Rossignol protagonista ai Giochi Invernali tra anima francese e design italiano

Il gruppo transalpino concentra in Veneto all’interno del distretto dello Sportsystem ricerca, progettazione e parte della manifattura dell’equipaggiamento per gli sport invernali.

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Photo by: Simone Ferraro/CONI

Da Tomba alla Brignone nel segno di Rossignol. Lo sciatore bolognese che ha segnato gli anni Novanta ha fortemente contribuito a rendere iconici gli sci Rossignol e gli scarponi Lange, scrivendo la storia dello sport italiano.

Il presente invece racconta delle due medaglie d’oro conquistate da Federica Brignone con lo stesso equipaggiamento e dell’argento ottenuto da Giovanni Franzoni, anch’egli con sci e scarponi Rossignol alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina.

Il presidio strategico di Montebelluna

Dietro questi risultati c’è la realtà francese con sede in Isère, un fatturato di circa 360 milioni di euro e 1.300 dipendenti complessivi, attiva nella progettazione e produzione di attrezzature per lo sci alpino, lo snowboard e lo sci nordico, riporta Il Sole 24 Ore.

L’offerta è variegata e spazia dagli sci agli scarponi, fino a caschi, maschere, attacchi, accessori e linee di abbigliamento tecnico, offrendo un equipaggiamento completo per gli appassionati della neve.

In Italia, e in particolare a Montebelluna, nel cuore del distretto dello Sportsystem, si concentra una parte rilevante delle attività del gruppo, che nello storico stabilimento ex Caber ha sviluppato nel tempo un presidio strategico 

In Veneto la società si dedica alla ricerca e sviluppo, al design, ai test di laboratorio, all’industrializzazione e al controllo qualità, oltre a una quota significativa della produzione di scarponi e alla gestione della logistica. 

Le radici della presenza in Italia

La presenza nel territorio affonda le radici nel 1989, quando Rossignol acquisisce sia l’americana Lange, pioniera nella produzione di scarponi in plastica, sia la veneta Caber, marchio legato alla famiglia Caberlotto.

«Il nostro vanto è avere il controllo dell’intero ciclo produttivo – spiega Stefano Dal Fabbro, general manager Rossignol –, con una filiera completa e verticale: siamo un caso pressoché unico anche per questo territorio». 

La casa madre francese riconosce allo stabilimento italiano un ampio margine di autonomia, assegnandogli un ruolo centrale non soltanto sul piano produttivo ma anche su quello dell’innovazione tecnologica e di prodotto.

A Montebelluna lavorano circa 120 persone, con l’inserimento di addetti stagionali nei periodi di maggiore intensità produttiva, e ogni anno vengono realizzate circa 150mila paia di scarponi.

Il patrimonio informativo

Nel bellunese si sviluppa inoltre l’intera progettazione delle calzature per lo sci di fondo, la cui produzione è poi distribuita tra Romania e Asia, così come vengono messe a punto le linee dedicate allo snowboard e all’outdoor. 

Dall’estero, in particolare da Bosnia e Romania, arrivano invece le scarpette interne degli scarponi, che vengono integrate nel processo finale in Italia. Al centro di questa attività c’è un patrimonio di competenze maturato nel tempo, alimentato anche da una raccolta sistematica di dati e misurazioni.

«Abbiamo una banca dati di misure e scan dei piedi degli atleti: le forme si differenziano anche per la nazionalità, gli asiatici tendono ad avere una base più larga, e poi ci sono le variabili peso e altezza».

Il reparto racing

Il reparto racing, che segue circa 90 atleti per gli scarponi da sci oltre alle linee per il fondo e per il pattinaggio, lavora infatti su numeri contenuti privilegiando la qualità e l’adattamento su misura rispetto ai volumi di produzione.

Il migliore esempio di customizzazione e attenzione al dettaglio è l’equipaggiamento di gara di Federica Brignone, contraddistinto dal disegno di una tigre e declinato nella linea Hero a lei ispirata.

L’impegno sul territorio – sfruttando anche l’onda olimpica – è stato rafforzato con l’apertura di una Rossignol Boutique a Cortina d’Ampezzo, inaugurata all’inizio di dicembre alla presenza della campionessa.

L’acquisizione di Risport

Nel 1996 il gruppo ha inoltre acquisito Risport, marchio storico dei pattini da ghiaccio, ampliando ulteriormente il proprio raggio d’azione negli sport invernali andando a presidiare un’ulteriore disciplina. 

Se per i grandi sciatori gli scarponi vengono modellati sull’impronta del piede, nel pattinaggio artistico le esigenze sono ancora più complesse, perché si tratta di un attrezzo strutturalmente rigido che deve adattarsi a piedi spesso segnati da allenamenti intensi e prolungati. 

«Un attrezzo per natura rigido, ci sono atleti che per l’allenamento continuo hanno il piede quasi deformato, bisogna fare in modo che non sentano alcun dolore o disagio», spiega Dal Fabbro.

I numeri della linea di pattinaggio

A Montebelluna vengono prodotti circa 25mila paia di pattini Risport all’anno, mentre una parte della produzione è localizzata in Romania; i mercati di riferimento includono Giappone, Cina, Stati Uniti e Italia, mentre le vendite in Russia sono state sospese a livello di gruppo dopo l’aggressione all’Ucraina. 

Considerando le ultime quattro edizioni dei Giochi olimpici invernali, si stima che il 29% delle medaglie sia stato conquistato da atleti che indossavano pattini Risport, tra cui lo statunitense Ilia Malinin.

Il ventunenne pattinatore di figura, pur non avendo ottenuto l’oro in questa edizione, è considerato tra i più talentuosi della sua generazione per aver eseguito per primo un quadruplo Axel e per aver introdotto nelle sue performance anche i backflip, salti all’indietro a lungo vietati per la loro pericolosità.