A meno di tre settimane dall’apertura di Milano Cortina 2026, Luciano Buonfiglio si prepara a rappresentare lo sport italiano nel momento più atteso. Settantacinque anni, napoletano trapiantato a Milano, il presidente del Coni eletto sette mesi fa non nasconde ambizioni e criticità dell’appuntamento olimpico.
L’asticella è alta e Buonfiglio non si nasconde dietro la scaramanzia: «Siamo condannati a vincere, – dice sorridendo a Il Giorno. – L’obiettivo è passare dalle 17 medaglie di Pechino a 19, come minimo».
Il presidente si dice però convinto che, oltre ai risultati sportivi, l’evento possa rappresentare «un’occasione per lo sport di contribuire a riportare valori di rispetto, inclusione e comportamenti sani: sarebbe la più bella medaglia da vincere per l’Italia».
Le criticità
I numeri raccontano una sfida complessa. Come riferisce la fonte, oggi il Coni può contare su un terzo dei dipendenti rispetto alle Olimpiadi di Torino 2006, con la questione economica che rappresenta la criticità maggiore.
«Il Coni riesce ad avere entrate proprie, ma non bastano», ammette Buonfiglio, che nei suoi primi sette mesi di mandato ha investito 10 milioni in strutture e formazione per «ridare senso di appartenenza» all’organizzazione.
Anche la recente controversia sui tedofori trova spazio nelle parole del presidente. Sul caso dei campioni che hanno protestato per l’esclusione, Buonfiglio è netto: «Chi si lamenta non sa le regole oppure fa finta di non conoscerle».
Tra i requisiti figura quello di non appartenere ad alcun movimento politico, e il Coni ha semplicemente applicato i criteri stabiliti per la selezione. Considerando le sue parole, i responsabili andrebbero cercati altrove.
Il nodo degli impianti milanesi
È sul capitolo infrastrutture che arrivano le critiche più dure. Milano, secondo il presidente, è «molto indietro rispetto a Roma che ha impianti meravigliosi». I numeri sono impietosi: pochissime piscine da 50 metri, nessuna pista di atletica degna di nota e fino a pochi giorni fa nemmeno quella del ghiaccio.
«Qualcuno ci dica cosa vuol fare qui per l’impiantistica sportiva», incalza Buonfiglio.
La sua proposta per colmare il gap? Un progetto ambizioso: «Realizzare un villaggio o parco olimpico valorizzando l’Idroscalo e collegandolo con il Saini. Perché l’Idroscalo non può essere solo il mare di Milano». Un investimento che rappresenterebbe «il minimo per riportare la città su livelli più consoni», sottolineando come solo un sesto delle risorse venga destinato allo sport.
A Milano Cortina 2026 presenti 93 nazioni: con Porto Rico sarebbe record ai Giochi invernali
Una visione a lungo termine
Per Buonfiglio, le Olimpiadi devono rappresentare un’opportunità che va oltre i diciassette giorni di competizioni.
«I Giochi possono essere l’occasione per rimettere al centro di tutto un piano pluriennale e noi saremmo partner del progetto», conclude, ribadendo la disponibilità del Coni a collaborare con governo e amministrazioni locali, a patto di essere riconosciuto come partner credibile e non come avversario.
Con l’Italia oggi tra le prime sei-otto nazioni al mondo per risultati olimpici, l’appuntamento casalingo rappresenta insieme una vetrina e un banco di prova per tutto il movimento sportivo nazionale.