnership con Roma

Ancora più ambiziosa sarebbe una potenziale partnership con Roma, che aprirebbe ad un nuovo paradigma mai sperimentato finora: dai Giochi diffusi ad una pluralità di territori si passerebbe a Giochi nazionali o quasi.

L’idea non sembra essere un tabù dalle parti di Losanna, considerando che la Svizzera sta impostando su un percorso simile il suo impianto per i Giochi Invernali 2038, per cui attualmente – come riportato da Sport e Finanza – è in dialogo esclusivo con il CIO.

Traslare questa impostazione sarebbe comunque operazione non di poco conto: va ovviamente considerata sia la portata differente di Olimpiadi invernali ed estive, che le forti differenze nell’estensione e nella conformazione geografica della confederazione elvetica rispetto alla penisola italica. 

Mettere a fattor comune le due città sarebbe l’occasione anche per archiviare definitivamente le scorie del passato, quando la Capitale incasso dal CONI l’endorsement per presentarsi alla corsa per l’edizione del 2020 – poi attribuita a Tokyo – proprio a scapito de La Serenissima.

La legacy di Milano Cortina

Chiamare in causa i territori già protagonisti di Milano Cortina permetterebbe da un lato di valorizzare il know-how sviluppato in preparazione ai Giochi Invernali, e allo stesso tempo consentirebbe di poggiare, almeno in parte, sulle infrastrutture già progettate attraverso Simico.

I ritardi nella costruzione, di cui Sport e Finanza ha raccontato in dettaglio, hanno infatti impedito la piena attuazione del disegno di mobilità previsto originariamente nel dossier di candidatura.

Una significativa parte delle opere non sportive è stata infatti rimandata temporalmente con scadenze fino al 2032, e un nuovo appuntamento olimpico consentirebbe di chiudere il cerchio e dare un senso compiuto alla legacy di Milano Cortina.

Il ruolo di Venezia

Il coinvolgimento di Venezia scenari fortemente evocativi che coniughino l’aspetto sportivo con la dimensione simbolica, con l’arrivo della maratona in grande stile nella cornice di piazza San Marco. 

Tra le ipotesi più suggestive c’è il possibile utilizzo dei canali veneziani per la cerimonia di apertura -sull’onda dell’esperienza parigina – mentre il nuoto di fondo troverebbe la sua sede naturale sull’Adriatico tra Jesolo e Caorle.

Allo stesso tempo, in una città come Venezia su cui grava il fenomeno del turismo di massa e che ha già a più riprese mostrato la sua fragilità, va pensato un approccio specifico che possa preservarla e al contempo valorizzarne il ruolo di polo di attrazione.

«Dobbiamo evitare qualsiasi forma di sovraffollamento in laguna, dobbiamo proteggere la città. Venezia avrebbe solo un ruolo simbolico, un punto focale per la candidatura, ma fungerebbe da vetrina internazionale per promuovere i valori della sostenibilità e la tutela di un sito patrimonio mondiale dell’Unesco».

Per quanto attualmente siamo agli stadi iniziali, il progetto sarebbe già «in fase di discussione con i vertici del Cio», e Zaia conta di avviare il dialogo interno con il governo in occasione della chiusura dei Giochi Invernali.

Tra entusiasmo dei territori e prudenza istituzionale

In questo quadro articolato, emerge da un lato l’entusiasmo dei territori alimentato dal successo organizzativo delle Olimpiadi invernali; dall’altro l’accortezza istituzionale doverosa per non rimanere imbrigliati all’interno delle complessità del processo olimpico.

A differenza del recente passato in cui le assegnazioni sono avvenute senza particolari contese, le candidature per il 2036 sono numerose e l’Italia ha di fronte una concorrenza agguerrita sia sul fronte europeo che da geografie finora rimaste escluse dall’organizzazione dei Giochi.

In attesa di concludere definitivamente Milano Cortina, con le Paralimpiadi attualmente in corso di svolgimento , nei palazzi dello sport e nelle sedi regionali il confronto è già iniziato. La diplomazia è al lavoro – più o meno sottotraccia a seconda dei casi – con l’obiettivo di riportare i Giochi Estivi in Italia dopo un periodo di lontananza prorogatosi oltre il dovuto.