I Dallas Cowboys non vincono un Super Bowl da tre decenni, ma sul fronte economico non hanno rivali. Come evidenzia Forbes, la franchigia texana ha registrato un reddito operativo di 629 milioni di dollari nell’ultima stagione, posizionandosi oltre 200 milioni sopra i Golden State Warriors, secondi classificati con 409 milioni.
Un divario impressionante che testimonia la capacità di Jerry Jones di trasformare il brand dei Cowboys in una macchina da soldi senza precedenti nello sport professionistico.
Per mettere in prospettiva questi numeri: solo 28 delle 211 franchigie valutate da Forbes nel 2025 hanno generato ricavi totali superiori ai profitti operativi dei Cowboys. Una dimostrazione di efficienza gestionale che fa impallidire anche le società più blasonate del panorama sportivo mondiale.
La NFL detta legge, ma cresce l’equilibrio tra leghe
Le venti squadre più redditizie del pianeta hanno incassato complessivamente 4,5 miliardi di dollari di EBITDA, con una media di 226 milioni a franchigia. Un incremento del 16% rispetto all’anno precedente, quando il totale si era fermato a 3,9 miliardi.
La National Football League mantiene il primato con sette rappresentanti nella top 20, seguita dalla NBA con sei squadre. Una distribuzione più equilibrata rispetto al 2024, quando la NFL contava nove franchigie e la NBA cinque.
Quest’anno fanno il loro ingresso NHL e Premier League con tre club ciascuna, mentre la Formula 1 piazza una scuderia nella classifica d’élite.
Un segnale della crescente competitività finanziaria tra diverse discipline sportive, anche se il football americano conserva una posizione dominante grazie a ricavi medi per squadra che hanno toccato i 662 milioni di dollari, con un aumento del 91% nell’ultimo decennio.
Il salary cap salva NHL e Formula 1, il calcio affonda
L’hockey su ghiaccio ha dimostrato che la sostenibilità economica passa attraverso regole stringenti. Nonostante ricavi medi modesti di 248 milioni per franchigia, la NHL ha registrato un EBITDA medio di 74 milioni e nessuna squadra in perdita. Il merito va al rigido tetto salariale che tiene sotto controllo gli stipendi dei giocatori.
Anche la Formula 1 sta beneficiando di una svolta simile. Il cost cap introdotto nel 2021 ha livellato il campo di gioco limitando le spese per progettazione e costruzione delle vetture. Risultato: la Mercedes ha incassato 227 milioni di dollari di EBITDA nel 2024, piazzandosi al quinto posto assoluto.
Al contrario, l’assenza di controlli efficaci nel calcio europeo continua a produrre perdite anche tra i grandi club: il Paris Saint-Germain ha chiuso il 2023-24 con un rosso stimato di 111 milioni.
Tra le sorprese della classifica spicca la presenza degli Edmonton Oilers al terzo posto con 244 milioni di utili operativi, a pari merito con i Los Angeles Rams. Una performance notevole per una franchigia NHL che dimostra come anche mercati più piccoli possano generare profitti significativi con la giusta gestione.
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NFL: redditività garantita per tutti
Nella lega di football americano, il modello di business basato sulla condivisione dei diritti televisivi nazionali ha creato una base finanziaria solidissima. Ogni franchigia ha ricevuto circa 443 milioni di dollari dalla lega nell’ultima stagione, garantendo profitti praticamente certi. Nessuna squadra NFL ha registrato un reddito operativo inferiore a 21 milioni nel 2024, con una media di 127 milioni.
Anche la NBA viaggia su binari simili grazie al nuovo contratto media da 76 miliardi di dollari distribuito su 11 anni con ESPN, NBC e Amazon. Il fatturato medio per club ha superato i 416 milioni la scorsa stagione, con solo due squadre in rosso e un EBITDA medio di 113 milioni, destinato a crescere ulteriormente.
Il paradosso dei Mets: 268 milioni di perdite
Non tutte le franchigie godono di salute finanziaria. Tra le 185 squadre maschili valutate da Forbes, 37 non sono riuscite a raggiungere il pareggio, tra cui 16 club della MLS e 11 della MLB. Il caso più eclatante riguarda i New York Mets, che hanno bruciato 268 milioni di dollari nel 2024, principalmente a causa delle pesanti sanzioni fiscali sul lusso imposte dalla Major League Baseball.
Un tempo i proprietari delle squadre guadagnavano principalmente dalla vendita delle loro quote. Oggi le aspettative degli investitori sono cambiate radicalmente: con sponsorizzazioni in crescita, posti premium sempre più costosi e diritti televisivi alle stelle, la redditività operativa è diventata la norma nelle leghe meglio organizzate. Ma chi non si adegua ai nuovi standard finanziari rischia di affondare, anche tra le grandi metropoli.
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Le 20 squadre più redditizie al mondo
- Dallas Cowboys – $629M (NFL)
- Golden State Warriors – $409M (NBA)
- Edmonton Oilers – $244M (NHL)
- Los Angeles Rams – $244M (NFL)
- Mercedes – $227M (Formula 1)
- New England Patriots – $222M (NFL)
- Atlanta Hawks – $203M (NBA)
- Philadelphia 76ers – $203M (NBA)
- Houston Rockets – $191M (NBA)
- Toronto Maple Leafs – $191M (NHL)
- Manchester United – $185M (Premier League)
- Tottenham Hotspur – $184M (Premier League)
- New York Rangers – $182M (NHL)
- New York Giants – $181M (NFL)
- New York Jets – $180M (NFL)
- Las Vegas Raiders – $179M (NFL)
- Arsenal – $173M (Premier League)
- Los Angeles Lakers – $170M (NBA)
- Chicago Bulls – $160M (NBA)
- Houston Texans – $156M (NFL)
Classifica stilata da Forbes. Reddito operativo basato sulla stagione più recente con dati disponibili