Formula 1, la corsa non è finita: i team valgono meno del loro potenziale

Le valutazioni delle scuderie crescono, ma restano inferiori a quelle di NFL e NBA: la scarsità e la vocazione globale del campionato consentono ampi margini di crescita.

F1 Grid Gigs Formula 1 valutazioni
il confronto con le altre leghe
Image credit: Ferrari Media Centre

La F1 ha ancora margine di crescita. Le valutazioni delle squadre del Circus continuano a salire rapidamente, ma secondo Elis Wyn Jones – ex analista di Goldman Sachs e oggi consulente nel settore sportivo – il potenziale non è ancora stato pienamente espresso.

Anzi, rispetto ad altre grandi leghe sportive, la Formula 1 sarebbe ancora sottovalutata. Un’analisi che arriva in un momento di forte espansione economica e mediatica, con gli investitori sempre più interessati a entrare in uno dei campionati sportivi più esclusivi al mondo.

Il paragone con le leghe statunitensi

Le scuderie di Formula 1 vengono ancora scambiate a multipli inferiori rispetto alle franchigie di National Football League, National Basketball Association e alla Premier League.

Il multiplo dei ricavi in Formula 1 è cresciuto enormemente – da circa una volta i ricavi nel 2020 a circa sei volte oggi – ma resta comunque inferiore rispetto ai principali sport americani.

«Dal punto di vista delle valutazioni, questi team sono ancora scambiati a uno sconto significativo rispetto alle squadre NFL, che valgono 13 o 14 volte i ricavi», riporta SportsPro.

Un mercato in forte accelerazione

Il riferimento è al rapporto tra prezzo di acquisto e ritorno economico: il campionato non è ancora arrivato a una soglia di saturazione. Al contrario, il valore percepito delle squadre cresce più lentamente rispetto al reale potenziale commerciale e strategico della categoria.

«C’è sempre un limite rispetto a quanto qualcuno è disposto a pagare e a quale ritorno si aspetta, ma la Formula 1 non ha ancora raggiunto quel punto», ha dichiarato durante l’Autosport Business Exchange.

Attualmente le valutazioni dei team stanno toccando nuovi record. Il caso più recente è quello di Toto Wolff, che ha ceduto una parte della propria quota in Mercedes a una valutazione complessiva di circa 6 miliardi di dollari, la più alta mai registrata per un team di Formula 1.

Il dato è ancora più significativo se confrontato con il passato recente: nel 2022, Ineos aveva acquisito il 33% del team Mercedes per circa 208 milioni di sterline, implicando una valutazione complessiva di poco superiore ai 600 milioni. In appena tre anni, il valore del team si è quasi decuplicato.

La scarsità come fattore di appeal

Jones individua due fattori strutturali destinati a spingere ulteriormente le valutazioni: «Ci sono 32 squadre NBA, 30 NFL, 20 club di Premier League – di cui cinque o sei premium. In Formula 1 ci sono 11 team, forse 12, e basta».

La scarsità è quindi un elemento chiave: l’accesso al campionato è estremamente limitato e regolamentato. Questo crea una competizione feroce tra investitori e aumenta il valore intrinseco di ogni singola licenza.

Le stime degli analisti rafforzano questa lettura. Secondo Forbes, nel 2024 il valore medio di un team di Formula 1 era pari a 3,6 miliardi di dollari, mentre Sportico lo colloca leggermente più in basso, a 3,42 miliardi.

Valori importanti, ma ancora lontani dalla media NFL (7,1 miliardi) e NBA (5,4 miliardi). «Questo, di per sé, ti dice che esiste uno sconto». Il gap non è quindi legato a una debolezza del prodotto, ma a una fase di maturazione ancora in corso del mercato.

Le possibili sinergie

Un altro elemento centrale è la capacità, relativamente rara nello sport, di generare ritorni finanziari diretti. «Ci sono due aspetti. Il primo è che puoi realmente fare soldi: la possibilità di ottenere un ritorno finanziario esiste ed è sostenibile, cosa che non si può dire per molti sport».

Inoltre, la valutazione di un team va oltre il singolo asset sportivo. «Il valore di far parte di una squadra di Formula 1 o di un’istituzione del motorsport che opera in più categorie può essere enorme per le altre attività del gruppo».

Il modello dei grandi gruppi multisportivi sta infatti prendendo piede. TWG Global, ad esempio, è attiva in Formula 1 con il progetto Cadillac, ma controlla anche team in IndyCar, Formula E e Nascar

McLaren, invece, entro il 2027 sarà presente in Formula 1, IndyCar e nel World Endurance Championship. Questa struttura consente sinergie commerciali, tecniche e di branding difficilmente replicabili in altri sport.

La vocazione globale del Circus

Jones evidenzia infine il valore globale del calendario di Formula 1. «Il fatto che il circo si sposti in giro per il mondo per 24 weekend l’anno ti permette di essere presente in mercati diversi, promuovere prodotti, coinvolgere partner locali e raccogliere capitali».

Una caratteristica che, secondo l’ex banchiere, non ha equivalenti diretti nello sport tradizionale.«Parliamo sempre del Super Bowl: 120 milioni di spettatori, biglietti a 20mila dollari sul mercato nero. La Formula 1 fa già questo per 24 weekend all’anno, e non è né satura né diluita».

Non si è ancora arrivati a una “wall of capital”: «È una questione di tempo e di educazione. Molti investitori devono ancora comprendere davvero questo sport, che è unico sia nel modo in cui va interpretato sia nel modo in cui va fatto crescere».

Un percorso che ha trasformato la Formula 1 da business in perdita fino a vent’anni fa a uno degli asset sportivi più ambiti del panorama globale. E il meglio deve ancora arrivare.