Lo scorso 4 luglio Liberty Media ha chiuso l’acquisizione dell’84% di Dorna Sports per 3,659 miliardi di dollari, portando definitivamente la MotoGP sotto lo stesso tetto della Formula 1. Un’operazione che ridisegna gli equilibri del motorsport mondiale e apre scenari inediti di integrazione tra due e quattro ruote.
La struttura dell’operazione
L’analisi della documentazione depositata presso la SEC rivela una struttura finanziaria articolata. Dei 3,659 miliardi complessivi, ben 3,015 miliardi sono stati contabilizzati come goodwill, ovvero il premio pagato oltre il valore patrimoniale netto per acquisire il marchio MotoGP, i contratti esistenti e il potenziale di sviluppo in mercati inesplorati.
Gli asset intangibili ammortizzabili pesano per 2,789 miliardi e comprendono principalmente i contratti con la Federazione Internazionale di Motociclismo, che garantiscono a Dorna l’esclusiva sul campionato fino al 2060, oltre alle relazioni consolidate con broadcaster e sponsor.
Sul fronte patrimoniale, MotoGP porta in dote circa 375 milioni in liquidità, 80 milioni di crediti commerciali e ulteriori 46 milioni in attività correnti. L’acquisizione comporta però anche l’assunzione di passività rilevanti: 1,14 miliardi di debito a lungo termine, 671 milioni di imposte differite e 650 milioni in partecipazioni non redimibili.
Liberty Media ha diffuso per la prima volta i risultati trimestrali della MotoGP: 169 milioni di dollari di ricavi e 26 milioni di utile operativo nel terzo trimestre. Numeri incoraggianti ma ancora distanti da quelli della Formula 1, che nel 2017, anno successivo all’acquisizione, registrava 501 milioni nel terzo trimestre.
«Nei nostri primi mesi come proprietari di MotoGP, stiamo lavorando a miglioramenti operativi a breve termine e gettando le basi per opportunità di monetizzazione a lungo termine che accelereranno la crescita», ha spiegato Chang, dirigente del gruppo.
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La strategia di crescita
Liberty Media ha operato una profonda ristrutturazione della leadership. Solo Carmelo Ezpeleta, CEO di Dorna Sports dal 1998, ed Enrique Aldama, direttore finanziario, hanno mantenuto le proprie posizioni. Ezpeleta continua a guidare l’azienda come amministratore delegato e membro del comitato esecutivo, mentre Aldama resta nel consiglio di amministrazione.
Hanno invece lasciato William Nicholas Jackson, presidente, e José María Maldonado Trinchant, vicepresidente. Al loro posto è arrivato Charles Gordon Carey come nuovo presidente del conglomerato.
«Liberty Media può aiutarci a entrare in nuovi paesi dove la MotoGP non è forte, oltre a contribuire con la sua competenza nella trasmissione», ha dichiarato Aldama in un’intervista. Il ritorno in Brasile nel 2026, dopo oltre vent’anni di assenza, rappresenta il primo risultato concreto di questa strategia. Il Circuito Internazionale Ayrton Senna ospiterà il campionato per le stagioni 2026, 2027 e 2028, con possibile estensione fino al 2030.
Dal completamento dell’operazione, Dorna ha rinnovato i contratti di diversi Gran Premi fino al 2030 e 2031, tra cui Giappone, Catalogna, Valencia, Francia, Germania e San Marino. Prolungati anche gli accordi televisivi con SuperSport in Africa e siglato un nuovo contratto di sponsorizzazione con Repsol per Moto2 e Moto3.
Aldama ha chiarito che non ci sarà alcuna fusione tra Formula 1 e MotoGP, ma esistono margini di collaborazione in aree specifiche. «Vediamo moltissime possibilità nella logistica, dove l’aumento dei costi di trasporto rende auspicabile una pianificazione congiunta», ha affermato il CFO di Dorna.
Anche il calendario potrebbe beneficiare di un coordinamento, evitando sovrapposizioni che danneggerebbero entrambe le competizioni. La filosofia è chiara: «Non competiamo tra noi, competiamo contro tutto il tempo libero e l’intrattenimento. Il motorsport è una parte piccola dentro questo grande mercato. Se il mercato va bene, ne beneficiamo tutti».
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Il via libera
L’operazione ha ricevuto il via libera della Commissione Europea a fine giugno, dopo un’indagine approfondita sui potenziali rischi per la concorrenza. L’esecutivo comunitario aveva concluso che «le due società non possono essere considerate concorrenti diretti nella concessione dei diritti di trasmissione di contenuti sportivi» e che «l’operazione non comporterà l’eliminazione di vincoli concorrenziali rilevanti tra Formula 1 e MotoGP».
Con questa acquisizione, Liberty Media – controllata da John C. Malone – consolida la propria posizione dominante nel motorsport globale. Dopo aver acquisito la Formula 1 nel 2016 per 8 miliardi di dollari e ottenuto il controllo della Formula E nello stesso anno, il gruppo di Englewood, Ohio, punta ora a replicare il successo del circus automobilistico anche nel motociclismo, sfruttando competenze manageriali, reti commerciali e know-how accumulati in quasi un decennio di gestione della massima serie a quattro ruote.