Australian Open 2026: evento storico, le prime 4 teste di serie in semifinale

Le semifinali dell’Australian Open 2026 con Alcaraz, Sinner, Zverev e Djokovic segnano un evento rarissimo: è la 17ª volta nell’Era Open. L’ultima volta risaliva al Roland Garros 2019.

Australian open 2026 sinner
Verso il titolo slam
Image Credits: Rolex/Antoine Couvercelle

L’Australian Open 2026 passerà alla storia non per le sorprese, ma paradossalmente per la loro assenza. Carlos Alcaraz, Jannik Sinner, Alexander Zverev e Novak Djokovic hanno rispettato i pronostici della vigilia: le prime quattro teste di serie del torneo sono qualificate per le semifinali.

Un risultato che può sembrare scontato, avvenuto per motivi diversi, ma che in realtà rappresenta un’eccezione nel panorama del tennis professionistico.

Un evento più unico che raro

Dall’inizio dell’Era Open nel 1968, questa coincidenza perfetta tra favoriti e semifinalisti si è verificata appena 17 volte negli Slam. L’ultima risaliva al Roland Garros 2019, quando Novak Djokovic, Rafael Nadal, Roger Federer e Dominic Thiem raggiunsero il penultimo atto del torneo parigino. Sono passati quasi sette anni da allora, la terza striscia di digiuno più lunga nella storia dopo i tredici anni tra US Open 1969 e 1982 e i dieci tra Wimbledon 1995 e Australian Open 2005.

Per Melbourne si tratta della quinta volta in assoluto, dopo le edizioni del 1988, 2005, 2012 e 2013. Dati che fotografano quanto sia complesso per i top player mantenere le aspettative in tornei dal formato al meglio dei cinque set, tradizionalmente fucina di insidie anche per i più accreditati.

La forza dei dominatori

Quest’anno i big sono arrivati a Melbourne con una preparazione ottimale. Prima dei quarti di finale era stato raggiunto un altro record: per la prima volta le prime sei teste di serie maschili erano tutte ai quarti dello stesso Slam, scenario replicatosi anche nel tabellone femminile.

Alcaraz e Sinner, destinati a contendersi ancora una volta il titolo dopo essersi spartiti i Major negli ultimi due anni, hanno spazzato via ogni dubbio. Le preoccupazioni per l’assenza del coach Juan Carlos Ferrero nel team dello spagnolo e le difficoltà legate al caldo australiano sono svanite di fronte alla loro evidente superiorità.

Zverev e Djokovic hanno il compito di sovvertire i pronostici che vedono nettamente favoriti l’italiano e lo spagnolo. Nessuno, però, è più motivato di loro a ribaltare le previsioni e impedire che per il quarto Slam consecutivo la finale veda contrapposti i due giovani fenomeni del circuito.

I due arrivano in condizioni opposte. Il tedesco può dire di star ritrovando il suo stato di forma ottimale (nonostante in ogni partita perda un set, è tornato il suo servizio decisivo). Il serbo, invece, ha ottenuto l’accesso alla semifinale grazie al ritiro di Lorenzo Musetti per infortunio. Per come stava andando il match, deve ringraziare la dea bendata: senza i problemi fisici, il toscano avrebbe (quasi) sicuramente battuto Nole.

E staremmo a parlare di un’altra storia.

Il tennis moderno ci insegna che la volatilità delle classifiche è la norma. Ma questa edizione dell’Australian Open dimostra che quando i migliori sono davvero pronti, la gerarchia viene rispettata. E questo, oggi, è la vera notizia.

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