Per il basket europeo è arrivato il momento di ripensare se stesso. Non solo sul piano tecnico, ma soprattutto su quello culturale ed economico. È da questa convinzione che parte la riflessione di Luis Scola, ceo e azionista di riferimento di Pallacanestro Varese.
Un messaggio che assume particolare rilevanza in quanto arriva da una delle figure più autorevoli del panorama cestistico internazionale, forte di dieci stagioni giocate in Nba e di una carriera culminata con l’oro olimpico di Atene 2004 con l’Argentina.
La necessità di un cambio di paradigma
«Al basket europeo serve un cambio di paradigma, un salto culturale verso un modello più organico e sostenibile di crescita – ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore -. L’Nba, con le sue regole di equilibrio economico e la sua capacità di far evolvere lo sport entertainment, credo possa essere il punto di riferimento di questa indispensabile evoluzione».
Il tema è quanto mai attuale alla luce del progetto Nba Europe, il nuovo campionato continentale promosso dalla National Basketball Association insieme alla Federazione internazionale, il cui debutto è previsto nell’autunno del 2027.
Un’iniziativa che, secondo Scola, potrebbe rappresentare una svolta per un movimento ricco di storia e passione, ma strutturalmente fragile dal punto di vista finanziario essendo in costante squilibrio sul fronte bilancistico.
L’Nba fa sognare le piazze di provincia
Nei mesi scorsi, tra indiscrezioni e dialoghi informali, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle grandi capitali europee e sulle piazze calcistiche più blasonate. Per l’Italia i nomi ricorrenti sono Milano e Roma. In questo scenario, una realtà come Varese potrebbe sembrare destinata a restare ai margini. Ma Scola ribalta la prospettiva.
«A differenza di quel che accade oggi, Nba Europe è aperta al merito sportivo e quindi tutte le squadre possono sognare di farne parte. Servirà vincere sul campo, perché il risultato resta il core business della nostra industry, ma bisognerà anche farsi trovare pronti sul piano aziendale».
È proprio su questo punto che, secondo l’ex lungo argentino, il modello Nba può fare la differenza. Un ecosistema che favorisce la crescita graduale delle società, anche di dimensioni medio-piccole, creando condizioni più eque rispetto all’attuale contesto europeo.
Un modello economico sostenibile
«L’ambiente che la National Basketball Association può contribuire a creare è più favorevole di quello attuale alle “scalate”». Il nodo centrale resta quello della sostenibilità economica. In Europa, spiega Scola, il sistema è spesso squilibrato, con costi che superano di gran lunga i ricavi.
«Il contratto collettivo della Nba prevede che agli atleti vada il 51% dei ricavi della Lega. In Europa ci sono squadre che spendono in ingaggi anche più del 120% del proprio budget. La conseguenza è che il break even è un miraggio per tutti, anche per un team medio-piccolo come il nostro».
Strumenti come il salary cap, tipici del modello americano, diventano quindi leve fondamentali per ristabilire equilibrio e aumentare l’incertezza competitiva, con ricadute positive sull’intero sistema.
«Il salary cap aiuta a creare una competizione più equa. E da maggiore incertezza, maggiore spettacolo derivano maggiori risorse per tutto il sistema. Chi è più bravo a farle fruttare e a costruire team vincenti a quel punto può sperare di partecipare anche ai tornei di primissima fascia».
Il binomio tra sport e intrattenimento
Scola non nasconde le complessità legate alla compatibilità di queste regole con il diritto dell’Unione Europea, ma il confronto tra i due modelli resta, a suo avviso, fortemente squilibrato.
«L’ecosistema degli sport Usa certamente ha generato risultati più apprezzabili di quello europeo. È indubbiamente necessario creare valore intorno alle squadre di basket, cosa che in questi anni è mancata in Italia come in Europa. Questo know-how io credo che la Nba possa esportarlo nel basket europeo».
Un approccio che a Varese è già diventato linea guida strategica. Il club lombardo sta infatti investendo sul concetto di sport-entertainment come motore di sviluppo, a partire dalle infrastrutture: «Il nostro obiettivo è creare valore in tutti gli ambiti, a partire da un’arena moderna».
La centralità delle infrastrutture
Dopo un primo lotto di interventi, la società sta lavorando alla fase due del progetto, che prevede investimenti per 3-4 milioni di euro, sostenuti anche da un aumento di capitale approvato a dicembre.
«Amplieremo la curva nord – racconta il dirigente – e offriremo sempre più servizi, con sky-box, bar, ristoranti, un museo e un’acustica migliorata, in modo da ospitare eventi extra-sportivi come i concerti».
I numeri confermano la risposta del territorio: oltre 5mila spettatori nell’ultima gara casalinga contro Napoli. E il potenziale, secondo Scola, va ben oltre i confini cittadini, abbracciando un’area geografica circoscritta ma ampia.
«Se la città è piccola, la Provincia di Varese, situata geograficamente tra Milano e la Svizzera, ha un bacino potenziale di due milioni di persone e senza la concorrenza diretta di una squadra di calcio».
Il legame con il territorio
Parallelamente, il club punta a rafforzare l’area commerciale e il legame con il tessuto imprenditoriale locale, vero e proprio motore di un club fortemente radicato all’interno della comunità.
«Abbiamo sia azionisti che sponsor, con più di novanta contratti sottoscritti in questa stagione. Con ognuno ci sforziamo di consolidare delle partnership utili a valorizzare al meglio la collaborazione commerciale. Non ci servono meri sostenitori. Vogliamo condividere progetti e rafforzare la nostra presenza nella comunità».
Un percorso che passa anche, e soprattutto, dal settore giovanile, pilastro storico dell’identità varesina e bacino da cui attingere in ottica di rinforzare la prima squadra con talenti emergenti.
«Abbiamo 450 ragazzi da far crescere. Abbiamo già investito circa tre milioni nelle strutture e culliamo l’ambizione di dare vita a una cittadella dello sport intorno al palazzetto, con un training facility tecnologicamente all’avanguardia e una foresteria, già operativa, di supporto da oltre 30 stanze».
La finalità è duplice: formare talento e generare valore, sportivo ed economico: «Puntiamo a creare valore economico e a sviluppare il talento. Ma questo non solo per i giovani. Anche dai giocatori più maturi si possono tirare fuori doti fin qui non sfruttate. E un club come Varese può beneficiarne doppiamente, in campo e attraverso il mercato».