Jannik Sinner è tornato. E lo ha fatto nel modo più efficiente possibile: 69 minuti in campo, un 6-1 6-4 contro il ceco Tomas Machac (n. 31 del ranking ATP) e zero punti regalati all’avversario nei momenti chiave. Il tutto nel torneo ATP 500 di Doha, quello che un anno fa non poté disputare a causa dell’accordo raggiunto con la WADA per la sospensione di tre mesi legata al caso Clostebol. Come ricordato da La Gazzetta dello Sport, “questa è la volta buona”.
Il contesto è quello di un campione che ha tutto da guadagnare e poco da perdere, almeno sulla carta. Con Novak Djokovic assente dal tabellone e un’altra settimana costruita su misura per arrivare integro e vincente alla potenziale finale contro Carlos Alcaraz, Sinner sta giocando una partita che va ben oltre il singolo incontro. È gestione, pianificazione, tutela di un patrimonio sportivo da consolidare.
Il ginocchio, il vento e la solidità mentale
Non mancano le variabili di rischio. Nell’allenamento della vigilia, riferisce La Gazzetta dello Sport, Sinner aveva lamentato un leggero fastidio al ginocchio sinistro, lo stesso segnale comparso in Australia prima del match contro Ben Shelton. In campo, però, non ha mostrato cedimenti: 7 ace, il 69% di prime di servizio, l’86% di punti conquistati con la prima e l’85% con la seconda. Numeri che parlano da soli e che certificano quanto il lavoro sul servizio stia dando i frutti attesi.
“Giocare con tanto vento non è stato per niente semplice, – ha dichiarato l’altoatesino a Sky, – ma sono contento sia del servizio che dell’aspetto tattico”. Una risposta che rivela la sua filosofia: minimizzare le variabili ambientali trasformandole in dati da gestire, non in alibi.
La sconfitta in semifinale all’Australian Open contro Djokovic, come sottolinea il Corriere della Sera, non ha lasciato scorie visibili. “Non si può sempre vincere, lo sport è così, – ha detto Sinner. – Ma è stata un’occasione per imparare”.
L’operazione raccolta punti 2026
Il Corriere della Sera evidenzia la strategia: l’operazione accumulo punti 2026 è partita senza concedere palle break e con un’intensità modulata, quella del professionista che sa quanta energia spendere contro un avversario di medio calibro.
Il prossimo ostacolo sarà l’australiano Alexei Popyrin, numero 53 del mondo, che ha battuto il padrone di casa Mubarak Shannan Zayid con un netto 6-0 6-2.
Il caldo del Qatar, bassa umidità ma temperature elevate, rimane una variabile critica. Come ricorda Il Giorno, il clima torrido ha già creato problemi a Sinner sia a New York che in Australia, e la sua adattabilità alle condizioni atmosferiche estreme è un dato su cui il suo staff continua a lavorare.
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L’Italia del tennis: un indice da primato
C’è un numero che vale da solo come indicatore della salute del tennis italiano: nelle prime 21 posizioni del ranking mondiale ci sono 4 azzurri. A Sinner (n. 2), Lorenzo Musetti (n. 5), Flavio Cobolli (n. 20) si è aggiunto Luciano Darderi (n. 21). Un risultato che, segnala Il Giorno, rappresenta un ulteriore piccolo record per il movimento tricolore.
Musetti, intanto, ha comunicato via social che la riabilitazione dopo l’infortunio subito in Australia procede ma lo costringerà a rinunciare all’ATP 500 di Acapulco.
La finalissima che tutti aspettano
Oggi tocca ad Alcaraz scendere in campo contro il francese Arthur Rinderknech (n. 30). Lo spagnolo viene dalla conquista del Grande Slam di carriera in Australia e si presenta a Doha come numero uno del mondo.
Una finale Sinner-Alcaraz non sarebbe solo l’evento tennistico del weekend: sarebbe il primo vero duello ufficiale tra i due dominatori del circuito nel 2026, dopo l’esibizione di Seul. Un match che vale in termini di punti, ma soprattutto in termini di posizionamento psicologico in vista dei prossimi Slam.
Per Jannik, costruire un 2026 senza cedimenti è la priorità. Come ogni grande investimento, la costanza del rendimento vale più dei picchi isolati.