Puma passa ai cinesi: Anta Sports acquista il 29% per 1,5 miliardi di euro

Il gruppo cinese Anta Sports ha siglato l’accordo per acquisire il 29,06% di Puma dalla holding Artémis della famiglia Pinault. L’operazione, prevista entro fine 2026, rende Anta il maggiore azionista.

PUMA bilancio
Globalizzazione e identità
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Il marchio del felino che salta cambia proprietario. Anta Sports Products, gigante cinese dell’abbigliamento sportivo, ha siglato l’accordo per rilevare il 29,06% di Puma dalla holding francese Artémis, controllata dalla famiglia Pinault. L’operazione vale 1,5 miliardi di euro in contanti e consegnerà al gruppo asiatico il controllo del leggendario brand tedesco.

Secondo quanto comunicato alla Borsa di Hong Kong, l’acquisizione riguarda poco più di 43 milioni di azioni a 35 euro ciascuna, con un premio del 62% rispetto alle quotazioni di lunedì. La chiusura della transazione è prevista entro la fine del 2026, subordinata alle approvazioni delle autorità antitrust.

L’offensiva cinese sul mercato globale

«Questa acquisizione rende Anta Sports il maggiore azionista di Puma e segna un importante passo avanti nella nostra strategia di globalizzazione multimarca, – ha dichiarato Ding Shizhong, presidente del gruppo cinese. – Puma è un marchio globale iconico con una tradizione consolidata. Lavorando insieme, non vediamo l’ora di imparare gli uni dagli altri e di sfruttare appieno il potenziale del marchio».

L’operazione sarà interamente finanziata con le risorse interne di Anta, società fondata nel 1991 nella provincia del Fujian che in oltre 35 anni ha costruito un impero dello sportswear esteso dal Sud-est asiatico al Nord America. Il gruppo ha già dimostrato capacità nell’acquisizione e rilancio di marchi occidentali: nel 2019 ha guidato un consorzio nell’acquisto di Amer Sports per 5,2 miliardi di dollari, portando in dote brand come Wilson, Arc’teryx e Salomon. Controlla inoltre i diritti per il mercato cinese di Fila e Descente.

«Riteniamo che il prezzo delle azioni Puma negli ultimi mesi non rifletta appieno il potenziale a lungo termine del marchio», ha aggiunto Ding. Il management cinese ha espresso fiducia nella trasformazione strategica in corso e ha garantito il rispetto dell’indipendenza operativa del brand tedesco, pur ricercando una rappresentanza nel Consiglio di Sorveglianza.

Un simbolo tedesco in cerca di rilancio

Per la famiglia Pinault, che attraverso Kering aveva definito la partecipazione in Puma come non strategica, l’uscita arriva in un momento delicato per il marchio tedesco. Negli ultimi trimestri, infatti, Puma ha registrato una domanda debole sui mercati internazionali.

Nata nel 1948 a Herzogenaurach dalla scissione tra i fratelli Dassler – Rudolf fondò Puma mentre Adolf creò Adidas – l’azienda bavarese ha costruito la propria fama su scarpe ad alte prestazioni. La consacrazione mondiale è arrivata ai Mondiali del 1970, quando Pelé sfoggiò le Puma davanti alle telecamere globali. Dopo decenni di alterne fortune, negli anni Duemila il brand si è rilanciato cavalcando il trend dell’athleisure, fondendo sport, moda e lifestyle.

I mercati hanno accolto con favore l’operazione: a Francoforte il titolo Puma ha aperto con un balzo del 20% a 26 euro, mentre ad Hong Kong le azioni Anta hanno guadagnato il 2%. L’intesa deve ancora ottenere il via libera degli azionisti di Anta e delle autorità di vigilanza.

Con questa mossa, Anta si posiziona come protagonista assoluto nel consolidamento del settore sportivo globale, in un’operazione che ridisegna la geografia di un’industria dove i confini tra Oriente e Occidente si fanno sempre più sfumati.