Milano Cortina 2026: tutte le prime volte di questa Olimpiade storica

Milano Cortina 2026 è già nella storia. Due bracieri, due città, due regioni e una sequenza di primati sportivi senza precedenti: dall’oro di Vittozzi nel biathlon alla medaglia del Brasile, fino al backflip di Malinin sul ghiaccio olimpico.

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Tra medaglie e organizzazione
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Non era mai successo prima. E probabilmente non succederà tanto presto. Milano Cortina 2026 si è imposta come l’edizione più innovativa nella storia centenaria dei Giochi Olimpici Invernali, infrangendo record organizzativi, sportivi e simbolici con una frequenza che ha lasciato senza fiato persino i veterani del Comitato Olimpico Internazionale.

Due fiamme olimpiche accese simultaneamente, una sotto l’Arco della Pace di Milano, l’altra nella conca ampezzana, hanno sancito ufficialmente il 6 febbraio 2026 come data di spartiacque per il movimento olimpico.

Il format stesso dei Giochi è stato reinventato: per la prima volta nella storia, la cerimonia di apertura e quella di chiusura si terranno in sedi diverse, con Verona a raccogliere il testimone conclusivo grazie all’Arena, monumento Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO che diventa così la prima cornice storica ad accogliere una cerimonia olimpica di chiusura.

Nel mezzo, un palcoscenico sportivo dilatato attraverso due regioni, due province autonome, ambienti urbani e alpini in dialogo costante: una geografia della competizione inedita per qualsiasi edizione invernale.

Lo sport che fa storia: Vittozzi e l’attesa di mezzo secolo

Tra le imprese più cariche di significato emotivo e storico spicca quella di Lisa Vittozzi. L’azzurra del biathlon ha firmato la prima medaglia d’oro olimpica di sempre per l’Italia in questa disciplina: un vuoto che pesava da Calgary 1988, passando per Nagano, Sochi, Pyeongchang e Pechino, con un bottino collettivo di due argenti e sei bronzi che non era mai riuscito a trasformarsi in oro.

Vittozzi ci ha messo la firma, portando a casa il titolo individuale dopo aver già condiviso il podio nella staffetta mista con Tommaso Giacomel, Lukas Hofer e Dorothea Wierer. Un’impresa doppia che la consacra come una delle principali protagoniste di questa edizione.

Un’ulteriore artefice di storia per l’Italia sulla neve è Flora Tabanelli. Il bronzo nel Big Air freestyle di sci ha regalato all’Italia la prima medaglia olimpica in assoluto nel freestyle, chiudendo una parentesi aperta dal lontano 1992.

Sul ghiaccio del pattinaggio di velocità, un’altra pagina bianca è stata scritta: Francesca Lollobrigida ha vinto il primo oro olimpico italiano di sempre nello short track femminile, sui 3000 metri. Non solo oro, ma un’affermazione di sistema per lo speed skating tricolore.

La favola sudamericana: Braathen riscrive la mappa dello sci alpino

Se c’è un’immagine capace di sintetizzare lo spirito di questi Giochi, è quella di Lucas Pinheiro Braathen sul podio di Bormio dopo lo slalom gigante maschile. Il 25enne nato a Oslo, naturalizzato brasiliano, ha dominato entrambe le manche con un distacco di 58 centesimi sul campione olimpico in carica Marco Odermatt diventando il primo sudamericano a conquistare l’oro in un’edizione invernale e portando il Brasile sul podio olimpico invernale per la prima volta nella storia.

Tre svizzeri, Odermatt, Meillard e Tumler, alle sue spalle: un risultato che vale una rivoluzione geografica nello sci d’élite.

Altre prime medaglie

La Georgia ha conquistato la sua prima medaglia olimpica invernale di sempre: Anastasiia Metelkina e Luka Berulava, secondi nel pattinaggio di figura a coppie, hanno portato il paese sul podio con una prestazione che ha commosso anche gli spettatori più navigati.

Non poteva mancare, nel panorama delle prime volte, la Finlandia: Suvi Minkkinen ha conquistato il bronzo nel biathlon femminile, segnando la prima medaglia olimpica in assoluto per il paese nordico in questa disciplina al femminile.

Tra le storie più umane di questi Giochi, quella di Marcus Weston: nello skeleton, il britannico ha vinto l’oro individuale diventando il primo atleta del Regno Unito a conquistare un titolo individuale ai Giochi invernali dal 1980, 46 anni dopo l’ultima volta. Il suo percorso verso il podio include due fratture alla schiena, una delle quali lo aveva costretto su una sedia a rotelle e lo aveva allontanato per sempre dalla sua prima disciplina, il taekwondo. Una vicenda che racconta come il confine tra la fine e un nuovo inizio sia spesso più sottile di quanto si immagini.

Il pattinaggio oltre i propri limiti: Malinin e il salto proibito

Il 7 febbraio 2026 è una data che entrerà nei manuali del pattinaggio artistico. Ilia Malinin, astro americano della disciplina, ha eseguito due backflip – i salti mortali all’indietro – nella sua routine olimpica, atterrandone uno sulla singola lama. Il gesto non è solo acrobatico: è la prima esecuzione olimpica di un elemento rimasto bandito per quasi mezzo secolo, vietato nel 1976 per ragioni di sicurezza.

Solo nel 2024 l’ISU ha ufficialmente riconosciuto il backflip come elemento valido.

L’unica precedente trasgressione in ambito olimpico fu quella della francese Surya Bonaly a Nagano 1998, che scelse consapevolmente di essere penalizzata pur di lasciare un segno.

Nazionali al debutto, storie che valicano i confini

Milano Cortina 2026 è anche il palcoscenico di debutti storici. Il Benin ha fatto il suo ingresso per la prima volta nei Giochi invernali grazie a Nathan Tchibozo, capace di qualificarsi in slalom e gigante nonostante le origini geografiche del paese non suggerissero questa vocazione alpina. Gli Emirati Arabi Uniti hanno invece schierato per la prima volta atleti nelle discipline alpine con Piera Hudson e Alex Astridge.

Madre, figlio e sci

Acoronare questo catalogo di prime volte, una vicenda sportiva e familiare senza precedenti: Sarah Schleper e Lasso Gaxiola sono la prima coppia madre-figlio a gareggiare nella stessa edizione dei Giochi olimpici invernali.

Schleper, 46 anni, è anche la sciatrice alpina più longeva di sempre a prendere parte a un’edizione olimpica: un primato anagrafico che si aggiunge a tutti gli altri collezionati da questa straordinaria rassegna invernale.

Milano Cortina 2026 si chiuderà all’Arena di Verona con un bilancio già scritto nei libri della storia: quella di un’Olimpiade invernale che ha osato reinventare il proprio formato, ha dilatato la geografia della competizione, ha portato sul podio nazioni che non vi erano mai salite e ha visto atleti compiere gesti prima impensabili.

Non è retorica: è il consuntivo di una rassegna destinata ad essere citata ogni volta che si parlerà di innovation nel grande sport internazionale.

 

 

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