Gios, FISG: «Le medaglie passano, le competenze restano. Questa è la vera legacy»

Bilancio record, investimenti mirati su atleti e territorio, il rapporto con le istituzioni e le criticità ancora aperte verso Milano Cortina 2026.  Andrea Gios, presidente della FISG fa il punto tra governance, sponsor, legacy olimpica e una priorità che resta strutturale: gli impianti del ghiaccio.

Andrea Gios_FISG
L'intervista
Andrea Gios, presidente FISG. Image credit: FISGv

Un bilancio record (quello del 2024), ma soprattutto una fase di scelte decisive in vista dell’appuntamento olimpico con Milano Cortina 2026, tra meno di un mese.
La Federazione Italiana Sport del Ghiaccio si avvicina ai Giochi dopo aver chiuso il 2024 con 16,7 milioni di euro di entrate, il dato più alto della sua storia, e con la consapevolezza che le risorse non bastano se non accompagnate da una visione strutturale.

Il presidente Andrea Gios rivendica un percorso di crescita fondato su responsabilità, programmazione e investimenti mirati, tra supporto agli atleti, sviluppo giovanile e rafforzamento della macchina federale.
Ma allo stesso tempo non nasconde le criticità: dalla carenza cronica di impianti alla difficoltà di costruire una vera legacy per gli sport del ghiaccio oltre i Giochi.
Nell’intervista rilasciata a Sport e Finanza, emerge un confronto a tutto campo su numeri, governance e futuro, nel momento più delicato e simbolico per il movimento.

Domanda. La Federazione ha chiuso il 2024 con un volume di entrate pari a 16,7 milioni di euro, il dato più alto mai registrato nella storia federale. Quali sono le previsioni per il bilancio 2025 e come saranno utilizzate le risorse?

Risposta. Il dato del 2024 è stato certamente motivo di soddisfazione ma soprattutto di responsabilità. Più risorse comportano più attenzione. In ogni caso non possiamo che dirci soddisfatti, considerando che siamo partiti con 7 milioni di euro circa dieci anni fa. Guardando al prossimo bilancio registreremo sicuramente un livello di entrate più basso perché non potremo contare sui circa 2 milioni di euro dello scorso anno dovuti al contributo extra per le Olimpiadi.

A prescindere da quello che sarà l’importo complessivo è certo invece come lo investiremo, ossia sulle tre nostre direttrici cardine: supporto agli atleti, partecipazione ai grandi eventi e terzo, non meno importante, sviluppo della struttura federale, intesa soprattutto come giovanile, femminile e territoriale.

Vogliamo e dobbiamo far crescere i giovani, in particolare le ragazze, in determinati sport e direttamente sul territorio.
Quello che penso è che non dobbiamo spendere di più ma spendere meglio.

D. Cosa ne pensa della distribuzione economica dei fondi destinati allo sport, come giudica la gestione in materia di Sport e Salute?

R. Sport e Salute svolge un ruolo centrale ma anche delicato perché si tratta di risorse pubbliche in un contesto sempre più complesso.
Sono stati fatti molti passi avanti, soprattutto in termini di trasparenza e controllo ma è chiaro che sia difficile applicare un modello unico perché federazioni diverse tra loro richiedono criteri diversi.

Mi spiego, io ho sport di squadra e sport individuali, muovere pattinatori in linea è diverso che muovere una squadra di hockey per intenderci. Ma credo che si possa rafforzare il modello di riparto, anche con un maggiore dialogo tra Sport e Salute, CONI e Federazioni, così che si possa comprendere al meglio la reale complessità di ogni federazione.

Il modello comunque è articolato e dà buone risposte. Certamente va aggiustato ma non è questo il punto cruciale, bensì la carenza di impianti che per una realtà come la FISG è cruciale.

Se, ad esempio, non ho neanche una pista di velocità e devo mandare i miei atleti ad allenarsi in Germania e in Olanda mi cambia tutto l’impianto di costi, mi sembra piuttosto chiaro.

D. E più in generale come descriverebbe il rapporto con le istituzioni sportive, da Sport e Salute di cui sopra, passando per il Coni, sino ad arrivare al ministero dello Sport?

R. Per il momento il rapporto è corretto, il dialogo è costante con tutte le istituzioni e, senz’altro lato nostro, posso dire molto franco.
Con il Coni il confronto continuo sotto il profilo sportivo, così come il ministero.
È impossibile avere una visione sempre condivisa con tutti ma questo è un bene, vuol dire far parte di un sistema maturo.
Siamo in un momento storico in cui tutti diciamo che lo sport è importante. Ma mi preme sottolineare che sport non è solo performance ma anche sviluppo, formazione. Ad esempio, se penso a una pista di pattinaggio e a mille bambini che la utilizzeranno forse solo uno di questi diventerà un campione ma tutti diventeranno cittadini. E continuo a credere che un ragazzino che fa sport in un ambiente corretto arricchirà il Paese perché diventerà un cittadino corretto. Questo dovrebbe essere una politica sportiva consapevole, focalizzata sicuramente sullo sport di vertice ma ancor di più su quello di base.

