Volete comprare una sciarpa con i cinque cerchi olimpici? Volete mangiare al bar delle venue? Benissimo, ma prima controllate di avere una Visa, o abbastanza monete e banconote. Perché alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, nel cuore dell’Europa che si candida a potenza economica del XXI secolo, esistono di fatto due soli strumenti di pagamento: il contante – sempre più raro nei portafogli – e carte VISA.
Negli store ufficiali è presente un cartello inequivocabile: «Pagamento con carta? Accettiamo solo Visa». Una scena che ha colpito migliaia di visitatori e che, aldilà del disagio momentaneo, ha sollevato questioni ben più profonde sul futuro dei pagamenti in Europa.
Un accordo che pesa sul presente
La vicenda non nasce a Milano. Visa è sponsor ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) dal 1986 e nel 2018 ha rinnovato la partnership fino al 2032. In forza di quell’accordo, il circuito americano è l’unico sistema di pagamento con carta ammesso all’interno dei Giochi, senza eccezioni geografiche: lo stesso è accaduto per Parigi 2024, e varrà anche per le Olimpiadi successive.
Quelli però erano tempi in cui il contante dominava il 79 per cento delle transazioni – dato BCE del 2016 – e nessuno si sarebbe accorto del paradosso. Oggi quel numero è sceso al 57 per cento, e continua a calare.
Restando in tema Giochi di Milano Cortina, il contante, teoricamente, esiste ancora. Gli organizzatori hanno infatti confermato che negli store è possibile pagare in banconote e sono stati installati sportelli ATM nell’area dei Giochi. Nella pratica, secondo le stime solo circa un sesto degli acquirenti ha scelto quella strada. Tutti gli altri? Carta Visa.
Emblematico quanto accaduto all’interno del Media Press Center milanese, dove Reuters ha documentato giornalisti accreditati costretti a rimettere sugli scaffali prodotti alimentari perché il supermercato Esselunga presente nella struttura non accettava contanti. L’azienda ha poi precisato che si trattava di una scelta concordata con gli organizzatori «al fine di velocizzare il servizio» e ha annunciato l’introduzione successiva del pagamento in contanti. Un episodio minore, in apparenza; rivelatore, nella sostanza.
Tutte scene che raccontano molto più di un semplice disagio da acquisto: un paradosso tutt’altro che secondario, in una città che ospita uno degli eventi più seguiti al mondo.
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L’Europa e il conto in sospeso con la sovranità monetaria
Qualcuno potrebbe liquidare la questione come un fastidio passeggero, ma si sbaglia. Ciò che le lunghe code davanti agli store olimpici hanno portato in superficie è una questione che va ben oltre le Olimpiadi. L’Europa dipende ancora dai circuiti di pagamento stranieri, con il contante verso la via del tramonto senza che esista ancora un’alternativa pubblica sovrana.
I circuiti internazionali – Visa e Mastercard in testa – coprono già i due terzi delle transazioni con carta nella zona euro. Una quota destinata a crescere in assenza di interventi.
È in questo contesto che la Banca Centrale Europea sta spingendo con crescente urgenza sul progetto dell’euro digitale, con l’obiettivo dichiarato di un lancio entro il 2029. Giusto in tempo – si spera – per le prossime Olimpiadi invernali, in Francia nel 2030. Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la proposta a dicembre, e il Foglio ne riporta il principio cardine: l’articolo 7 del relativo regolamento stabilisce che «il corso legale dell’euro digitale comporta l’obbligo di accettazione dello stesso».
Nessun esercente potrà rifiutarlo; nessuno sponsor, per quanto potente, potrà imporre un circuito alternativo come unica via d’accesso al pagamento.
Geopolitica e portafoglio
Le tensioni transatlantiche degli ultimi anni – commerciali, politiche, strategiche – hanno impresso una svolta alla discussione.
«Dobbiamo affrontare la nostra attuale dipendenza nei pagamenti al dettaglio e invertire la tendenza, – ha dichiarato Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE e responsabile del dossier, secondo quanto riportato da Reuters. – In parole povere: se perdiamo il controllo del nostro denaro, perdiamo il controllo del nostro destino economico».
Il Consiglio e il Parlamento europeo si sono allineati alla posizione della Bce, includendo la difesa del contante – l’unica forma di moneta della banca centrale oggi accessibile al pubblico – come parte di una strategia più ampia di sicurezza economica.
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Appuntamento al 2030
Va detto che nessuno mette in discussione il ruolo storico degli sponsor nei Giochi: senza di loro, semplicemente, le Olimpiadi non esisterebbero nella forma che conosciamo. Il punto non è contestare la partnership con Visa, ma chiedersi se un accordo concepito quarant’anni fa sia ancora compatibile con la realtà dei pagamenti contemporanei e con le ambizioni di autonomia finanziaria che l’Europa si è data.
La strada, però, è ancora lunga.
Se i Giochi estivi del 2028 si terranno a Los Angeles, le prossime Olimpiadi Invernali saranno ancora in Europa, più precisamente in Francia. Seguendo la tabella di marcia autoimpostasi dalla BCE, l’euro digitale sarà già realtà nel 2030 e il quadro normativo costringerà ogni esercente – olimpico o meno – ad accettarlo. Fino a quel momento, chi non ha una Visa farà la coda al bancomat.
La speranza è che si possa finalmente pagare il panino in santa pace.
