Jannik Sinner vale 93,50 punti su 100. Tutto il resto, molto meno. È questo il dato più eloquente che emerge dalla nuova edizione della Top Champion Reputation, la classifica elaborata da Reputation Manager® che misura la reputazione online dei principali sportivi italiani nel periodo compreso tra il 15 settembre e il 15 dicembre 2025. Un distacco abissale, quello del campione altoatesino, che non racconta soltanto un primato sportivo, ma un fenomeno di brand equity difficilmente replicabile nel panorama dello sport italiano.
L’osservatorio ha analizzato complessivamente 528,6 mila conversazioni online, monitorando 166 sportivi – 117 in attività e 49 cosiddette «leggende» – attraverso social media, stampa online e siti d’informazione, applicando un modello proprietario che valuta oltre 100 parametri per ciascun atleta.
Il monarca del web
Il trimestre di Sinner è stato semplicemente straordinario sul piano dei risultati. Il tennista ha vinto il Six Kings Slam di Riad, ha superato Alexander Zverev nella finale dell’ATP 500 di Vienna, ha conquistato il Masters 1000 di Parigi e ha trionfato per il secondo anno consecutivo alle ATP Finals di Torino, senza cedere un set. A coronamento del periodo, il premio «Fans’ Favourite» ATP, ottenuto per la terza volta consecutiva.
Sul piano reputazionale, il rendimento si traduce in numeri altrettanto schiaccianti: 106,6 mila delle 449,6 mila conversazioni online generate dagli atleti in attività riguardano Sinner. Significa il 26,4% del totale. Il secondo più citato, Lorenzo Musetti, si ferma a 29,2 mila menzioni (7,2%) e nella classifica reputazionale si colloca soltanto all’undicesimo posto. Conferma così che il volume di conversazioni e la qualità della reputazione non coincidono necessariamente.
Come osserva Andrea Barchiesi, fondatore e CEO di Reputation Manager®: «Tra i giovani atleti in attività, solo Jannik Sinner riesce a imporsi con forza».
La sorpresa Lautaro e il ritorno di Márquez
La novità più rilevante di questa edizione è la scalata di Lautaro Martínez, che balza dal nono al secondo posto con un punteggio di 39,22, guadagnando sette posizioni. Una crescita che non sorprende chi segue l’economia dello sport: l’attaccante dell’Inter ha attraversato un trimestre in cui la narrativa da «leader» si è sovrapposta perfettamente alle performance. In Argentina ha superato Hernán Crespo nella classifica dei marcatori all-time della nazionale; con i nerazzurri ha continuato a incidere con reti e prestazioni chiave; a dicembre è stato premiato al Gran Galà del Calcio AIC tra i migliori attaccanti della stagione.
Nel calcio, dove Barchiesi registra «una flessione reputazionale generalizzata con poche eccezioni», Lautaro rappresenta un’anomalia virtuosa. Gli altri calciatori in attività nella Top 20 globale sono Paulo Dybala (settimo, 35,60), Romelu Lukaku (diciannovesimo, 31,63) e Rafael Leão (ventesimo, 31,56).
Sul terzo gradino del podio si conferma Marc Márquez con 38,89 punti. Il trimestre del pilota spagnolo ha avuto un momento simbolico e sportivamente dirompente: il 28 settembre, in Giappone, ha conquistato il titolo MotoGP, il nono mondiale in carriera. Un risultato che ha riacceso paragoni con le grandi icone dello sport globale. A dicembre, i FIM Awards hanno chiuso simbolicamente un’annata che il motorsport ricorderà a lungo.
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Le leggende, asset reputazionali immateriali
Il dato forse più interessante per chi ragiona in termini di brand value riguarda le 49 «leggende» incluse nell’osservatorio: ex campioni che nel tempo sono diventati icone pop, ambasciatori di italianità, testimonial trasversali. Queste generano complessivamente 79 mila conversazioni online nel trimestre, con Francesco Totti ancora primo per volumi (11,3 mila, pari al 14,8% del totale delle leggende), seguito dal nuotatore Filippo Magnini (6,6 mila) e da Valentino Rossi (5,4 mila).
Nella classifica generale, ben sei leggende figurano tra i primi venti posti, con Valentino Rossi stabile al quarto (38,54) e Alessandro Del Piero in risalita al quinto (36,56, +2). Seguono Francesco Totti (tredicesimo, 33,34), Federica Pellegrini (quindicesimo, 33,12), Paolo Maldini (diciassettesimo, 32,02) e Gianluigi Buffon (diciottesimo, 31,80, trainato dall’esordio in Serie A del figlio Louis Thomas con il Pisa).
Sono dati che fotografano un fenomeno ben preciso: la reputazione di questi atleti non si esaurisce con il ritiro, ma si trasforma, si consolida e genera valore commerciale nel tempo. Un asset immateriale che le aziende partner continuano a valorizzare.
Il tennis comanda, il calcio segue
Sul piano delle discipline, il tennis si conferma lo sport più pervasivo nella conversazione online italiana: il 37,1% dei contenuti sugli atleti in attività riguarda i cinque rappresentanti della racchetta inclusi nel ranking (166,7 mila contenuti complessivi). Dietro, il calcio (113,6 mila) e l’automobilismo (63,5 mila).
Tra le atlete, spiccano Jasmine Paolini (ottava, 34,76), che ha vinto il doppio al WTA 1000 di Pechino con Sara Errani, e Bebe Vio (nona, 34,70), la cui reputazione si costruisce su un mix di attivismo, presenza pubblica e progettualità: dalla Bebe Vio Academy al ruolo di «direttrice per un giorno» de La Stampa per l’edizione dedicata alla Giornata internazionale delle persone con disabilità.
In chiave Giochi Invernali di Milano Cortina 2026, i nomi da indicare sono quelli di Federica Brignone (trentunesima), seguita da Sofia Goggia (trentaduesima), le più quotate tra gli atleti della neve.
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La generazione che sale
Fuori dalla Top 10 ma in netta crescita, vale la pena segnalare Kimi Antonelli (quattordicesimo, 33,14, +5), il cui racconto del debutto in Formula 1 si è rafforzato grazie al secondo posto in Brasile e al bronzo a Las Vegas. A fine anno il bilancio lo accredita tra le rivelazioni della stagione. E Lorenzo Musetti (undicesimo, 33,98, +4), che ha chiuso l’anno nella Top 10 mondiale ed è risultato il primo sportivo – secondo Reputation Manager® – per incremento di ricerche su Google nel 2025.
Sono segnali che il capitale reputazionale si costruisce anche fuori dai campi e dai circuiti: la narrativa conta, e sui mercati dello sponsorship e dell’endorsement, conta sempre di più.