La partita di Trapani ora si disputa in tribunale. L’esclusione degli Shark dal campionato di Serie A di basket non ha chiuso la vicenda, ma ne ha aperto una nuova fase, ancora più accidentata, sul piano giudiziario.
Dopo il provvedimento del Giudice Sportivo, il confronto si è spostato apertamente tra la Federazione, la Lega Basket e la proprietà del club, con posizioni inasprite al punto di diventare ormai inconciliabili.
La posizione delle istituzioni
Prima dell’esclusione, il presidente della Fip Gianni Petrucci e quello della Lega Basket Serie A Maurizio Gherardini si sono incontrati per affrontare il caso Trapani e definire una linea comune.
Dal confronto è nato un comunicato congiunto che invia un messaggio è netto: «Non si può accettare che soggetti affiliati e massimi rappresentanti di club prestigiosi, espressione di piazze importanti come Trapani, mettano a repentaglio la credibilità del movimento».
Una presa di posizione che va oltre il singolo episodio sportivo e richiama una responsabilità più ampia nei confronti del sistema basket nel suo complesso, la cui integrità sarebbe stata compromessa dall’operato del club siciliano.
Lo scontro legale
Petrucci, fino a quel momento rimasto in silenzio, ha spiegato la scelta di intervenire pubblicamente parlando di «una pagina amara: non ho mai parlato in tutta la vicenda convinto del detto che chi tace non sbaglia mai».
Ma il passo successivo segna un’ulteriore escalation: la Federazione ha infatti «conferito mandato ai legali per agire in tutte le sedi competenti in relazione ai recenti comunicati denigratori di Trapani diramati tramite il proprio sito e i propri canali social, nonché alle pretestuose dichiarazioni rilasciate da Antonini».
La risposta del club non si è fatta attendere ed è arrivata, ancora una volta, attraverso un lungo comunicato ufficiale: «Abbiamo la dignità di chi non si arrende. E il dovere di agire in ogni sede sportiva, civile, penale per ristabilire la verità e ottenere giustizia».
Trapani a fine corsa: ufficiale l'esclusione dal campionato di Serie A
La versione di Antonini
Se la squadra è stata esclusa dal campionato, il presidente Valerio Antonini non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Anzi, rivendica ogni scelta compiuta, a partire dalla decisione di continuare a presentarsi in campo nonostante un organico ridotto all’osso.
Secondo quanto dichiarato a Domani da Antonini, il ritiro non era un’opzione: «E perché avrei dovuto ritirare la squadra dal campionato, per fare un favore alla Federazione? No, i regolamenti ce lo consentivano. Le multe sarebbero state enormi, volevo che fosse la Fip a radiarci, così i risarcimenti saranno multimilionari».
Il presidente parla senza esitazioni di accanimento: «Lo è, è evidente». E giustifica l’emorragia di giocatori e lo sfaldamento tecnico attribuendoli a una situazione ormai ingestibile:
«Sono andati via giustamente. La squadra è senza allenatore. C’è un blocco del mercato. La situazione è al collasso. Anche dal punto di vista dei rapporti con la Federazione, con i deferimenti uno dietro l’altro che non c’entravano nulla. Era un piano prestabilito da tempo».
Il nodo fiscale
Al centro della ricostruzione di Antonini resta il tema fiscale, già alla base delle penalizzazioni e dei successivi deferimenti. Il presidente ribadisce che la società si è impegnata a corrispondere quanto dovuto:
«La cosa più grave è che noi stiamo pagando l’Iva, e nessuno lo dice», sostenendo che un documento dell’Agenzia delle Entrate di Trapani attestasse inizialmente proprio questo aspetto.
Secondo la sua versione, però, qualcosa sarebbe cambiato improvvisamente: «Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre in quel documento l’Iva si è trasformata in Irpef. Se fosse stata Iva mi avrebbero dovuto togliere tutte le penalizzazioni».
Da qui la scelta di passare alle vie giudiziarie: «Il motivo per cui ho fatto la denuncia penale per frode processuale contro la Federazione, il Tribunale federale e l’Agenzia delle entrate».
Nel mirino anche l’ormai ex allenatore Repesa, che aveva parlato di mancanza di professionalità della società dopo l’addio: «Non rispondo a uno che scappa di notte come un ladro».
Le divergenze con le istituzioni del territorio
Nella ricostruzione del presidente, la frattura non riguarda solo la Federazione ma anche le istituzioni locali. Antonini individua un punto di rottura preciso, legato alla tematica della gestione dell’arena comunale:
«Quando abbiamo avuto problemi con la Federazione basket, soprattutto quando il sindaco di Trapani, che forse è il principale responsabile di tutta questa situazione, si è inventato la storia della revoca della concessione del palazzetto».
Da lì una lunga serie di contenziosi, che avrebbero contribuito a far precipitare la situazione, gravando economicamente e gestionalmente sul club che si è battuto per far valere le sue ragioni in sede giudiziaria.
Il rapporto con Petrucci è ormai congelato: «Non sento Petrucci da novembre. Non ci sono gli estremi per parlare». E il giudizio sulla giustizia sportiva è tranchant: «Non esiste, vai come un agnello sacrificale di fronte a giudici scelti da quella che è l’accusa. Come fai a difenderti?».
L’avvio di un lungo iter giudiziario
Antonini guarda avanti e indica una sola strada possibile: «Il ripristino della verità dei fatti», da ottenere attraverso la giustizia ordinaria. L’obiettivo dichiarato è quello di tornare nel massimo campionato cestistico:
«Riavere, per giugno, i due titoli sportivi assolutamente in linea con quello che erano all’inizio dell’anno, in modo da poter iniziare una nuova stagione tranquillamente in Serie C nel calcio e in Serie A nel basket».
E se i tribunali italiani non dovessero dargli ragione, l’orizzonte si allargherà: «Andremo alla Corte europea. Abbiamo già preparato anche un ricorso come ha fatto Andrea Agnelli con la Juventus, che ha vinto. Andrò fino in fondo. Non mollo di un centimetro».
Alla domanda su una possibile cessione, la risposta è secca: «No, nel modo più assoluto». Antonini rivendica la propria posizione personale ed economica: «Ci ho rimesso fin qui 20 milioni di euro. Se fossi stato un truffatore sarei già scappato, ci ho sempre messo la faccia. Lotto fino alla fine per la verità».
Il caso Trapani, dunque, è tutt’altro che chiuso. Sul campo si è chiuso il sipario, ma fuori la battaglia si annuncia lunga, complessa e destinata a lasciare segni profondi nei rapporti tra club, istituzioni e giustizia sportiva.