Milano Cortina 2026 è l’Olimpiade invernale più inclusiva di sempre. I numeri parlano chiaro: le atlete rappresenteranno il 47% dei partecipanti, la quota più alta mai registrata ai Giochi invernali.
Un dato che va oltre la statistica e diventa simbolo di un cambiamento culturale profondo, in cui lo sport riflette – e talvolta anticipa – l’evoluzione della società, per un’edizione che si prepara a entrare nella storia.
Verso l’edizione 2030 nelle Alpi Francesi
Il percorso verso la parità è ormai tracciato. Dopo Parigi 2024, edizione in cui si è raggiunta la parità di genere tra gli atleti, anche Milano Cortina segna una tappa fondamentale di questo cammino.
Secondo il cronoprogramma disegnato dal Comitato Olimpico Internazionale il percorso intrapreso porterà alla piena uguaglianza anche ai Giochi Invernali nell’edizione delle Alpi Francesi 2030.
In vista della prossima rassegna a cinque cerchi ci sarà l’ingresso della combinata nordica femminile (fondo e salto) nel programma olimpico. È l’unica disciplina invernale ancora esclusivamente maschile: un’assenza che pesa per il forte valore simbolico.
I numeri di Milano Cortina
L’equilibrio non riguarda solo chi gareggia. Ai Giochi italiani crescerà anche la presenza femminile nei ruoli decisionali e di rappresentanza: le donne saranno il 54% dei commentatori e il 40% del corpo arbitrale.
Inoltre, il programma prevede quattro nuove gare femminili e circa cinquanta eventi riservati alle donne, il numero più alto mai raggiunto in un’Olimpiade invernale, a testimonianza di un percorso intrapreso su più fronti.
Per la prima volta, nello sci di fondo uomini e donne affronteranno le stesse distanze, un segnale forte che alimenta il dibattito sul significato stesso di parità. «Il tema della parità tra uomini e donne è fondamentale, anche nello sport», ha sottolineato la ministra per le Pari Opportunità, Eugenia Roccella.
Secondo Charlotte Groppo, responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del Cio, l’obiettivo è spostare il focus esclusivamente sulle prestazioni. «Non è uno sport femminile, è uno sport».
La sfida culturale e il ruolo dei media
Milano-Cortina viene definita anche come un’Olimpiade Culturale, in cui la narrazione assume un ruolo centrale. Parole, immagini, voci e spazio mediatico non sono mai neutri: costruiscono gerarchie simboliche e influenzano la percezione del valore sportivo.
I dati dell’Osservatorio di Pavia sull’ultima Olimpiade di Parigi mostrano segnali incoraggianti: copertura quasi paritaria tra sport maschili e femminili, linguaggio in gran parte corretto, immagini rispettose.
«La parità si gioca soprattutto sul piano culturale: linguaggio, rispetto, visibilità – sottolinea a Il Messaggero Manuela Di Centa, cinque volte olimpica nello sci di fondo, dirigente sportiva e membro onorario del Cio -. Non puoi dire “la bellissima atleta” e “il fortissimo campione”. O sono entrambi forti o entrambi belli. Le parole costruiscono la realtà».
Restano però delle criticità, soprattutto quando si parla di Paralimpiadi. Qui la visibilità cala drasticamente, le notizie sono concentrate quasi esclusivamente sui canali Rai e il racconto tende a trasformare l’atleta in un “eroe nonostante”.
La narrazione promuove la disabilità come leva emotiva e oscurando la dimensione sportiva, lasciando ancora un vuoto da colmare: l’equità non può essere un’eccezione legata ai grandi eventi, ma deve diventare una grammatica quotidiana.
L’elezione di Coventry al Cio
Restano ancora dei passi da compiere «Molti dicono che abbiamo raggiunto la gender equality, ma non è così – chiarisce Manuela Di Centa –. Siamo molto avanti, certo, ma non possiamo raccontarci una realtà che non esiste ancora».
Milano Cortina, però, eredita e rilancia un cambiamento iniziato da lontano, visibile anche nei ruoli di vertice: i Giochi italiani saranno i primi sotto la guida di Kirsty Coventry, il primo presidente donna del Cio.
«La sua elezione non è un voto “di genere”, ma un voto per il futuro – sottolinea Di Centa -. È la scelta di uno sport che vuole continuare a evolversi, aggiornarsi e cambiare mentalità, senza restare ancorato a modelli superati».
L’Agenda Olimpica 2020+5
Uno dei pilastri di questo cambiamento è l’aumento delle competizioni miste, cardine dell’Agenda Olimpica 2020+5. «La gara mista è stata la proposta più rivoluzionaria del Cio: stessi orari, stessa attenzione, stessa responsabilità. Se vuoi vincere, vinci insieme».
Un modello che sta già cambiando la mentalità, soprattutto ai Giochi Olimpici Giovanili, dove questi format sono sempre più diffusi, per una sensibilizzazione degli atleti che parte già dalle competizioni dedicate alla gioventù.
Non tutte le scelte, però, convincono Di Centa. Sull’equiparazione delle distanze nel fondo, ad esempio, è critica: «La parità non significa fare le stesse cose. Siamo diversi ed è giusto così. Il valore sta nel permettere a ciascuno di esprimersi al massimo».
L’eredità di Milano Cortina
Il cambiamento riguarda anche la governance. Quando Di Centa entrò nel Cio nel 1998, le donne erano meno del 10% dell’assemblea; oggi la presenza femminile è intorno al 45%.
In Italia, grazie alla legge del 2018, esiste l’obbligo del 30% di quote femminili in ogni organizzazione sportiva. «Di questo vado fierissima», rimarca, ripercorrendo un impegno costruito con «intelligenza, fatica, umiltà e determinazione».
Milano-Cortina 2026 si prepara intanto a raccontare l’Italia al mondo anche attraverso la cultura, con oltre 400 progetti diffusi sul territorio. «Le medaglie parlano di sport, ma soprattutto di valori, di memoria e di responsabilità. Questo è il senso profondo dell’Olimpiade».
Le Olimpiadi si intrecciano con la società: «Lo sport può cambiare il mondo mostrando cosa è possibile fare insieme – conclude Di Centa -. Milano-Cortina ha l’occasione di dimostrare che la parità non è uno slogan, ma un percorso reale». Un’eredità che va ben oltre i Giochi.