D. Le Olimpiadi sono ormai imminenti. Quali sono i nodi ancora da sciogliere?
R.
I Giochi rappresentano un evento straordinario ma estremamente complesso. Mi riferisco non solo agli Impianti ma anche alla logistica e al coordinamento. Nelle ultime battute sto riscontrando un gran lavoro e una crescente collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, sugli impianti per gli sport del ghiaccio sostanzialmente ci siamo, siamo un po’ indietro con l’hockey ma confido che avremo tutto pronto.

Dobbiamo garantire un evento all’altezza dell’Italia, con condizioni di eccellenza per gli atleti. Ci guarderanno tutti e questi Giochi saranno l’immagine del nostro Paese e incideranno moltissimo sulla nostra credibilità. Manca meno di un mese, evitiamo forzature e manteniamo lucidità.

D. Al contrario, che eredità positiva possono lasciare i Giochi, a prescindere dal risultato sportivo?

R. L’eredità più importante, e lo dico da ex atleta estremamente competitivo, non sono le medaglie ma le competenze acquisite, la cultura sportiva.
Anni fa, a Losanna nel 2019 guardavo a Milano Cortina come un punto d’arrivo, ora credo possano essere un punto di partenza.
Ero convinto che saremmo stati in gradi di usare i giochi come un acceleratore, speravo di sensibilizzare molto di più le istituzioni ma la realtà è ben diversa e non esiste una vera legacy per gli sport del ghiaccio. Specialmente a Milano dove si concentrano i nostri sport che pesano per il 60% dei Giochi complessivi e molto di più per le entrate del CIO.
Sognavo un post olimpico con qualche impianto in più ma ora non importa, spero solo che questi giochi facciano capire quanto è importante dotare il territorio di impianti sportivi che funzionano.

D. Il tema impianti, un annoso trasversale a tutti gli sport in Italia. Qual è il suo punto di vista e cosa servirebbe per smuovere la situazione?

R. Una semplificazione normativa e attivare un partenariato pubblico e privato. Poi, se lavoriamo a impianti di prossimità possiamo anche avere strutture sostenibili nella gestione, ma non è tanto quello che conta, quanto più comprendere che lo sport è un investimento, non sono mai soldi gettati.

Un Paese evoluto investe nello sport, in maniera strutturale, e lo fa coscientemente perché non lo considera un costo ma è un bene per il futuro delle nuove generazioni e perché è un volano economico incredibile.
Avere impianti di un certo livello vuol dire poter organizzare eventi e portare soldi.
In Veneto siamo riusciti a creare un piccolo precedente che considero un esempio virtuoso. Una cabina di regia con la Regione, il Ministero e la Federazione. Abbiamo messo insieme le competenze e abbiamo costruito un piano da 18 milioni di euro – soldi della regione – per ristrutturare, ed efficientare dal punto di vista energetico stadi del ghiaccio. Ora speriamo di farlo in Piemonte e in Lombardia.

D. Esselunga ed Enel, due grandi marchi italiani, supportano la FISG come sponsor da quest’anno. Quanto si rivelano determinanti le Olimpiadi ”casalinghe” e come si declinano queste sponsorship per la Federazione?

R. Noi possiamo contare sul supporto di sponsor storici come Suzuki e FILA he ci seguono da sempre e sono stakeholder importantissimi. Con le Olimpiadi abbiamo avuto il vantaggio di essere supportati anche da Esselunga ed Enel che sono fondamentali non solo economicamente ma anche culturalmente. Perché partner di questo standing sono ovunque e arrivato a tutti, arrivano alle famiglie.
Le Olimpiadi in casa rendono i nostri sport più credibili ma non si devono esaurire con la fine dei Giochi, dobbiamo lavorare sul futuro creando progetti per gli sport del ghiaccio e non solo, turo agli sport del ghiaccio e non solo affinché si possa fare promozione sui territori dei valori sportivi. Dobbiamo dimostrarci una struttura efficace ed efficiente che è capace di generare valore da investire poi sui giovani.

D. In chiusura, pensa che la FISG sia una Federazione di cui ci si “ricorda” solo in occasione dei Giochi invernali?

R. E’ vero che i Giochi amplificano l’attenzione su di noi. Ma noi lavoriamo tutti i giorni e tutto l’anno. La vera sfida è uscire dal perimetro olimpico, dimostrare che non viviamo solo una volta ogni quattro anni. Ma il tema, che mi trovo a dover ripetere, è che gli impianti del ghiaccio sono localizzati solo nell’arco alpino e sono totalmente assenti dallle grandi città. Ma i ragazzini devono poter provare ovunque i nostri sport per capire quanto sono attrattivi, veloci e dinamici. Dobbiamo essere presenti a Roma, Milano, Napoli, solo così Allora avremo l’amplificazione che ci serve.