Il paddock di Sakhir è attraversato da un’onda di scetticismo. Le nuove monoposto 2026, con power unit che dividono la potenza al 50% tra componente elettrica e termica, hanno già sollevato polemiche prima ancora che si disputasse una gara ufficiale. Ma Stefano Domenicali non ci sta. Intervenuto durante i test in Bahrain in un incontro con la stampa internazionale, il presidente di Formula One Group ha lanciato un messaggio inequivocabile: basta allarmismi.
«Non capisco tutto questo panico, – ha dichiarato Domenicali a più riprese, come scrive anche Il Giornale. – Il più veloce vincerà sempre. Magari con un modo diverso di gestire l’energia, ma la sostanza non cambia».
La genesi del regolamento
Per capire le nuove regole, secondo Domenicali, bisogna ricordare da dove vengono.
«Non dobbiamo dimenticare la genesi di questo regolamento, – ha spiegato ai media internazionali a Sakhir. – Se perdiamo di vista i motivi che ci hanno portato qui, perdiamo l’opportunità di capire questa fase».
Il ragionamento è semplice: senza un cambio radicale delle power unit, costruttori come Audi, Ford, Cadillac e Honda non sarebbero entrati o rientrati nella categoria. Una prospettiva che avrebbe indebolito strutturalmente l’intero sistema.
A fare rumore, nelle settimane precedenti, erano state le parole di Max Verstappen, che aveva definito le nuove vetture come una sorta di Formula E potenziata. Domenicali ha scelto di ridimensionare la polemica senza alimentarla. «Max ama la Formula 1 più di chiunque altro», ha garantito il CEO, precisando di aver avuto con il quattro volte campione del mondo un incontro che ha definito costruttivo.
«Ha un modo particolare di esprimere i concetti, – ha aggiunto, – ma vi garantisco che farà parte del futuro di questo sport».
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Lo spettacolo prima di tutto
Sul fronte tecnico, il tema più discusso riguarda la gestione dell’energia, particolarmente critica su circuiti privi di grandi frenate come Melbourne, Jeddah o Suzuka. La Formula 1 Commission, riunitasi mercoledì a Sakhir, ha aperto una discussione sulle possibili soluzioni, ma l’approccio resta quello della prudenza
«Perché dovremmo sempre pensare al piano B? – Ha risposto seccamente Domenicali a chi chiedeva misure d’emergenza, continuando: – Prima di prendere decisioni drastiche è necessario vedere cosa accadrà».
Il CEO ha anche voluto rassicurare i tifosi sull’impatto visivo delle nuove monoposto, rivendicando una verifica diretta: «Sono stato a bordo pista per vedere le cose dal punto di vista dello spettatore e non ho ravvisato alcuna differenza, né in termini di velocità né di suono». Anzi, secondo Domenicali lo sviluppo tecnico in corso porterà a vetture «molto, molto veloci già alla fine della stagione».
I numeri danno ragione alla Formula 1
A sostenere l’ottimismo del CEO ci sono i dati commerciali. Melbourne è sold-out con oltre 470mila biglietti venduti, le aree hospitality di alto livello sono esaurite quasi ovunque nel calendario, e Las Vegas ha registrato il miglior weekend economico della sua storia recente in occasione del Gran Premio 2025.
«Lo slancio è davvero forte, – ha sottolineato Domenicali. – Ricevo richieste da grandi organizzazioni sportive che vogliono capire come la Formula 1 sia riuscita a svilupparsi così tanto, sia come piattaforma sportiva che di business».
Sul fronte del calendario, Madrid si prepara al debutto nel mondiale, mentre si discute dell’alternanza futura tra Barcellona e Spa e di un possibile rientro di Turchia e Portogallo. Il numero di gare resterà fermo a 24, ma cambierà la struttura dei weekend: le gare sprint passeranno da 6 a 12 nel 2027, con l’obiettivo dichiarato di rendere il venerdì rilevante per la classifica.
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Un messaggio ai 900 milioni di fan
Domenicali ha chiuso con un appello alla prospettiva.
«Non dimentichiamo che i nostri 900 milioni di fan non si curano dei cavilli di cui stiamo parlando, – ha detto. – A loro non interessano. L’importante è assicurare che ci siano belle gare, ottime opportunità di guida, una grande sfida».
E ha ricordato come ogni grande cambiamento regolamentare recente abbia generato le stesse perplessità, puntualmente smentite dai fatti. «Alla fine dell’anno, nessuno si ricorderà di cosa stiamo parlando oggi».
La risposta, come sempre, arriverà dalla pista. Il primo appuntamento è fissato per l’8 marzo a Melbourne.