Gli occhi del mondo puntati sull’Italia. Nel panorama dell’intrattenimento della Penisola, quello dei concerti dal vivo si è progressivamente imposto come uno dei comparti più dinamici e redditizi.
L’appeal è arrivato al punto da attirare l’interesse crescente dei grandi operatori internazionali non soltanto sul piano artistico e organizzativo, ma anche su quello immobiliare e infrastrutturale.
Il valore economico del comparto
I numeri fotografati dal Rapporto Siae realizzato in collaborazione con Ptsclass sono eloquenti: nel 2024 i biglietti venduti per i concerti hanno generato ricavi per 989,3 milioni di euro, a fronte di un totale di 65.515 spettacoli e circa 29 milioni di spettatori complessivi, riporta Affari & Finanza.
Pur rappresentando appena il 2% degli eventi censiti – in un perimetro che comprende cinema, teatro, sport, mostre, discoteche, parchi tematici e fiere – i concerti arrivano a incidere per un quarto della spesa complessiva del settore, configurandosi come il segmento economicamente più rilevante dell’intero comparto dello spettacolo.
Questa apparente sproporzione tra numero di eventi e volume di ricavi rivela una caratteristica strutturale del mercato: pochi appuntamenti ad altissima intensità di pubblico e di prezzo riescono a concentrare una quota enorme di fatturato.
La corsa agli investimenti nelle arene
In parallelo, l’aumento dei prezzi dei biglietti e la crescente complessità produttiva dei tour – pianificati con anni di anticipo e sostenuti da investimenti tecnici sempre più rilevanti – hanno reso evidente come il controllo delle venue rappresenti un tassello strategico dell’intera filiera del live.
È proprio in questa prospettiva che si comprende la corsa agli investimenti in arene e palazzetti, divenuti nodi centrali di un ecosistema integrato che comprende management artistico, promozione, booking, ticketing e servizi accessori.
Il baricentro del valore si è progressivamente spostato verso il real estate dello spettacolo, trasformando le infrastrutture in leve decisive per garantire continuità, scalabilità e margini lungo tutta la catena produttiva.
La presenza in Italia di Live Nation
Tra i protagonisti di questa trasformazione figura Live Nation, il colosso statunitense guidato da Michael Rapino, che ha rafforzato la propria presenza in Italia con l’acquisizione, all’inizio del 2026, del gruppo ForumNet Holding da Bastogi per una cifra stimata intorno ai 90 milioni di euro.
L’operazione ha portato sotto il controllo diretto della società l’Unipol Forum di Assago, uno dei poli principali dei grandi eventi milanesi e casa dell’Olimpia Milano, il Teatro Repower e l’area del Carroponte, spazio estivo di riferimento nell’hinterland.
A ciò si aggiunge la concessione già in essere fino al 2040 per l’Inalpi Arena di Torino, venue multipurpose che tra ha ospitato le ultime cinque edizioni delle ATP Finals, oltre alle ultime quattro Final Eight di basket a conferma di una strategia che punta a consolidare il presidio delle venue chiave del Paese.
Il colosso USA Live Nation acquista l'Unipol Forum, casa dell'Olimpia Milano
La strategia globale del gruppo
Il modello perseguito da Live Nation in Italia riflette un’impostazione già ampiamente sperimentata a livello globale, dove il gruppo controlla o gestisce direttamente decine di spazi strategici, soprattutto nei mercati anglosassoni.
Dalla rete delle House of Blues ai locali Fillmore, fino a sale iconiche come l’Irving Plaza o il The Wiltern, l’azienda ha costruito un portafoglio che integra promozione e gestione operativa degli spazi.
In Europa opera attraverso la partecipazione di maggioranza nella Academy Music Group nel Regno Unito, che gestisce, tra le altre, l’O2 Forum Kentish Town e l’O2 Shepherd’s Bush Empire, mentre in Australia è presente con strutture come la Fortitude Music Hall.
