Virtus Bologna, Natale da capolista: leadership e visione le fondamenta del progetto

La società felsinea si conferma in vetta al campionato dopo lo scudetto conquistato la scorsa stagione, un risultato che certifica le ambizioni e la solidità del club che punta sull’identità italiana.

Virtus Bologna Ronci
la ricetta del successo
Image credits: LBA

La Virtus chiude l’anno solare davanti a tutti. La squadra felsinea si trova nuovamente capolista dopo lo scudetto della scorsa stagione non può trattarsi di un risultato sportivo contingente, ma di un ulteriore certificazione della solidità di un progetto costruito nel tempo

Un percorso che unisce risultati, identità e capacità di programmazione, come emerge dalle parole del direttore generale Paolo Ronci, uno degli architetti della rinascita bianconera. «Un Natale da capolista non era scontato. è un regalo ai tifosi della V nera e a chi ha passione per questi colori», ha commentato il dirigente a Il Resto del Carlino.

Le ambizioni del club

Dal 2019, anno in cui Ronci è stato inserito in società, a oggi, la Virtus ha raccolto sette trofei, attraversando stagioni profondamente diverse tra loro per contesto economico, tecnico e competitivo. 

Dietro i risultati c’è una un solido rapporto tra proprietà, direzione sportiva e guida tecnica, che emerge come uno dei veri asset del club: «è fondamentale la possibilità di programmare grazie alla disponibilità del presidente Zanetti e di coach Ivanovic».

In un basket sempre più esposto a instabilità e cicli brevi, la possibilità di pianificare diventa un fattore differenziante. Il titolo del 2025 rappresenta un acuto, ma non certo un punto di arrivo. 

«Siamo primi in campionato e in Europa abbiamo giocato alla pari con chiunque. Abbiamo alle spalle una cultura e uno spirito che abbiamo costruito in questi anni. E un’anima italiana. Cavalcandoli ancora potremo divertirci».

L’anima italiana

Qui emerge uno dei pilastri strategici della Virtus: l’identità nazionale come valore tecnico, culturale e di posizionamento.La costruzione del roster segue una linea chiara, che va oltre il singolo nome di mercato. «Abbiamo sempre avuto un nucleo italiano importante. L’idea non è tramontata».

La Virtus si propone come piattaforma di crescita e sviluppo del capitale umano, capace di trasformare giovani e profili in sviluppo in asset sportivi di alto livello: «Agli ultimi Europei quattro giocatori su dodici erano targati Virtus. Niang è il miglior 2004. Un esordiente in Eurolega che gioca 19 minuti di media. Da noi si gioca e si migliora».

Un altro elemento chiave riguarda la selezione dei profili. Le statistiche contano, ma non bastano: «I numeri e le statistiche sono importanti. Ma non sono tutto. Vogliamo giocatori che abbiano il desiderio di dare sempre qualcosa in più».

Gli asset sportivi e infrastrutturali

La stagione è lunga e gli obiettivi sono molteplici, ma Ronci allarga lo sguardo agli asset strutturali del club: «Abbiamo una licenza triennale in Eurolega e, tra meno di un anno, ci sarà un palazzetto nuovo. Due asset dei quali essere orgogliosi».

La squadra resta il “motore emozionale”, ma il progetto va oltre il risultato immediato. Governance, identità, sviluppo dei talenti e investimenti strutturali raccontano una Virtus che non si limita a vincere, ma vuole restare competitiva nel tempo.

Un Natale da capolista, sì. Ma soprattutto la conferma di una visione che guarda già oltre.

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