Terzo nella sequenza cronologica dei tornei del Grande Slam, l’Australian Open vanta una storia affascinante che affonda le radici nel 1905. In quell’anno nascevano gli Australasian Championships, disputati per la prima volta sul Warehouseman’s Cricket Ground di Melbourne, in un’epoca in cui Australia e Nuova Zelanda competevano insieme sotto un’unica bandiera tennistica.
Ma come si è passati dal nome Australasian Championship all’attuale Australian Open?
Un torneo nomade e isolato
Per capire l’evoluzione del nome, occorre fare un riepilogo della storia centenaria del torneo.
Le prime edizioni della competizione riflettevano una realtà geografica e politica peculiare. Fino al 1921, il tennis dell’area si disputava congiuntamente sotto il vessillo dell’Australasia, e il torneo vagava tra sette città diverse: Melbourne, Sydney, Adelaide, Brisbane, Perth in territorio australiano, più Christchurch e Hastings in Nuova Zelanda.
La partecipazione era quasi esclusivamente locale, una necessità più che una scelta. Raggiungere l’Australia dall’Europa significava affrontare quarantacinque giorni di navigazione oceanica, un viaggio proibitivo che trasformava il torneo nel meno prestigioso tra i Grandi Slam proprio per questa distanza geografica insormontabile.
Dopo decenni di peregrinazioni, il torneo trovò casa definitiva a Melbourne nel 1972. La svolta arrivò nel 1988 con il trasferimento a Melbourne Park, un impianto all’avanguardia dove oggi spiccano le arene intitolate ai leggendari campioni australiani Rod Laver e Margaret Court.
L’evoluzione del nome
La denominazione del torneo ha seguito le trasformazioni politiche e sportive del continente. Prima Australasian Championships, nel 1927 divenne Australian Championship, per poi assumere l’attuale nome di Australian Open nel 1969, all’alba dell’era open che rivoluzionò il tennis mondiale aprendo i tornei ai professionisti.
Nel 1922 si aggiunsero le competizioni femminili, ampliando ulteriormente l’offerta della manifestazione.
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L’Happy Slam: un marchio vincente
La modernizzazione delle strutture e dell’organizzazione ha trasformato radicalmente l’immagine del torneo. L’apertura internazionale, l’atmosfera festosa e l’accoglienza calorosa hanno conquistato al torneo il soprannome di “Happy Slam“, lo Slam felice che inaugura la stagione tennistica dopo le vacanze invernali.
È il momento in cui campioni affermati e giovani promesse si presentano carichi di energia, con i muscoli preparati durante la pausa e il sorriso sulle labbra per le nuove sfide. Sotto il sole australiano, anche i più grandi rivali condividono la gioia di ricominciare, immersi in una cornice che celebra la grandezza dello sport in una terra dove tutto, dal paesaggio alle ambizioni, è misurato su scala maestosa.