Un elemento decisivo di questa integrazione verticale è rappresentato dal controllo, dal 2010, della piattaforma di biglietteria Ticketmaster, che consente al gruppo di presidiare anche la fase di vendita e raccolta dati.
L’investimento a Santa Giulia di CTS Eventim
Una strategia altrettanto articolata è quella di CTS Eventim, gigante tedesco del ticketing e dell’organizzazione di eventi live, che in Italia detiene il 100% di TicketOne e il 60% del promoter Friends & Partners.
Attraverso questa rete, il gruppo non solo controlla marchi storici come Vivo e Magellano, ma partecipa alla gestione di importanti spazi per concerti, oltre ad aver investito direttamente nella nuova Arena Santa Giulia.
La struttura da circa 16mila posti il cui costo complessivo – incluse le opere collegate – ha superato, secondo diverse stime, i 280 milioni di euro, sforando significativamente rispetto alle stime iniziali di 180 milioni di euro.
L’arena, inserita nel contesto delle infrastrutture per le Olimpiadi di Milano Cortina, ha già ospitato competizioni di hockey su ghiaccio, confermando la vocazione polifunzionale delle nuove venue.
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Il network europeo del colosso tedesco
Sempre nell’orbita di Friends & Partners si colloca il ruolo nella gestione dei grandi eventi musicali presso la RCF Arena, attraverso la società Arena Campovolo S.r.l., costituita nel 2017 da Ferdinando Salzano e Claudio Maioli per curare la produzione dei concerti di maggiore richiamo.
Proprio qui, il 25 maggio 2024, si è tenuto l’evento con la maggiore spesa e affluenza dell’anno secondo Siae, ovvero il concerto degli AC/DC, a dimostrazione di come le grandi venue all’aperto siano ormai centrali nelle tournée internazionali.
Anche sul piano europeo CTS Eventim ha costruito un portafoglio di infrastrutture strategiche, che include la gestione della Waldbühne, storica arena berlinese da oltre 20 mila posti, e la partecipazione al 50% nello storico Eventim Apollo (già Hammersmith Apollo), rafforzando così la propria presenza nei mercati chiave del continente.
Un settore sempre più oligopolistico
Accanto a Live Nation e CTS Eventim, un ulteriore attore di primo piano è AEG Presents, sotto il cui marchio rientrano festival di portata globale come il Coachella – organizzato dalla controllata Goldenvoice – e la gestione di venue del calibro dell’O2 Arena e il Terminal 5.
Insieme, questi gruppi concentrano una quota significativa del mercato mondiale dei live, contribuendo a definire standard produttivi, modelli contrattuali e dinamiche competitive in un settore che si va configurando sempre più come un oligopolio.
L’Italia, in questo contesto, rappresenta un mercato maturo e ad alta domanda, capace di generare – oltre ai ricavi diretti certificati da Siae – un indotto stimato superiore ai 4 miliardi di euro, grazie a un effetto moltiplicatore che coinvolge turismo, ristorazione, trasporti e servizi.
Per ogni euro speso in un biglietto, secondo le stime di Assoconcerti, si attiva un impatto economico multiplo sul territorio, alimentato dal crescente turismo esperienziale legato ai grandi eventi.
Le potenzialità del contesto italiano
Eppure, nonostante la solidità della domanda, il sistema italiano soffre ancora di una dotazione infrastrutturale non sempre allineata agli standard qualitativi delle grandi venue statunitensi o britanniche, sia in termini di capienza sia per quanto riguarda servizi, accessibilità e integrazione tecnologica.
È proprio questa combinazione di forte potenziale economico e margini di miglioramento strutturale ad aver acceso l’interesse degli operatori globali, che non guardano all’Italia soltanto come a un territorio dal forte potenziale inespresso.
In un mercato in cui il valore si concentra sempre di più lungo l’intera filiera, possedere – o quantomeno gestire – le arene significa assicurarsi oltre a una quota dei ricavi, la possibilità di orientare flussi, calendari e strategie, aggiungendo nuove tappe alle grandi tournée internazionali rafforzando ulteriormente il peso del live nel sistema economico nazionale.