Gherardini incorona Torino: «Qui la miglior sede per le Final Eight. E ora una squadra da vertice»

All’Inalpi Arena per il quarto anno di fila va in scena la Coppa Italia, con il presidente di LBA che si pone l’ambizioso obiettivo di raggiungere 40mila presenze e auspica di rivedere il capoluogo piemontese nella massima serie.

Gherardini Final Eight
festa del basket
Image credits: LBA

Torino si riprende il centro della scena del basket italiano. L’Inalpi Arena ospita la 50esima edizione della Frecciarossa Final Eight di Coppa Italia, la quarta consecutiva che si disputa sotto la Mole. 

Un traguardo simbolico per una manifestazione che negli ultimi anni ha trovato nel capoluogo piemontese una casa stabile, capace di offrire un’organizzazione impeccabile in una cornice di prestigio internazionale.

L’entusiasmo del pubblico

Per Maurizio Gherardini, è la prima edizione al vertice della Lega Basket dopo l’elezione dello scorso giugno. L’impatto è stato positivo, sia dal punto di vista del rapporto con le istituzioni cittadine sia rispetto all’entusiasmo del pubblico.

«Siamo stati accolti benissimo da parte di tutte le istituzioni e anche dagli appassionati: il bene comune viene anteposto agli interessi politici e questo non può che essere un bene – ha dichiarato a La Stampa ed. Torino -. E la risposta del pubblico è stata ancora una volta convincente, essendo stati venduti finora oltre 35mila biglietti».

Un dato significativo, che conferma la solidità dell’evento e la capacità di Torino di mobilitare tifosi una mole imponente di tifosi: l’obiettivo è superare quota 40mila presenze complessive, all’interno di programma che quest’anno è particolarmente ricco.

«Speriamo di farcela anche se, rispetto all’anno passato, il venerdì è un giorno di ingresso gratuito per le partite della Next Gen e per l’LBA Showtime Game, una partita che vedrà coinvolti giocatori che hanno fatto la storia della nostra pallacanestro (Bargnani e Belinelli) e personaggi del mondo della comunicazione digitale».

L’eccellenza organizzativa di Torino

La scelta di affiancare alle gare ufficiali momenti di spettacolo testimonia la volontà della Lega di ampliare il pubblico e rendere la Final Eight un contenitore di intrattenimento a 360 gradi

Se tradizionalmente la sede della Coppa Italia cambiava di anno in anno, la permanenza sotto la Mole per quattro edizioni consecutive risponde ad una precisa valutazione sulla qualità di impiantistica e organizzazione.

«Al momento in Italia non esiste sede migliore per ospitare una manifestazione del genere: l’Inalpi Arena è un gioiello unico, non sono certo io il primo a dirlo. E Torino, come ha dimostrato negli ultimi anni ospitando eventi di altissimo livello di tutti gli sport possibili a cominciare dalle Atp Finals di tennis, ha la dimensione e le competenze giuste per valorizzare qualunque prodotto».

La città, trasformata negli ultimi anni in un hub sportivo internazionale, ha saputo investire in impianti e know-how organizzativo. Un cambio di pelle che ha colpito anche chi, come Gherardini, ha vissuto a lungo all’estero tra Stati Uniti e Turchia: «La sto scoprendo in questi giorni e ne sono rimasto affascinato».

Lo spettacolo in campo e le iniziative collaterali

L’edizione numero cinquanta si presenta come una festa diffusa, non limitata al parquet: accanto alle sfide tra le migliori otto squadre della Serie A, sono in programma iniziative culturali e momenti celebrativi.

«Un grande spettacolo di basket e una grande festa che possa coinvolgere migliaia di persone: oltre alle partite, ci saranno tante attività collaterali che meriteranno di essere vissute compresa la presentazione del docufilm su Belinelli e del libro di Achille Polonara. Sul campo, poi, non mancheranno le sorprese: negli ultimi anni hanno sempre vinto squadre poco pronosticate alla vigilia».

L’imprevedibilità è diventata una cifra distintiva della Coppa Italia, spesso terreno fertile per outsider capaci di ribaltare i pronostici e accendere l’entusiasmo dei tifosi. Ma lo sguardo del presidente va oltre il weekend, con il ricordo del passato cestistico torinese rimasto vivo.

«Ricordo l’allora Auxilium che giocava al Ruffini. È bello immaginare che qui in futuro ci possa essere di nuovo una squadra capace di competere ai massimi livelli del nostro movimento».

La crescita del movimento cestistico italiano

La riflessione si allarga così al tema della crescita strutturale del basket italiano, in un momento di forti cambiamenti con il progetto NBA Europe e l’esigenza di preservare l’identità ed essere competitivi in un contesto sempre più globalizzato.

«Bisogna investire nelle strutture, siano esse gli impianti di gioco che le figure professionali all’interno delle società: non ci si può limitare alla costruzione del gruppo che va in campo, ma bisogna dar vita a un volano che porti interesse e aumenti l’appeal del prodotto che si vuole proporre. A quel punto, la gente si muove».

In questa prospettiva, il ritorno di Torino ai vertici del basket nazionale sarebbe un valore aggiunto per tutto il sistema: «Una grande città come Torino farebbe comodo a tutta la Lega Basket. Adesso poi la situazione impiantistica è decisamente migliorata».

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