Milano-Cortina 2026, la legacy oltre i Giochi: infrastrutture rinviate fino al 2033

Le Olimpiadi si avvicinano, ma gran parte delle infrastrutture no. solo 16 opere sono già pronte e le più costose arriveranno anni dopo l’evento: una legacy che “guarda lontano”, mentre i Giochi restano senza molte delle opere promesse.

MiCo 2026
Nuovi rinvii
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Data di fine lavori (stimata) 2033. Sette anni a partire dall’imminente mese di gennaio 2026. La legacy di Milano Cortina 2026 è un affare a lungo termine.

Il quadro che emerge dalle ultime battute del 2025 conferma quanto già anticipato da Sport e Finanza nelle scorse settimane: la legacy infrastrutturale di Milano-Cortina 2026 avrà tempi molto più lunghi rispetto alla finestra olimpica.

A fronte di un dossier che negli anni è cresciuto fino a circa 3,4 miliardi di euro di investimenti tra Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige, lo stato di avanzamento reale mostra forti criticità sul fronte delle tempistiche.

Su 98 interventi complessivi, di cui 47 sportivi e 51 infrastrutturali, solo 16 risultano completati.

La maggioranza dei cantieri è ancora in esecuzione o addirittura in fase di progettazione, con alcune opere che devono ancora passare dalla gara.
La gestione è affidata in larga parte a Simico, affiancata da altri soggetti come le Province autonome, Rfi e Ferrovie Nord Milano.

Il punto centrale non è solo quante opere slitteranno, ma il loro peso economico: le infrastrutture più rilevanti non saranno pronte per i Giochi e vedranno la luce solo tra il 2027 e il 2033, con alcuni interventi ancora privi di una data certa di completamento.

MiCo26 legacy: in Veneto le opere chiave rinviate oltre l’evento

Nel Veneto il ridimensionamento del cronoprogramma è particolarmente evidente. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, la variante di Longarone, uno degli interventi più onerosi, è ancora ferma alle procedure autorizzative e, secondo le tempistiche attuali, i lavori dovrebbero partire solo nell’aprile 2026, a Olimpiadi concluse, per terminare nel 2029.

Eppure si tratta di un’infrastruttura strategica, dal valore stimato di 439 milioni di euro, che non avrà alcun impatto operativo durante i Giochi.

Ancora più complessa la situazione della variante di Cortina, pensata per alleggerire il traffico del centro cittadino.

Il progetto è stato frammentato in lotti con orizzonti temporali molto diversi: una prima parte dovrebbe essere pronta a giugno 2026, mentre altri lotti restano senza una data definita o sono rinviati addirittura al 2032.
Nel complesso si parla di un’opera da almeno 535 milioni di euro, destinata a entrare pienamente in funzione solo diversi anni dopo l’evento olimpico.

Di fatto, le principali infrastrutture venete legate ai Giochi, per un valore vicino al miliardo di euro, non saranno disponibili nel febbraio 2026.

MiCo26 legacy: in Lombardia cantieri aperti fino al 2033 (e oltre)

Uno scenario analogo riguarda la Lombardia, l’altra metà del “cielo olimpico” dove le opere di maggiore impatto economico sono tutte collocate oltre l’orizzonte di fine Giochi.

La variante di Trescore-Entratico, dal valore di 48 milioni di euro, potrebbe essere completata nel 2029, mentre la tangenziale di Sondrio, da 43,5 milioni, è prevista per il 2027.

Il caso più emblematico è quello della variante di Vercurago, un’infrastruttura da 253 milioni di euro segnata da criticità geologiche che avevano già portato allo stop dei lavori nel 2018: la conclusione è ora stimata nell’agosto 2033.

Anche la galleria artificiale di Ponte di Legno, dal valore di 62,6 milioni, non sarà pronta prima del 2029.

Sul fronte ferroviario, il collegamento tra il Terminal 2 di Malpensa e la linea del Sempione è ancora in costruzione e non sarà operativo per i Giochi, così come slitta oltre il 2026 la riqualificazione della stazione ferroviaria di Trento, altro snodo a dir poco rilevante per la mobilità olimpica.

Opere sportive: avanti, ma con rinvii e ridimensionamenti

Va meglio, ma non senza criticità, sul fronte delle opere strettamente sportive. In questo ambito i cantieri procedono con maggiore rapidità, anche se alcune componenti non essenziali vengono rinviate al post-Olimpiadi.

La pista da bob di Cortina sarà realizzata in tempo per i Giochi, ma una parte delle sistemazioni ambientali, come le piantumazioni previste, è stata posticipata all’estate 2026, così come restano incerte le tempistiche per la foresteria.

Il Villaggio olimpico di Predazzo e il Livigno Snow Park dovrebbero essere completati sul filo del rasoio, mentre la riqualificazione dello stadio per lo sci di fondo di Trento non sarà integralmente conclusa.

Expo 2015 come precedente: successo di pubblico, cantieri a lungo termine

Il caso di Milano-Cortina 2026 non è isolato se si parla di grandi eventi in Italia. Un precedente rilevante è rappresentato da Expo Milano 2015, spesso citato – a posteriori – come modello di successo ma caratterizzato da dinamiche simili sul fronte infrastrutturale.

A due mesi dall’apertura dell’Esposizione Universale, una quota molto elevata delle opere non era ancora completata e numerosi cantieri furono ultimati a ridosso dell’inaugurazione o addirittura durante l’evento.

Expo si è poi chiuso con oltre 21 milioni di visitatori in sei mesi, registrando un impatto positivo in termini di immagine e ritorni economici, ma va ricordato che si trattava di una manifestazione lunga 184 giorni, non di un evento concentrato in poco più di tre settimane come i Giochi olimpici.

Il paragone mette in luce un aspetto che può essere considerato: i grandi eventi in Italia hanno spesso una funzione di catalizzazione per avviare opere che il territorio vedrà realizzate solo molti anni dopo ma che diversamente non sarebbero state neanche realizzate.

Nel caso di Milano-Cortina, la domanda che resta aperta non è tanto se la legacy arriverà, ma quanto l’assenza di molte infrastrutture chiave durante i Giochi inciderà sull’esperienza olimpica e sulla percezione complessiva dell’evento.

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