Tutto ebbe inizio quasi per gioco. Un gruppo di impiegati di una fabbrica milanese di macchine da cucire, strumenti di misura, tachimetri e orologi si ritrovava nel tempo libero per tirare a canestro.
Nessuno poteva immaginare che da quel dopolavoro sarebbe nata la società più vincente della pallacanestro italiana. E invece sì: era il 9 gennaio 1936 quando prendeva ufficialmente forma la leggenda dell’Olimpia Milano, oggi novant’anni dopo ancora simbolo assoluto del basket tricolore.
Le origini del club
Non è un caso che la data di fondazione coincida con un trionfo: lo scudetto del 1936, primo di una serie di quattro titoli consecutivi conquistati dal Dopolavoro Borletti. In realtà quella squadra partecipava al campionato di Serie A già dal 1931, ma fu la visione del suo storico presidente, Adolfo Bogoncelli, a fissare quell’anno come momento zero della storia biancorossa.
Bogoncelli, trevigiano di nascita e triestino d’adozione, si era innamorato della pallacanestro nel secondo dopoguerra. Dopo le esperienze con la Triestina Milano e la Pallacanestro Como, nel 1947 si trasferì definitivamente nel capoluogo lombardo dando vita all’Olimpia.
Fu lui a scegliere il nome, ispirandosi sia alla città greca simbolo dei Giochi antichi sia alle Olimpiadi di Berlino del 1936, a cui aveva assistito di persona. L’idea risiedeva nel fare dello sport un’espressione di civiltà, disciplina e ambizione.
Nel 1948 arrivò la fusione con la Borletti, che divenne non solo sponsor del club, ma anche la prima sponsorizzazione della storia del basket italiano. Un passaggio che avrebbe cambiato per sempre il rapporto tra sport e impresa.
La guida di Bogoncelli
Bogoncelli guardava lontano, soprattutto agli Stati Uniti: portò in Italia gli Harlem Globetrotters, introducendo il pubblico italiano ai primi grandi fenomeni afroamericani, allora ancora esclusi dall’NBA, e diffondendo un messaggio di spettacolo, integrazione e fratellanza.
Dall’America arrivarono anche l’ispirazione per le tute di raso e le leggendarie Scarpette Rosse, destinate a diventare un simbolo senza tempo. Ma Bogoncelli fu innovatore anche nelle scelte tecniche: convinse Cesare Rubini ad assumere il doppio ruolo di giocatore e allenatore.
Rubini, olimpionico nella pallanuoto e figura centrale dello sport italiano, costruì una vera dinastia, affiancato da un altro pilastro come Sandro Gamba, capace di vincere dieci scudetti da giocatore con Milano.
I trionfi internazionali
Gli anni Cinquanta segnarono l’apertura agli stranieri: il primo fu il greco Mimis Stefanidis nel 1955, ma il salto di qualità definitivo arrivò più avanti, con campioni in grado di proiettare l’Olimpia sul palcoscenico europeo.
Dopo la prima Coppa dei Campioni, Milano entrò negli anni Ottanta nel periodo più iconico della sua storia: il Grande Slam. Una squadra capace di vincere tutto, culminando con due Coppe dei Campioni consecutive nel 1987 e 1988.
Quel dream team, guidato da Dan Peterson, con in campo Mike D’Antoni, Bob McAdoo e Dino Meneghin, rimane ancora oggi una delle espressioni più alte del basket europeo. Alla gloria seguì però un lungo periodo di difficoltà tra gli anni Novanta e i primi Duemila, con stagioni complesse e una perdita di centralità anche a livello internazionale.
L’era Armani
Quando il futuro sembrava incerto, arrivò la svolta decisiva: l’ingresso di Giorgio Armani. Dal 2008, anno in cui lo stilista divenne proprietario del club, si aprì una nuova era di rinnovata competitività.
Fino alla sua scomparsa, la scorsa estate, l’Olimpia targata EA7 Emporio Armani ha conquistato sei scudetti, quattro Coppe Italia, cinque Supercoppe Italiane e una Final Four di Eurolega nel 2021, tornando tra le grandi d’Europa dopo quasi trent’anni.
Con Ettore Messina in panchina sono arrivati anche gli ultimi titoli nazionali, incluso quello della terza stella, il trentesimo scudetto della storia biancorossa. Oggi la società, sempre sotto la guida del gruppo Armani, vanta una bacheca record con 31 titoli italiani e un’identità che va ben oltre il parquet.
L’impegno sociale
L’Olimpia è infatti attiva anche sul fronte sociale ed educativo, con progetti dedicati a bambini e ragazzi fragili o con disabilità: da “Pallafabulosa” per giovani con autismo a Olimpia@School con la Comunità Nuova Onlus di don Gino Rigoldi, fino alla collaborazione con Special Olympics.
«Per essere grandi sportivi bisogna prima essere grandi uomini»: è questo il valore che il club continua a trasmettere, incarnato dai capitani di ieri e di oggi, come Pippo Ricci, nella squadra attualmente guidata da Peppe Poeta.
Una filosofia che guarda sempre verso l’alto, come le guglie del Duomo stilizzate nel logo dei 90 anni.La strada è tracciata, la fame è la stessa di sempre. L’Olimpia Milano ha ancora voglia di scrivere pagine entusiasmanti di storia.